Raimondo: "Mihajlovic era il mio maestro. A Frosinone sono rinato, ora voglio fare gol in Serie A"

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Il centravanti classe 2004 di proprietà del Bologna ha portato i ciociari in Paradiso con 11 reti: "Venivo da un anno fallimentare, Alvini ha creduto in me. Studiavo Cavani, Pio Esposito si merita tutto. E se chiama la Nazionale..."

Tu chiamala se vuoi mentalità. 

Antonio, contento degli 11 gol in Serie B?

“Beh, sì. Ma…”. 

Ma? 

“Avevo fissato l’asticella a 15, e non ci sono arrivato”. 

Che dite, il buon Antonio Raimondo va perdonato oppure no? Tre motivi per votare sì. Primo: a 22 anni è il più giovane ad aver raggiunto la doppia cifra in tutto il campionato. Secondo: i suoi centri - insieme a quelli di Ghedjemis (15), miglior marcatore della squadra - hanno regalato la Serie A al Frosinone dei record. Terzo: arrivava da una stagione “totalmente negativa” tra Venezia e Salernitana, “ma la rabbia che covavo l’ho tirata fuori tutta quest’anno”. 

Qualche bonus in ordine sparso: piaceva a Mihajlovic, che l’ha fatto esordire in Serie A appena diciassettenne; ieri studiava Cavani e oggi CR7, il che dimostra il palato fine; vive per il gol, dettaglio non banale se di mestiere fai il centravanti. Questione futuro: il 30 giugno scade il prestito e quindi tornerà al Bologna, dove conoscerà mister Tedesco che ha già detto di volerlo vedere in ritiro. A quel punto sarà crocevia: rimanere a Bologna e giocarsi il posto, oppure tornare a Frosinone per avere continuità nel primo, vero anno in Serie A? Stando agli exit poll, più probabile la seconda.

Antonio Raimondo of Frosinone Calcio during the Serie B match between SS Juve Stabia and Frosinone Calcio at Stadio Romeo Menti Castellammare Di Stabia Italy on 1 May 2026. (Photo by Franco Romano/NurPhoto via Getty Images)

Antonio Raimondo

Attaccante

Nato nel 2004, ha esordito in A a 17 anni nel Bologna di Mihajlovic. Poi giro di prestiti: Ternana, Venezia, Salernitana e Frosinone

Antonio Raimondo è un malato di gol? 

“Come tutti gli attaccanti, è la cosa che ci fa alzare la mattina e andare al campo. Ai tempi dei Giovanissimi ho iniziato a tenere nota di tutti quelli che facevo, ora però ho perso il conto”. 

Il più bello? 

“Quello con la Ternana contro il Lecco. Mi arriva il pallone da fuori area, lo stoppo, si alza un po’, poi mi giro e lo metto sotto la traversa”. 

Giochino. Due parole su… Lucca? 

“È un grande giocatore, anche se quest'anno non ha trovato tanto spazio nel Napoli. Ma non è semplice, parliamo di una piazza che ti mette pressione e chiede veramente tanto”. 

Scamacca? 

“Fortissimo. Per me ha tutto per essere l’attaccante di una squadra top”. 

Esposito? 

"Il mio amico Pio! È fortissimo anche lui, e che mentalità… Si merita tutto quello che sta ottenendo”. 

Kean? 

“È un animale. Veloce, forte fisicamente, lo scorso anno ha fatto pure una ventina gol quindi è uno che vede la porta”. 

Il più forte al mondo oggi? 

“Non so se si può definire un centravanti vero e proprio, però di fatto gioca lì al centro. Dunque dico Mbappé”. 

L’idolo d’infanzia? 

“Studiavo Cavani quando era al Napoli, è sempre stato il mio punto di riferimento. Dei bomber di oggi ruberei qualcosa un po’ a tutti. Penso a Malen della Roma: guardo i suoi movimenti, come attacca la profondità…”. 

Da dove inizia la storia di Antonio Raimondo? 

“Dall'Azzurra, squadra di Ravenna dove ho iniziato a giocare quando avevo 5 anni. Poi sono passato al Cesena, quindi al Bologna. Lì è stato davvero complicato, l’anno dell’Under 15 praticamente non ho mai giocato. Ma da lì in avanti è stata una crescita continua: la Primavera, l’esordio in prima squadra, quindi la prima esperienza coi grandi alla Ternana in B, infine un anno un po’ così tra Venezia e Salernitana. Adesso però mi sono ripreso…”. 

Partiamo da Bologna: com’è stato lasciare la famiglia e andare a vivere da solo? 

“Devo dire bello perché comunque stavo con i miei amici, quindi non mi è pesata più di tanto come cosa, nonostante avessi solo 15 anni. A differenza invece della situazione in campo, nel senso che non giocavo e quindi non potevo esprimermi. Poi le cose fortunatamente sono cambiate”. 

In quei momenti da chi è arrivato un aiuto? 

“Soprattutto dalla mia famiglia, mi hanno tenuto su di morale. C’è mio papà che mi segue dappertutto, con lui ho un rapporto bellissimo fin da quando ero piccolo. Hanno fatto tanti sacrifici per me, sono la mia forza e mi spingono ad andare avanti”. 

Mihajlovic si è girato e mi ha detto: 'Vatti a scaldare'. Mi sembrava irreale, ho realizzato tutto dopo tre giorni

Antonio RaimondoSull'esordio in Serie A

La foto su Whatsapp è col nonno? 

“Esatto, si chiama Antonio come me. Lo scorso anno veniva spesso allo stadio, anche lui mi segue tanto. Tutto questo nonostante il calcio gli interessi relativamente, lo fa solo per me. Stesso discorso per mio padre, anche lui si è appassionato grazie a me. Infatti non mi dà consigli ‘calcistici’, bensì sulla vita, sul modo di comportarmi, su come si sta al mondo”. 

Un grazie a…? 

“I miei genitori”. 

Sono orgogliosi? 

“Spero di sì”. 

Due parole sull’esordio in Serie A? 

"Hellas Verona-Bologna, 17 maggio 2021. Ricordo tutto. L’hotel, il viaggio in autobus per andare alla partita, lo spogliatoio. Parto in panchina, poi, a un certo punto, mister Mihajlovic si gira e mi dice: “Vatti a scaldare”. Detto sinceramente, un po’ me lo aspettavo perché mi aveva fatto capire che mi avrebbe buttato dentro. Però in quei momenti non conta, tutto sembra irreale. Mi sono serviti due o tre giorni per realizzare ciò che era successo”. 

Com’era il rapporto con Mihajlovic? 

“Mi trattava come uno dei grandi. Cioè, non gli interessava che fossi un giovane. Capitava magari che si rivolgesse a me tipo ‘ehi, ragazzino’, ma stop. Era una persona veramente speciale. È quello che mi ha fatto esordire in A, quello che ha fatto sì che il mio sogno diventasse realtà. Ma era soprattutto una persona vera, un maestro”. 

Un aneddoto? 

“Racconto questa. Ricordo che non stava bene, però veniva ugualmente al campo. Quella volta si stava spogliando vicino alla fisioterapia della Primavera e io, passando di lì, l’ho visto incappucciato. L’ho salutato e mi ha detto: ‘Tieniti pronto perché ti farò giocare’. E ancora: ‘Non so se dal primo minuto o a gara in corso’. E infatti, l’anno dopo, mi ha fatto giocare titolare contro il Genoa”. 

È tanto diverso iniziare dal primo minuto? 

“Anzitutto ero diverso io perché mi sentivo più maturo, più pronto. Insomma, giocare titolare in Serie A è tutta un’altra cosa”. 

Come ha festeggiato? Festino o festone? 

“Nessuno dei due, una cosa a casa normale”. 

Dopo Mihajlovic arriva Thiago Motta… 

“Un’altra bella persona e un altro grande allenatore. Ho un bellissimo ricordo. Con lui ho giocato due partite e sono andato in ritiro l’anno dopo, spero riesca a trovare una squadra dove possa esprimere al meglio le sue idee”. 

E Massimiliano Alvini? 

“Una persona vera, umile. Arrivavo da una stagione a dir poco fallimentare, nonostante questo ha creduto in me fin dal primo giorno in cui sono arrivato a Frosinone. Tralasciando la parte tecnica, dove comunque è davvero forte, la differenza l’ha fatta anche la persona. Lui così come il suo staff”. 

Un aneddoto?

“Ce ne sono tanti, però non li posso dire…”. (ride

Neanche uno?

“In ritiro, prima che iniziasse il campionato, ci ha fatto vedere un giornale in cui nessuno scommetteva su di noi. Non eravamo favoriti per andare in A, e okay. Ma addirittura ci davano in lotta per la salvezza. Lui ha preso il giornale, lo ha strappato e ci ha detto: ‘Queste sono tutte cazzate, conta solo il campo’. Ha avuto ragione…”. 

Due parole sull’annata scorsa? 

“All’inizio, col Venezia, è andata pure bene. Ero in Serie A, non mi aspettavo di giocare titolare fin dall’inizio. Però ecco, speravo di trovare un po’ di spazio. Poi mi sono fatto male, sono stato fermo un mese, è arrivata l’opportunità di andare via per giocare di più e l’ho fatto”. 

La scorsa annata è stata totalmente negativa. A Salerno venivano a vedermi i miei amici, però io ero in panchina. Era anche una questione di orgoglio personale

Antonio RaimondoSull'annata 2024-25

E arriva Salerno

“Dove le cose non sono andate come speravo. È stata una parentesi totalmente negativa, però fa parte del gioco e della vita. Mi ha fatto crescere”. 

Si riconosce delle colpe? 

“Forse avrei potuto gestire diversamente determinate situazioni. Ora però so riconoscerle e penso di saperle affrontare in maniera migliore". 

Che tipo di situazioni? 

“Quando non giocavo avrei potuto dare qualcosina di più per provare a cambiare le cose. Serviva il 100%, invece non ho dato neanche il 90”. 

È stato male? 

“Sicuramente non bene, soprattutto perché ero a Salerno. E io sono originario di lì: c’erano parenti, amici… Tutti venivano allo stadio, io invece non giocavo. Non è stato bello, anche per una questione di orgoglio”. 

Rifarebbe ogni scelta? 

“Cambierei qualcosa, ovvio. Però ormai è inutile dirlo”. 

Un po’ di leggerezza. PlayStation sì o no? 

“Zero”.

E nel tempo libero? 

“Faccio visual training, aiuta a migliorare la visibilità. Allena la testa, la mente. E questo mi aiuta anche in campo quando gioco”. 

Sessanta secondi con Cavani: cosa gli chiederebbe? 

“Una foto”. (ride

Oltre a lui, un selfie con...? 

“Cristiano Ronaldo, l'altro mio idolo”. 

Calciatore grazie a… 

“Agli amici con cui giocavo al parco e per strada”. 

L’Italia fuori dal Mondiale? 

“Mi dispiace per tutti gli italiani. Indossare la maglia azzurra è un onore, il sogno di tutti. La Nazionale maggiore? Se dovesse arrivare una chiamata sarei felice, altrimenti vorrà dire che lavorerò al massimo per raggiungerla in un altro momento”. 

Che centravanti è Raimondo? 

“Uno che attacca molto la profondità, veloce. Non lavoro tanto per far salire la squadra, vengo poco incontro. Mi piace buttarmi dentro, fare gol”. 

Il difensore che l’ha picchiata di più? 

“Quando ero al Bologna ho giocato contro il Liverpool, erano tutti delle montagne. Penso a Konaté, Gomez… Enormi!”. 

Com’è stato affrontarli? 

“In poco tempo sono passato da guardarli in televisione a giocarci contro… Serve altro?”. 

Mi piace Lucca, Scamacca fortissimo, Kean un animale: è veloce e forte fisicamente. Pio? Si merita tutto ciò che sta ottenendo

Antonio RaimondoSugli attaccanti italiani

Il compagno più forte? 

“Ne dico due: Zirkzee e Arnautovic”. 

L’avversario migliore? 

“Haaland ai tempi del Borussia”. 

Tra un anno Antonio Raimondo sarà felice se… 

“Se avrò fatto una bella stagione in Serie A e qualche gol”. 

E tra dieci anni? 

“Impossibile rispondere…”. 

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