Ragazzi ustionati a Crans-Montana: le tecniche per curarli

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Dall'espansione cutanea alla terapia rigenerativa, tutte le opzioni sul tavolo

Giacomo Martiradonna

8 gennaio - 16:45 - MILANO

La tragedia di Crans-Montana ha lasciato un bilancio gravissimo tra i giovani coinvolti. Per sei ragazzi italiani, attualmente ricoverati in terapia intensiva all'ospedale Niguarda di Milano, la priorità resta la gestione della fase più critica attraverso interventi mirati a stabilizzare le condizioni generali, limitare la progressione del danno, prevenire scompensi e infezioni sistemiche. Una volta superata la fase emergenziale, però, un lungo percorso terapeutico attende tutti i 14 pazienti italiani, 11 ricoverati a Milano e 3 a Zurigo. Dall'espansione cutanea alla chirurgia rigenerativa, fino al trapianto di pelle, ecco le tecniche e le cure disponibili.

Espansione cutanea per gli ustionati di Crans-Montana

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Per contrastare la riduzione della mobilità di braccia, gambe e dita, una delle opzioni disponibili è l'espansione cutanea. L'intervento prevede l'inserimento di espansori in silicone sotto la pelle sana, in prossimità delle aree lesionate. La progressiva distensione dei tessuti consente di ottenere nuova pelle, che viene impiegata poi per sostituire quella danneggiata. Si tratta di una strategia che mira a ricostruire superfici cutanee compatibili con i movimenti e a ridurre le rigidità che possono compromettere l'autonomia futura dei pazienti.

Chirurgia rigenerativa

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La chirurgia rigenerativa è una branca che mira a restituire elasticità e mobilità ai tessuti compromessi. Si parte dal prelievo di cellule staminali direttamente dal tessuto adiposo del paziente, che vengono poi trapiantate sul tessuto cicatriziale per favorirne la rigenerazione. Questa tecnica sta trovando una diffusione sempre più ampia, anche grazie al rapporto molto favorevole tra costi e benefici. In alcuni contesti clinici, si ricorre anche a guaine compressive, progettate per esercitare una pressione costante sulla pelle.

Trapianto di pelle

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Quando il quadro clinico è critico, i medici possono valutare il ricorso al trapianto cutaneo. Durante la fase acuta, specialmente per i pazienti in pericolo di vita, si fa talvolta uso di pelle artificiale o di tessuto proveniente da donatore deceduto con lo scopo di coprire temporaneamente le lesioni e stabilizzare il paziente. Solo in un secondo momento, quando i parametri vitali lo consentono, si procede con il trapianto autologo, cioè con il prelievo di pelle sana dal soggetto stesso per coprire definitivamente le aree lese.

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