Radica (Città del Vino), soddisfazione per l'approvazione del Pacchetto Vino

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"Apprezziamo lo sforzo della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo nella quale i componenti italiani hanno dato un contributo importante": è quanto dichiara Angelo Radica, presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 comuni a vocazione vitivinicola. "Accogliamo con favore - specifica in una nota - la flessibilità dei nuovi impianti con il superamento del meccanismo dei diritti di impianto, la revisione decennale per l'impianto dei vigneti e la previsione di incentivi comunitari per investimenti volti ad adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici, con possibilità di coprire fino all'80% dei costi eleggibili".
    Tra le novità del provvedimento c'è, per favorire l'allineamento tra produzione e domanda, la possibilità per gli Stati membri di incentivare misure per evitare la sovrapproduzione — come l'estirpazione di vigneti in eccesso (grubbing-up) o il diradamento anticipato — per stabilizzare il mercato. "Riguardo all'estirpazione, fortemente sostenuta dai francesi, ci auguriamo - sottolinea Radica - che l'Italia non se ne avvalga, essendo una decisione appannaggio dello Stato membro. Dal punto di vista dei Comuni vitivinicoli potrebbe costituire una scelta rischiosa: perdita di paesaggio, desertificazione rurale, effetti irreversibili e incoerenza con turismo e identità territoriale".
    Positivo il giudizio, invece, su "armonizzazione e semplificazione delle regole su etichette e informazioni obbligatorie" dichiara ancora il presidente di Città del Vino, nonché "sul potenziamento degli strumenti di promozione nei mercati internazionali, sul sostegno all'enoturismo e alle attività agro‑turistiche legate alla viticoltura: proponiamo che in sede di attuazione l'enoturismo divenga asse portante con l'integrazione nella Pac".
    Quanto alle novità per vini a basso o zero alcol e regolamentazione della classificazione per vini "alcohol-free" (0.0 %) e "reduced-alcohol", "noi continuiamo a ritenere che non debbano essere chiamati vini", conclude.
   

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