Parecchie Ferrari, poi Lamborghini, Jaguar, Mercedes, Dodge: il centenario della nascita di Miles Davis è l'occasione per ricordare la sua grande passione per le automobili. E il pericolo scampato quando andò a sbattere guidando una Miura
Cento anni fa (26 maggio 1926, Alton, Illinois) nasceva uno dei più grandi geni della musica del Novecento: Miles Davis, il "principe delle tenebre" del jazz e miglior trombettista della storia. "Per me la musica e la vita sono una questione di stile" - diceva. Quello stile inconfondibile che guidava ogni aspetto della sua esistenza, alla ricerca costante della perfezione e del cambiamento. Geniale, sregolato, appassionato di boxe, pittura, moda e, soprattutto, di auto di lusso e sportive. E nel centenario della sua nascita vogliamo ricordare proprio alcuni dei modelli che il musicista scelse per accompagnare l’ascesa della sua carriera. Mercedes, Jaguar, Lamborghini e soprattutto Ferrari, tutti accomunati da quella ricerca ostinata dell'eccellenza e dal rifiuto assoluto della mediocrità, principio fondante di ogni sua scelta creativa. Miles Davis è stato uno dei pochi jazzisti ad avere raggiunto una fama che è tipica delle rock star, grazie alla sua personalità controversa e ad un carisma e ad una padronanza degli strumenti che si rispecchiava anche nel suo modo di guidare.
La collezione di vetture raccolte negli anni racconta la sua sfacciata preferenza per le fuoriserie europee ad alte prestazioni: dalle prime Jaguar alle Lamborghini Miura e Porsche, per arrivare all'amore incondizionato per la Casa di Maranello con la Ferrari 250 GT Spider California, la 275 GTB/4 gialla del 1967, immortalata nel 1969 in una celebre foto scattata da Baron Wolman sulla West Side Highway di New York, la Ferrari Berlinetta Lusso, la 308 GTSi e due Testarossa. Le lanciava lungo la coste di Malibu e davanti alle telecamere di Miami Vice; le guidava per le strade di New York a velocità che portarono ad incidenti, anche gravi, e problemi con la polizia. Nella sua autobiografia ne parlava con lo stesso entusiasmo con cui discuteva di musica, perché per lui era la stessa cosa.
Miles Davis, JAZZ E MOTORI
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"Il mio movimento doveva essere in avanti" sono tra le prime parole della autobiografia di Miles Davis, e bastano da sole a spiegare tutto: la musica, la boxe, gli abiti, le automobili. Una frase che non solo riassume la sua filosofia artistica sempre rivolta al futuro ma evoca anche la sua grande passione per la velocità, il moto continuo da una condizione all'altra, le pause e le ripartenze perfette. D'altronde mai come in questo caso nomen omen: Miles come miglia, il nome è un destino. Nel corso di una carriera lunga cinque decenni, al centro di ogni grande rivoluzione stilistica, dal Bebop al Cool Jazz, passando per il Jazz modale fino al Jazz-Rock Fusion, Miles Davis non si è negato nulla, a cominciare dalle sue compagne di viaggio, icone a quattro ruote simbolo di un'epoca quanto lui. Tutto inizia con i cavalli, durante le lunghe estati dell'Arkansas, in sella a un puledro regalato dal nonno, e poi prosegue su una Dodge decappottabile del 1948 soprannominata Blue Demon dall'amico Sonny Rollins e destinata ad un rocambolesco sequestro. Una volta arrivato a New York, con il primo assegno importante della Columbia Records, nel 1957, Davis realizza il sogno di una Mercedes 190 SL vista in un elegante e fino ad allora inarrivabile showroom della Grande Mela. Un amore fulmineo, rimpiazzato poco dopo da una Jaguar XK 140 Fhc destinata a sua volta ad avere vita breve. Si susseguono le case automobilistiche italiane più prestigiose, Ferrari, Lamborghini e poi ancora Ferrari, anche se l'apprezzamento per la casa britannica non abbandona mai il musicista, che nel suo periodo più maturo viene avvistato a bordo di una Jaguar XJ-S. Sono anni fondamentali per Miles Davis gli anni Cinquanta, quelli che vedono Davis vincere la tossicodipendenza da eroina e ritornare con un quintetto di cui fanno parte, tra gli altri, il sassofonista John Coltrane e il contrabbassista Charles Mingus. Con la collaborazione di Gil Evans sperimenta il suo suono con una big band in Miles Ahead (1957), e nel frattempo prepara con Coltrane un'altra rivoluzione, sperimentando il cosiddetto jazz modale che porta al capolavoro Kind of Blue nel 1959, dove abbozzi di accordi e scale diventano il pretesto per un'improvvisazione guidata in studio da Davis e animata, tra gli altri, da Coltrane e dall'altosassofonista Julian "Cannonball" Adderley. Non fermarsi mai, sperimentare, e festeggiare, regalandosi automobili sfacciate e performanti.
Miles davis, l'incidente con LA LAMBORGHINI MIURa
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Tra i modelli indimenticabili entrati nel garage di Miles Davis ci fu una Lamborghini Miura di una sfacciatissima tonalità verde lime, protagonista di un disastroso incidente con il musicista al volante nel 1972 nei pressi della West Side Highway: la vettura ne uscì totalmente distrutta, polverizzata contro la rampa di uscita all’altezza della 125esima strada, mentre il trombettista si fratturò entrambe le gambe. Dal racconto di Miles, la causa sarebbe stata un colpo di sonno, mentre da quanto scrisse anni dopo James Glickenhaus, regista, produttore e appassionato di Ferrari che all'epoca lo vide in azione, arrivato all’altezza dell’uscita che portava ad Harlem, Davis, procedendo in terza corsia a circa 100 km/h, si sarebbe lanciato in una svolta a gomito, di 90 gradi, attraversando il nastro d’asfalto e puntando verso la rampa. con una folle manovra. Lo schianto avvenne proprio sotto, poco distante da Glickenhaus, che riuscí a fermarsi e a prestare soccorso al musicista intrappolato nella Miura.
Così Glickenhaus ricorda l'accaduto: "Mi fermai a prestare soccorso. In auto c'era una piccola busta di plastica con una polvere bianca che si era aperta, disperdendone il contenuto sugli interni. Lui stava per afferrarla. La spostai in modo che non potesse arrivarci e gli dissi di tenere fermo uno straccio avvolto intorno alle ferite sanguinanti che aveva ad una gamba. Poi arrivarono i poliziotti e mi dissero di spostarmi. Dopo diversi anni, Miles mi ringraziò". Un episodio che ci porta dritti ad uno dei periodi più critici della vita personale di Davis il quale, nonostate le tante registrazioni dal vivo, ricadde negli eccessi dell'eroina, tornando a stupire il suo pubblico e la stampa musicale solo molti anni dopo con Star People nel 1983 e You're Under Arrest nel 1985.
MILES DAVIS E LE FERRARI
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La conversione definitiva alla Casa del Cavallino per Miles Davis arriva nel 1958, quando l'amico sassofonista Allen Eager lo porta nella concessionaria Ferrari di Luigi Chinetti a New York, la prima e all'epoca l'unica negli Stati Uniti. È amore a prima vista: Miles Davis diventa un frequentatore assiduo di quel tempio del motori a Manhattan al numero 780 dell'Undicesima Strada e fra lui e il leggendario importatore Ferrari per il mercato nordamericano nasce un solido rapporto di stima ed amicizia. Acquistare una Ferrari nuova è ancora fuori dalla sua portata, e spende 8.500 dollari (circa 88.000 dollari attuali) per un modello usato che tiene non per il week end, ma utilizza in ogni occasione, di giorno e di notte. Alla sua prima blasonata Ferrari 250 GT Spyder California segue una 250 GT Berlinetta Lusso e poi la 275 Gtb/4 del 1967, immortalata nella famosa foto con Davis appoggiato davanti alla sua casa di New York, scattata nel 1969. La passione per le vetture di Maranello rispecchia il suo carattere ricercato e fuori dagli schemi. Come nella musica, anche nella vita di tutti i giorni e su strada Miles punta sempre al meglio e all'esclusivo. Dopo la Ferrari 275 GTB/4 arrivano le icone anni Ottanta: la 308 GTSi giallo Fly con interni marroni e la Testarossa apparsa in una famosa intervista a 60 Minutes nel 1989 e che sarebbe stata utilizzata anche per un celebre cameo nella serie televisiva Miami Vice nel 1985. Le auto per Davis non erano una status symbol ma un riflesso della sua personalità artistica: al volante come con il suo strumento nessuna esitazione, bensí una padronanza e sensibilità straordinaria. Famoso l'episodio a Philadelphia, con il sassofonista Jimmy Heath a bordo, lanciati lungo la Broad Street a 90 km/h in un'area con limite di 40: Davis si ferma con precisione millimetrica davanti a un semaforo rosso ma viene fermato dalla polizia a quanto pare non per la velocità, ma per il colore della pelle: un afroamericano al volante di una Ferrari per quei tempi era ancora una anomalia sospetta agli occhi delle forze dell'ordine - avrebbe raccontato Miles nella sua autobiografia scritta con Quincy Troupe. Negli anni Ottanta il tema delle discriminazioni contro i neri negli Stati Uniti era diventato uno degli argomenti di cui parlava più spesso, e lui realizzò un intero disco per protestare contro le violenze della polizia sugli afroamericani. Il cerchio si chiude nel 1981 quando Davis torna sulle scene dopo anni di silenzio, partendo da New York con la sua nuova Ferrari 308 GTSi giallo fly. Vuole la scena giusta con l'auto giusta per arrivare davanti al locale e far capire al mondo intero che Miles Davis è davvero tornato,"perchè un po' di spettacolo non guasta mai".







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