Il difensore della Roma, dopo una lunga battaglia vinta dall'Aic, fu il primo a svincolarsi, passando dalla Roma al Milan di Berlusconi. L'avvocato Prisco profetizzò: "Da questo momento saranno i mediatori ad avere il coltello dalla parte del manico". E poi successe che...
Quarant’anni fa il calcio italiano cambiò profondamente pelle. Il 1° marzo 1986 entrò in vigore una nuova normativa: quel giorno lo svincolo spezzò le catene dei calciatori, aprendo inediti scenari di calciomercato. E dunque i trasferimenti di un calciatore da un club all’altro - fino a quel giorno circoscritti in due bolle temporali e proibiti per il resto dell’anno - divennero leciti e legittimi tutto l'anno. Spinta in là l’ipocrisia, poiché la compravendita di centravanti e terzini si faceva anche prima ma non alla luce del sole, si aprì una nuova era, le cui conseguenze - e ne abbiamo conferma ogni giorno - non erano affatto ipotizzabili. Fu la vittoria della battaglia dell’AIC, l’Associazione Italiana Calciatori presieduta da Sergio Campana. A regolare le norme in materia di rapporti tra calciatori e società era la Legge 91 del 1981: la potestà del cartellino non apparteneva più alla società, ma diventava patrimonio del calciatore stesso. “È una conquista - disse Campana - che ufficializza uno stato di cose già esistente”.









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