Quando i videogiochi fanno davvero male ai ragazzi e perché

3 ore fa 2

Uno studio della Curtin University di Perth, in Australia, ha posto un limite di ore settimanali da non superare.  Vediamo qual è 

Francesco Palma

29 gennaio - 11:24 - MILANO

Il discorso sulla pericolosità dei videogiochi, si sa, è potenzialmente infinito, anche se negli ultimi anni il “gaming” ha assunto dei connotati diversi dal punto di vista sociale e culturale ed è molto meno stigmatizzato dagli adulti rispetto a prima. La paura da parte dei genitori che i videogiochi possano far male alla salute, però, rimane, e in parte è anche giustificata dalla scienza, come spiegato da un recente studio della Curtin University di Perth, in Australia. Chiaramente, non sono i videogiochi in sé a far male alla salute (anzi, diversi studi ne hanno evidenziato effetti positivi) ma l’utilizzo eccessivo e le modalità di gioco.

Quando i videogiochi fanno male

—  

Come spiegano i ricercatori, i videogiochi possono creare problemi alla salute se il tempo di gioco supera le 10 ore a settimana: superato questo confine i ragazzi tendono a mangiare e dormire peggio, aumentando anche il rischio di sovrappeso. I ragazzi coinvolti nello studio che giocavano più di 10 ore a settimana avevano una dieta peggiore, un indice di massa corporea più alto e una peggiore qualità del sonno. Inoltre, svolgevano meno attività fisica. I ricercatori non hanno riscontrato controindicazioni nell’uso moderato dei videogiochi, ma pongono l’attenzione sull’eccesso delle ore di gioco: "La relazione tra videogiochi e salute è complessa e sfaccettata. Il tempo trascorso giocando può sostituire attività che promuovono la salute come l'esercizio fisico, la preparazione dei pasti e un sonno adeguato. Inoltre, l'assorbimento cognitivo caratteristico del gaming immersivo può alterare l'attenzione dedicata agli stimoli fisiologici, riducendo la consapevolezza dei segnali di fame, sazietà e affaticamento o stimolando attivamente l'appetito, attraverso meccanismi neurologici di ricompensa" si legge nello studio.

Leggi l’intero articolo