Protesta Iran: "Siamo la squadra più penalizzata del Mondiale"

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Infantino fa visita al Team Melli negli spogliatoi ma non placa gli animi. Taremi: "Noi non abbiamo il giusto supporto, e penso che la Fifa debba aiutarci più di questo…"

La voce dell’Iran si è sentita per davvero, chiara e forte contro la Fifa, contro l’organizzazione del mondiale e l’accoglienza ostile americana: non era mai successo, ma dopo il pari con la Nuova Zelanda, il tappo è saltato per davvero. Giocatori e tecnico hanno voluto esprimere un concetto rotondo, con una decisione che non avevano potuto usare fino a quel momento: “Siamo la squadra più penalizzata di questa competizione”, hanno detto in coro. Settimane frustranti, tensioni internazionali, visti ottenuti dopo lunga pena, e non per tutta la delegazione della nazionale, e ancora campi di allenamento cambiati in extremis e il permesso di viaggi lampo per le partite, poi l’Iran è finalmente potuta entrare sul territorio del grande Satana americano e si è espressa in forma ufficiale con molta meno prudenza. Il caso ha voluto che accadesse più o meno negli stessi momenti in cui i due Paesi firmavano la pace dopo tre mesi di guerra. 

UN DISASTRO

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Anche se qui a Los Angeles hanno trovato una comunità di esuli persiani altamente ostile e antiche ferite sono tornate a fare male, Taremi e soci hanno prima fatto parlare il campo, con un po’ di rimpianto per un pari che sta stretto. Di fronte a questa ritrovata normalità, però, è caduta la barriera comunicativa che il Team Melli aveva eretto nei giorni precedenti. Dal SoFi sono arrivate critiche durissime e nel mirino c’era il ritorno obbligato di gran corsa dopo la partita e, quindi, l’impossibilità di pernottare per due sere consecutive come lo staff avrebbe voluto: "Ci hanno detto che dovevamo andarcene immediatamente – ha dichiarato il ct Ghalenoei –. Siamo davvero molto turbati da questa situazione. A dire il vero, non sappiamo perché ci stiano rimandando indietro. Sembra tutto molto strano. È come se qualcun altro stesse pianificando per noi". E poi la bordata dell’ex interista Mehdi Taremi, che aveva parecchia voglia di sfogarsi nel dopo partita e che ha affrontato lo stesso tema senza più peli sulla lingua: “Il nostro presidente non è qui, i nostri media non sono qui, molti membri del nostro staff dirigenziale non sono qui. Per noi è tutto un disastro, davvero”. 

IL CASO VIAGGI

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Dopo la partita il presidente della Fifa, Gianni Infantino, vicinissimo a Donald Trump, aveva comunque visitato lo spogliatoio della squadra iraniana e mostrato comprensione per le difficoltà affrontate dalla delegazione. “So quello che state passando, capisco… Ma voi siete più forti di tutto questo e state inviando un messaggio forte al mondo intero”. Successivamente, Infantino ha ascoltato attentamente la traduzione dell’interprete della risposta di Ghalenoei: il ct gli ha sottolineato la necessità che il massimo organo del calcio assuma una posizione molto più forte sulla questione. Quando gli è stato chiesto della comparsata di Infantino nello spogliatoio durata una decina di minuti, anche capitan Taremi ha ammiccato polemicamente: “Di sicuro, vuole cercare di aiutarci, ma ci sono anche altre cose in ballo. Non ho bisogno di menzionarle, perché sapete tutti dove siamo...”. Nel dettaglio, il volo di ritorno era programmato poco dopo le 23 del lunedì sera californiano e, così, l’autobus della squadra è stato obbligato a lasciare il SoFi Stadium poco dopo le 22, circa due ore dopo il fischio finale della partita. Certo, capita che le squadre tornino al proprio campo base già nella notte, ma i giocatori iraniani hanno precisato che questa non era la loro preferenza: se avessero potuto, avrebbero scelto una soluzione più comoda e con meno fretta, anche all’andata: i giocatori si sono lamentati, infatti, anche dell’impossibilità di arrivare due giorni prima della partita, ma solo il giorno prima. Dal Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti hanno solo fatto sapere che “la nazionale iraniana di calcio aveva accettato questi termini”, evidentemente figli delle restrizioni ancora in vigore per i cittadini iraniani. 

BRUTTA SITUAZIONE

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 “Così facendo ci stanchiamo più degli altri” – ha detto Mohammad Mohebbi, autore del secondo gol alla Nuova Zelanda –, “credo che sia davvero ingiusto nei nostri confronti”. E Taremi, accanto a lui, ha aggiunto: “Non è un bene, per noi e per il calcio, perché in un Mondiale bisogna prepararsi al massimo per la prossima partita, così c’è un sacco di stress per i giocatori e lo staff. Noi non abbiamo il giusto supporto, e penso che la Fifa debba aiutarci più di questo…”. Insomma, la conferma dall’interno di quanto queste restrizioni negli spostamenti influenzino poi la capacità di competere al meglio in campo. “Da un punto di vista tecnico avremmo dovuto rimanere qui di sera, ma ci stanno rendendo la situazione sempre più difficile, con più ostacoli, con un’atmosfera non semplice, ma non smetteremo di fare del nostro meglio”, ha attaccato ancora il ct Ghalenoei. La conclusione ecumenica, poi, è stata affidata ancora a Taremi: “È una brutta situazione, e siamo solo stanchi di viverla, ma ringraziamo tutti gli iraniani venuti qua, indistintamente, perché voglio solo dare loro gioia”. Curiosamente lo staff della Fifa ha ripetutamente cercato di terminare l'intervista in zona mista dopo le prime domande, ma entrambi i giocatori si sono imposti. Volevano continuare nella propria denuncia e si sono fermati ai bordi del podio allestito dall’organizzazione per parlare ancora e ancora: non succede mai, ma mai c’era stata una situazione così.

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