L'allenatore bianconero si è impegnato in prima persona per convincere il trequartista in scadenza con il Manchester City
Quando un tecnico sa trovare il modo per entrare nella testa dei suoi ragazzi, il gruppo migliora. E se migliora, cresce il valore dei singoli e il divertimento: pozione magica, la più magica per creare un bel po’ di attrattività. Luciano Spalletti è fatto così e, così, è percepito oltre i confini del suo laboratorio: a Manchester, sponda City, ne apprezzano, da tempo, il cammino. Da Manchester, come risaputo, è in uscita un maghetto di trentuno anni e diciannove trofei in bacheca: quel Bernardo Silva, portoghese e nelle condizioni di scegliere, da solo, il suo immediato futuro perché con il contratto in scadenza il 30 giugno.
Gioco e idee
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A Spalletti, Bernardo Silva piace. Ma non solo all’ex ct azzurro, dallo scorso ottobre sotto la Mole e con un orizzonte temporale di altre due stagioni davanti dopo il nuovo accordo firmato con la “sua” Juventus: il folletto lusitano piace a molti, ancor più per una condizione di assoluta libertà contrattuale. E, allora? Ecco che si torna al punto di partenza: la forza dell’attrattività che un allenatore può mettere in campo. Luciano ne possiede in quantità ingombrante e ben oltre ai risultati, non pochi, ottenuti: il passaparola tra giocatori è il volano, la conoscenza dei suoi metodi può fare il giro del mondo in un attimo. Bernardo Silva non è indifferente a ciò che Spalletti fa vedere e non è rimasto indifferente ai primi contatti, diretti, con il tecnico di Certaldo: il jolly che la Juventus ha potuto e potrà calare in queste settimane che porteranno il fuoriserie portoghese a sciogliere le riserve. Già. Da una parte Luciano, dall’altra uno dei protagonisti della storia recente del City e del calcio nel suo complesso: nel mezzo, il progetto a cui vuole dare forma un allenatore chiamato, l’anno prossimo, a puntare al traguardo dello scudetto. Discorsi, riflessioni, reciproci complimenti dentro una telefonata. Poi, palla alle ultime quattro tappe di campionato prima del traguardo: va da sé che l’arrivo, ad oggi probabile, di Bernardo Silva a Torino non può non dipendere dall’ingresso dei bianconeri tra le prime quattro della compagnia.
Stima condivisa
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Tutti lo vogliono, la Juventus scatta in prima fila. L’arrivo di Bernardo Silva andrebbe ad arricchire, e non poco, di imprevedibilità il gioco di Locatelli e soci e, allo stesso tempo, garantirebbe quella dose di personalità ed abitudine al successo che, ad oggi, manca. A Spalletti, interpreti così danno la gioia di provare e sperimentare e di progettare qualcosa di inedito: il portoghese è un jolly di tecnica e qualità, di visione e saggezza tattica. Alla Continassa sanno che per operazioni così il tempo vale oro e che per arrivare primi all’obiettivo ogni virgola deve essere al posto giusto: in questa ottica, l’entrata in scena del condottiero toscano assume un peso specifico ingombrante. Silva è corteggiato un po’ ad ogni latitudine e la presenza del Barcellona come possibile, nuova, destinazione è un rischio perché in Spagna, per lui, è come ritrovare il sapore di una casa vicina. Oltre i catalani, c’è l’Arabia, ma anche la Mls a stelle e strisce: meno appeal, più soldi di ingaggio, molti di più. Ad ogni latitudine, però, non c’è un allenatore come Spalletti, particolare che può, come detto, indirizzare le scelte finali del portoghese: sul tema dell’ingaggio, alla Continassa possono spingersi fino al tetto dei sette milioni (più bonus), il resto può farlo Spalletti, il suo calcio, la sua gestione, il suo carisma. A fine stagione, saranno sette i mesi di lavoro dell’ex ct azzurro sotto la Mole. Una finestra sufficiente per capire cosa manchi alla sua orchestra per raccontare uno spartito vincente: l’allenatore toscano sa che, alla ripresa, dovrà partire con lo scudetto in testa. E lo scudetto si può pensare di vincerlo quando nel gruppo c’è chi è abituato a trionfare, coppe o campionati non fa differenza: Spalletti lo sa bene e per questo ha individuato in Silva uno dei profili più adatti per invertire la rotta e farlo senza ulteriori contrattempi. Il Barcellona lo vuole, l’America anche, l’Arabia pure: nelle griglia di partenza sul nome di Silva, la Juventus può mettere in pista le mosse di un tecnico dalla forza attrattiva come pochi. Spalletti se la gioca in prima persona.











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