Dopo mille rinvii, l'action di Capcom esce e fa centro: attinge dai capisaldi del genere, "arriva" al cuore e offre meccaniche di gioco già viste ma appaganti
Paolo Sirio
14 aprile - 09:54 - MILANO
Annunciato nel 2020 insieme a PS5, previsto inizialmente per il 2022. Si temeva facesse la fine di Deep Down, svelato all’evento di presentazione di PlayStation 4 nel 2013 e mai uscito. Pragmata, invece, uscirà, e sarà uno dei titoli minori e “strani” che Capcom affianca di tanto in tanto a blockbuster affermati come Resident Evil e Monster Hunter. Dopo mille rinvii, il caso ha voluto che, da videogioco ambientato sulla Luna, fosse disponibile a una settimana dal ritorno di Artemis II sulla Terra. Segni del destino.
cos'è pragmata
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Pragmata è uno sparatutto d’azione con un twist. In questo gioco non ci si limita a sparare, perché farlo e basta non causa danni ai nemici, ma è necessario completare un minigioco di hackeraggio prima di poter essere letali. La nuova proprietà intellettuale di Capcom è un mix di tante esperienze pregresse dello sviluppatore giapponese. Resident Evil per il lento incedere dei nemici e il ritmo cadenzato con cui si introducono sulla scena, Lost Planet per la sua dimensione aliena, Devil May Cry per le arene chiuse e i boss. È invece agli antipodi di Vanquish, cui la somiglianza estetica porterebbe ad accostarlo: lo stiloso action di Platinum è più veloce e volutamente sbilanciato, mentre qui tutto è pesato al millimetro, tutte le componenti si incontrano nella quantità giusta per non essere né troppo, né troppo poco. Sul rapporto tra i protagonisti, l’astronauta Hugh e la piccola Diana, si sprecheranno gli accostamenti con coppie celebri dei videogiochi: Atreus e Kratos, Joel ed Ellie. Il figlio del dio greco di God of War ha un ruolo però meno attivo nel gameplay rispetto a Diana, che spesso dimenticherete di interpretare voi stessi al pari dell’eroe maschile di turno, mentre Pragmata prende una strada narrativamente simile a quella di The Last of Us ma è più coraggioso nel colpo singolo. Consapevole, forse, di averne uno solo da giocarsi.
un grande passo per l'umanità
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In termini di storia, Pragmata soffre probabilmente del taglio Capcom, ovvero del desiderio di tenersi sulla decina di ore proprio come in Resident Evil. I summenzionati God of War e The Last of Us, alfieri del single-player cinematografico, hanno molto più tempo per sviluppare trame e rapporti, qui al contrario bisogna giocare un po’ d’immaginazione, soprattutto nelle premesse. Lo sviluppo è poi quello giusto, sia nel dipanarsi del racconto, sia nella dinamica tra Hugh e Diana: tenerissime e sempre centrate le loro interazioni. Forse il team guidato da Cho Yonghee - esordio alla regia, ma alle spalle ruoli in arte e animazione su classici del calibro di Nier Automata, Metal Gear Rising Revengeance e il remake di Resident Evil 3 - non sapeva bene dove sarebbe arrivato, quando ha gettato le basi del progetto, e per un attimo, di fronte alle battute conclusive, ci siamo chiesti persino il senso di ambientare la storia sulla Luna. Un setting immaginifico, sì, ma attraversato velocemente, asettico, che tale rimane nonostante qualche sparuto tentativo di iniettarvi vita. Ma, alla fine, Pragmata una quadra la trova. “Arriva” in un paio di scene, al di là di qualche inquadratura in-engine stranamente grezza, e il filone legato all’abuso dell’IA è al passo coi tempi, a riprova che i vari rinvii sono serviti anche ad una riscrittura di sorta. Probabilmente, Pragmata doveva essere (pure) altro e qualche segno dei vari ridimensionamenti c’è. Ma, per ogni segno di rimpasto, ce n’è un altro che indica quanto il gameplay sia stato rifinito negli anni.
sparatutto e di più
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Le considerazioni su storia e ambientazione seguono strade parallele rispetto al cuore del gioco. La meccanica dell’hacking rende Pragmata qualcosa in più di un semplice sparatutto. Si spara, sì, ma prima si aprono le difese dei nemici con un minigioco in tempo reale, altrimenti i colpi non sortiscono alcun effetto. Se si centrano specifici nodi, seguendo strade più tortuose lungo la scacchiera a schermo, si innescano effetti speciali e l’apertura dura di più. Per cui, siamo sempre spinti non solo a partire da A ed arrivare a B, ma a farlo bene. A questo shooting manca un attacco corpo a corpo e a volte il desiderio di disporne prevale, ma è croccante, preciso, porta a reazioni tangibili quando si colpiscono i punti deboli come gli arti. Alla base ci sono i concetti di spazio e tempo. Lo spazio viene usato per creare difficoltà e tensione, anziché ricorrere a espedienti quali aumentare il numero di nemici. Ce li ritroviamo addosso e abbiamo poco tempo per hackerare, quindi dobbiamo muoverci velocemente, in orizzontale e in verticale, e rallentarli. Ecco il tempo: andiamo veloci noi, impratichendoci con il sabotaggio e usando armi più potenti, o vanno lenti loro, con armi progettate appositamente per ostacolare. Per ciascun problema che pone, Pragmata offre anche una soluzione. In termini di gameplay, è disegnato al millimetro con la cura di un prodotto artigianale: contenuto, ma con tanti collezionabili e upgrade, e per ogni strada principale ci sono sempre uno o due percorsi secondari da raggiungere, magari con qualche sfida di hacking o platform.
pragmata, il verdetto
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Il grosso delle meccaniche si è già visto e addirittura rivisto, ma Capcom lo ha usato in maniere non scontate. E, diversamente dalla storia che avrebbe tratto giovamento da un respiro maggiore, il giocato ha il minutaggio giusto: non siamo arrivati ai titoli di coda stanchi del gioco e dei suoi personaggi, e c’è rimasta la voglia di goderci le modalità extra sbloccate dopo il finale. Se ne parlerà come di un diamante grezzo ma, se amate i videogiochi, supportate una determinata visione di gaming e semplicemente volete divertirvi un mondo (e il suo satellite), Pragmata è perfetto così com’è.










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