Più dirigenti che trofei, sei anni di idee confuse: questa Juve non sembra la Juve

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 Juventus Manager Luciano Spalletti pictured with Damien Comolli, Francois Modesto, Marco Ottolini and Giorgio Chiellini for his Contract Renewal at Juventus headquarters on April 10, 2026 in Turin, Italy.  (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

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L'ultimo scudetto vinto con Sarri, poi una girandola di allenatori, dirigenti, progetti, calciatori, milioni bruciati... la Signora ha perso se stessa. Ora arriva Carnevali, ma la Juve non è il Sassuolo...

Stefano Agresti

Giornalista

12 giugno - 08:54 - MILANO

Più amministratori delegati che trofei. Più allenatori e direttori sportivi che campioni. La Juve vive un’era strana, decisamente anomala se incastrata nei suoi 129 anni di storia. Quasi mai era rimasta così a lungo senza scudetto — sei stagioni sono un’enormità per la società bianconera, di periodi peggiori ce ne sono stati pochissimi — ma colpisce ancora di più l’instabilità ai vertici del club. Dal 2020, quando Sarri ha portato a Torino il nono titolo consecutivo, i dirigenti sono saliti e scesi dal vagone juventino come se fosse quello di una metro: da Arrivabene a Scanavino, da Comolli a Carnevali; da Paratici a Cherubini, da Giuntoli allo stesso Comolli (che è stato anche uomo mercato) fino a un nuovo ds destinato ad arrivare entro breve. Uno dentro e uno fuori, a ogni fermata, a ogni insuccesso. E tutte queste rivoluzioni si sono portate dietro cambiamenti continui in panchina: Pirlo, Allegri, Motta, Tudor, Spalletti. Tutto è cambiato, tranne i risultati. Che, anzi, con il tempo sono perfino peggiorati. Pirlo quanto meno ha portato a casa le due coppe nazionali e Allegri una coppa Italia. Sembravano insuccessi, poco per un club così potente, ricco, grande. Adesso si è scivolati addirittura fuori dalla Champions, altro che coppe.

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