Piatti: "Nello staff di Sinner vedrei bene Murray. Alcaraz? Con Ferrero lo yacht non l'avrebbe comprato"

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Lo storico ex coach di Jannik: "Lui e Alcaraz di un livello superiore, poi viene su bene Fils, forte come un toro. Fonseca? Vorrei vederlo in una stagione a tutta..."

5 aprile - 12:48 - MILANO

La terra non perdona, di certo non regala nulla. Non esiste superficie più rivelatrice. "Il tennis su terra, meglio se tre set su cinque, è il più bello e difficile. Devi saper scivolare, muovere la palla, avere pazienza. Ci sono componenti che sulle altre superfici mancano", spiega Riccardo Piatti, il coach dei grandi - Djokovic, Sharapova, Sinner -, intervistato dal Corriere. E infatti Montecarlo è solo un intermezzo e come tale va vissuto: “Non aspettiamoci che i big giochino alla grande da subito. Montecarlo serve per trovare i bilanciamenti, un nuovo modo di stare in campo dopo il cemento. E badate bene: non c’è una terra uguale all’altra". Il problema, semmai, è il tempo. “Due settimane minimo. Ma i tennisti non ce le hanno. Vanno usati bene i giorni. La mia regola è: fare almeno 5-6 partite prima del torneo dove si vuole far bene”. Con una differenza netta: i primi due del mondo fanno storia a parte. “Alcaraz e Sinner sono un livello sopra gli altri: a loro per fare lo switch basta poco. Alcaraz sul rosso ha una facilità di adattamento maggiore, a Jan potrebbe servire più tempo”. 

duello

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Il circuito, a oggi, è una corsa a due. “Abbiamo visto un inizio a pieno regime di Alcaraz, ora ad andare a mille è Jannik. Nel mirino hanno entrambi Parigi: chi ci arriva meglio, vince. Vediamo come Alcaraz si rimetterà in riga, e lo farà, e come Sinner gestirà l’avvicinamento: il suo obiettivo è conquistare il Roland Garros e, sulla strada, Roma”. I primi due al mondo hanno fatto il vuoto ma per Piastri non è una novità: “Era successo anche ai tempi di Roger Federer”. Dietro, però, anche se a settemila punti di lontananza, qualcosa si muove. “Per me, l’unico che può impensierire quei due sulla terra è Zverev. È un gran lavoratore però non cambia mai punto di vista: va bene il padre coach, lui si trova bene così, ma magari dotarsi di un allenatore che gli dica qualcosa di diverso non guasterebbe.”. E attenzione anche a Lorenzo Musetti: “Sul rosso mi aspetto buone cose anche da lui, che a Parigi gioca sempre bene”. Tra i giovani, Piatti osserva da vicino Arthur Fils: “È forte come un toro, ha il tennis da rosso e zero punti da difendere. Qualche tempo fa, mandato dal presidente della Federtennis francese, è venuto alla mia Academy, a Bordighera. È intelligente, ambizioso e ha preso Ivanisevic come coach”. Più cauto invece su João Fonseca: “Io ragiono sempre con i numeri: il brasiliano non gioca moltissimo, ha fatto 70-80 match Atp, vorrei vederlo investire una stagione a tutta birra. Quando avrà fatto 150 match, ne riparliamo. Negli Usa ha affrontato sia Alcaraz che Sinner: ha capito cosa gli manca per vincere? Non dovrebbe dormirci la notte…”. Il discorso terzo incomodo è quindi da rimandare a data da destinaris? "Con molto lavoro, Fils potrebbe metterci un anno, a Fonseca servono 150 match nelle gambe. Un’altra stagione, la prossima, passa tutta".

il salto di sinner

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Tornando a Sinner, fresco vincitore del Sunshine Double, con un servizio micidiale: “Sinner ha migliorato tutto il pacchetto, non solo il servizio. Inoltre, è cresciuto fisicamente. Vediamo come interpreta la terra: sarà subito aggressivo? Nel momento decisivo, sulla seconda di servizio, dovrebbe per forza esserlo”. La chiave quindi resta mentale e tattica, soprattutto perché: “Alcaraz è molto produttivo nei game in risposta: viene avanti, mette pressione”. Ma Piatti nella lotta per gli Slam tra i due predestinati ci infila anche c’è Novak Djokovic: “Nole arriverà a Parigi senza essersi massacrato sulla terra. Lì e a Wimbledon verrà fuori il vero Djoker. Io sono un suo fan: un altro Slam può vincerlo.”. 

testa e scelte

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 Il filo conduttore dei grandi? Piatti non ha dubbi: “La chiarezza sulle priorità: a Jannik, non a caso, portavo l’esempio di Maria Sharapova. E la brama di vincere: a tutto, anche a burraco”. Anche nelle scelte importanti, come il divorzio da Ferrero di Alcaraz: “Questi ragazzi, Carlos e Jan, non guardano al passato. È gente che bada al presente, a cosa si deve fare per vincere gli Slam. Pensano che sia meglio cambiare coach? Lo fanno, punto. Sinner quando ci separammo ebbe bisogno di un periodo di assestamento e Alcaraz no? Carlos era già numero uno, Jannik invece doveva fare altri step”. Per lo spagnolo Piatti non prevede imminenti cambiamenti nello staff, nonostante le premature uscite da Miami e Indian Wells: "Penso che non cambierà a breve. Intanto non è facile trovare un super coach per Alcaraz: a me piace tanto Moya. E poi perché ha intorno persone che gli lasciano fare quello che vuole. Per dire, con Ferrero forse uno yacht da 9 milioni di dollari non lo comprava. Anche Nadal a un certo punto voleva lo yacht, ma zio Toni gli disse che se lo poteva scordare: doveva giocare a tennis. È distrattivo. Quante volte all’anno lo userà? Boh".  Per quanto riguarda invece lo staff di Sinner, Piatti esclude suggestioni romantiche. Andre Agassi? “Non credo”. Meglio un profilo diverso: “Io vedrei bene Andy Murray: intelligente, esperto, solido. Nel 2021, a Stoccolma, sconfisse un giovane Sinner in due set. Dopo il match andai a parlare con Andy: l’avrei preso subito ma lui aveva deciso di andare avanti a giocare, accidenti”. 

La Gazzetta dello Sport

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