Piastri: "Io e Norris? Difficile essere veri amici di chi vuoi battere 24 volte all'anno"

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L'australiano e il duello col compagno di squadra: "Il mio rapporto con Lando non è peggiorato, sappiamo separare rivalità in pista e vita fuori". Sulle Papaya Rules: "In McLaren non puoi tenerti segreti per te, ti si rivolta contro". Sulla vita da pilota: "C'è anche il lavoro che nessuno vede: test di 5 ore al simulatore sono difficili da spiegare a chi non li fa"

Giusto Ferronato

Giornalista

28 aprile 2026 (modifica alle 19:11) - MILANO

“Onestamente non credo che il rapporto con Norris sia cambiato molto. Siamo entrambi bravi a separare ciò che accade in pista da ciò che accade fuori. Non è mai diventato cattivo". Sono passati alcuni mesi dalla fine del Mondiale 2025 e Oscar Piastri ha voltato pagina, parlando così del rapporto con il compagno di squadra che l’anno scorso ha vinto il Mondiale di F1. Il duello è stato duro e non sono mancati momenti di tensione con la squadra perché, quando c’è in palio l’obiettivo di una vita, è difficile trovare il limite tra il rispetto delle regole di scuderia e il sapersi imporre a livello personale. 

trasparenza

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Oscar ne ha parlato al podcast High Performance, offrendo tanti spunti della sua vita da pilota e dando qualche ulteriore chiarimento su come funzionano le ormai famose Papaya Rules della McLaren, ovvero la libertà di correre per la vittoria senza numeri 1 dichiarati. Piastri ha spiegato che la trasparenza è l'unica via possibile all'interno del team: "In McLaren non ci sono segreti, non puoi nasconderti. Se inizi a percorrere la strada del voler tenere qualcosa per te, alla fine ti si rivolterà contro". Questa filosofia si basa su un rispetto profondo, ma pragmatico: "Avere rispetto l'uno per l'altro ed essere amici sono due cose molto diverse. È difficile essere amici sinceri di qualcuno di cui, 24 volte l'anno, devi dimostrare di essere migliore in pista". 

sfida nuove regole

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Il 2026 è stato l’anno della grande rivoluzione regolamentare della F1. Piastri racconta che, da pilota, la sfida è stata grande: “La sfida dei nuovi regolamenti è così massiccia che non ho avuto tempo di rimuginare troppo sulla stagione passata – ha detto l’australiano – ho dovuto incanalare tutta l'energia nell'attaccare questa nuova sfida”. A Miami ci saranno le prime modifiche e, per Piastri, si sta andando nella direzione giusta: “Ci sono alcuni cambiamenti che sono sicuramente un passo nella giusta direzione – ha detto – la cosa più importante è stata la coordinazione e la collaborazione tra piloti, team, F1 e Fia. Alcune regole sulla potenza che si ottiene dal 'boost button' sono complesse. Con i motori che abbiamo ci sarà sempre un compromesso e sono sicuro che saranno necessari ulteriori aggiustamenti in futuro". 

sogno realizzato

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Piastri è poi entrato più nel personale, raccontando il sogno diventato realtà di essere un pilota di F1: "Se mi avessero chiesto a 14 anni se credevo che sarei diventato un pilota di F1, onestamente avrei detto di no. Volevo solo fare il mestiere del pilota, che fosse in F1, nelle Supercar o nelle GT". La decisione di lasciare l'Australia da adolescente ha avuto un peso enorme: "In dieci anni ho trascorso in totale solo sette o otto mesi con la mia famiglia lontano dai circuiti. Però ero disposto a rinunciare a certe cose per far sì che accadesse". Essere un pilota, ha raccontato Piastri, non è come tutti possono immaginare: “Dietro c’è il lavoro che nessuno vede – ha detto – stare in un simulatore per cinque ore a testare diverse barre antirollio o livelli di carico aerodinamico è qualcosa che chi non ha mai guidato un'auto da corsa fatica a comprendere". 

tensione

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E poi c’è la tensione per il risultato: “Tutta la preparazione è finalizzata a quei circa tre minuti di pista in qualifica. Se entri in una sessione dicendo 'vediamo cosa succede', non andrai da nessuna parte". L’aiuto della mental coach è importante: “Se qualcosa fa schifo, non ha senso cercare di dire che non lo è. Non inganni nessuno, nemmeno te stesso. Mi concentro su ciò che è sotto il mio controllo. Se ho un problema e posso risolverlo, lo faccio. Se non posso, mi concentro su qualcos'altro. Lasciare un weekend di gara sapendo di aver fatto tutto il possibile è l'unica cosa che conta per me".

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