Pessina e la promessa Serie A: così il capitano spinge il Monza verso la promozione

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Il centrocampista ha messo a segno tre reti nelle ultime tre partite, caricandosi la squadra sulle spalle. Ora mancano solo quattro vittorie per onorare il patto stretto al suo ritorno: risalire subito

Davide Giovanzana

14 aprile - 08:55 - MILANO

Nel 2015, dopo essere passato al Milan per 30 mila euro (cifra che permise a un Monza in fallimento di pagare gli stipendi dei dipendenti), il diciottenne Matteo Pessina salutava così la squadra della sua città: "103 anni di storia, 10 anni della mia storia, questo non sarà un addio ma un arrivederci". Dieci anni dopo, nell’estate 2025, il capitano decide di restare a Monza nonostante la retrocessione e le voci di mercato con un messaggio ai tifosi ("Questa città e questa maglia mi scorrono nelle vene") e una promessa: riportare la squadra in Serie A. Promessa che con i fatti sta dimostrando di voler mantenere a tutti i costi. In primavera, quando si decidono le sorti della stagione e la palla comincia a scottare, Pessina è risbocciato e ha preso in mano il Monza in un momento delicato dopo la sconfitta di La Spezia e il pareggio in casa della Reggiana. Tre gol nelle ultime tre partite, uno più pesante dell’altro. Il primo per pareggiare quello di Haps nello scontro diretto con il Venezia, il secondo per evitare il tonfo in casa del Catanzaro all’ultimo pallone della sfida, il terzo per chiudere la pratica Bari e far tornare la squadra di Paolo Bianco alla vittoria dopo quasi un mese di astinenza.

Appartenenza

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Quella di Pessina è la storia di un bagaj, che un anno dopo aver vinto da protagonista (due gol contro Galles e Austria) l’Europeo del 2021 con l’Italia di Roberto Mancini sceglie di rispondere alla chiamata di Galliani e sposare il progetto del Monza, tornando nella squadra che lo ha lanciato ma soprattutto nella città che l’ha formato. Perché se si parla di lui come di uno con una sensibilità diversa, lontano dallo stereotipo del calciatore al quale siamo sempre stati tristemente abituati, è anche grazie a un percorso che ha avuto proprio Monza come punto di partenza e come obiettivo finale. Perché i numeri di Pessina con la sua squadra, 132 presenze (109 delle quali da capitano), 19 gol e 7 assist complessivi, sono destinati a salire: con la fascia al braccio, Matteo sta dando indietro quello che la città e la squadra gli hanno dato. E non ha intenzione di smettere di farlo.

missione

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Per rispettare la promessa di settembre mancano solo 4 partite: Sampdoria in trasferta, Modena in casa, Mantova in trasferta ed Empoli in casa. Con il vantaggio nello scontro diretto sul Frosinone, terzo a pari punti, se il Monza le vincerà tutte allora potrà festeggiare la promozione all’U-Power, davanti alla curva Davide Pieri, che dedica un coro al suo capitano praticamente a ogni appuntamento casalingo. Con accanto un compagno come Obiang che si mescola perfettamente alle sue caratteristiche e un giovane che tanto gli comincia a somigliare come Colombo, per Pessina è una missione più che possibile. Anche per quella che sarebbe una rivincita personale. Nell’anno della retrocessione, il centrocampista era riuscito a giocare solo le prime 11 partite, prima di fermarsi per una lesione tendinea al bicipite femorale destro che lo ha costretto a operarsi e ad assistere da lontano al crollo della squadra. Un anno dopo, il capitano può riprendersi la A. Per Monza. Per il Monza. E un po’ anche per sé stesso.

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