La SF-26 fa perdere a Charles tutto il vantaggio accumulato in curva, il distacco da Antonelli è pesante, lui sbotta: "Purtroppo il mio giro pazzo da qualifica non serve più"
Jacopo Moretti
28 marzo 2026 (modifica alle 12:26) - MILANO
Il segnale, Charles, lo aveva mandato già giovedì: “Con queste macchine succedono cose davvero strane… è frustrante”. Ed è bastato poco per avere conferme: Leclerc in Giappone ha chiuso in quarta posizione una qualifica complicata, dove, nonostante un primo settore record a ripetizione, si ritrova a oltre sei decimi dal tempo pole di Antonelli. Un duro colpo per un fenomeno della qualifica come il monegasco, che fatica a spiegarsi il distacco dalla testa della classifica: “Ci sono cose che non capisco, faccio tutto come prima ma niente funziona”.
NON SERVE PIÙ”
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Che il ferrarista abbia perso il suo tocco magico in Q3? Ovviamente no. Sono le macchine ad essere cambiate. “Purtroppo il mio giro pazzo da qualifica non serve più – ammette il ferrarista a Canal+ - con queste vetture conviene restare entro il limite, guidare sempre allo stesso modo…”. Insomma: niente più staccate furibonde, curve di traverso e tutto quel repertorio di colpi da maestro che fino allo scorso anno facevano la differenza.
CHARLES CI RIPROVA -
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Ma Leclerc non si convince. E allora in Giappone ci riprova. Il primo settore, le famose “esse” di un circuito dove la guida del pilota ancora può fare la differenza, sembra dargli ragione. La sua SF-26 lo segue, bilanciata e stabile nella danza che lo porta verso l’intertempo: è il migliore. Da lì, però, cambia tutto. I rettilinei di Suzuka, lunghi e in salita, richiedono potenza e spinta elettrica. E la guida al limite del monegasco – suonerà assurdo – non aiuta: “Uno dei miei punti di forza, in passato, era che in Q3 sapevo prendere dei rischi enormi per guadagnare qualcosa. Se lo faccio ora, confondo il motore e perdo tutto”.
DI CHI È LA COLPA? -
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La ragione sta nel software, il “cervello” della Power Unit che decide quando ricaricare la batteria e dove erogare la potenza elettrica. Un sistema in grado di “imparare” dai giri precedenti, in una dinamica simile a quanto accade in Formula E. E allora ecco il cortocircuito: se un pilota spinge di più in curva o va sul gas prima rispetto al passaggio precedente, il consumo di energia aumenta, il software cambia i calcoli e il resto del giro è compromesso. Insomma, la costanza paga più del rischio.
LECLERC SBOTTA
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Il cronometro, sul traguardo, è spietato. Sono oltre sei i decimi di distacco accumulati dal ferrarista su Antonelli. Tra lui e il bolognese si infilano Russell e persino la McLaren di un ritrovato Piastri, spinto dal motore della Stella. E allora Charles sbotta: “Io questa qualifica non la sopporto più! Sono più veloce in curva, accelero prima e poi perdo tutto sul rettilineo… è una barzelletta!”. “In gara sarà diverso, da Miami inizierà un altro campionato”, promette Vasseur. Ma intanto Leclerc si ritrova a dover rinunciare a uno dei suoi talenti da fuori quota, ricordandoci che la Formula Uno è sport che sull’azzardo e sul rischio ha costruito buona parte della propria fortuna.









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