Pavlovic: "Ogni derby ha una storia a sé, noi siamo pronti. Lo scudetto? Ci crediamo"

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Il serbo parla prima del derby: "Leao ha ragione, gara da vita o morte. Pulisic è super e i nostri tifosi ci spingeranno. Saranno il dodicesimo uomo in campo"

Andrea Ramazzotti

Giornalista

5 marzo - 00:29 - MILANO

Per una volta vale la pena iniziare dal nome, Strahinja. ”Strah in serbo significa paura. Secoli fa, in tempi difficili, quando nasceva un bambino gli davano il nome Strahinja per dire che non doveva avere paura". In una saletta di Milanello, Strahinja Pavlovic ha mostrato di essere già in clima derby: il gol “pesante” segnato a Cremona lo ha già... dimenticato e, fedele al suo nome, è pronto per il big match di domenica. Idem i suoi compagni.

Pavlovic, che derby si aspetta?

"Sarà una partita dura. L’Inter è davanti in classifica e forse giocherà con meno pressione rispetto a noi. Ma il derby fa storia a sé: ognuno è diverso dall’altro. Mi aspetto una gara con molta lotta e spero che riusciremo a vincere". 

Se si parla di lotta, lei è l’uomo giusto...

"Si può dire così (ride, ndr). A me piacciono questi tipi di sfide, ma penso che chiunque giochi a calcio con passione, viva per incontri del genere. Credo che siamo tutti pronti per il derby". 

C’è un derby del suo passato che ricorda?

"Il mio secondo match da professionista con il Partizan è stato proprio il derby contro la Stella Rossa, al Marakana di Belgrado. Avevo 17 anni ed ero senza esperienza: per me fu qualcosa di incredibile e lo ricorderò per sempre". 

E tra quelli che ha giocato a Milano?

"Il 3-0 nella semifinale di ritorno della scorsa Coppa Italia. Nei derby è difficile godersi l’incontro perché sono sempre duri e pieni di duelli. Quella volta invece mi sono divertito e non la dimentico". 

Non deve essere stato male neppure il 3-2 nella finale di Supercoppa qualche mese prima a Riad.

"Sì, è stata una rimonta incredibile, anche se l’ho vissuta in maniera un po’ diversa perché ero in panchina. Guardare è quasi più difficile che giocare e le emozioni sono diverse, ma anche quella sera ero comunque molto felice". 

Il derby di Milano è 'diverso' dalle altre gare?

"Sì, perché l’atmosfera è particolare. In Serbia sono cresciuto in ambienti simili, con partite sentite e tese, ma qui è diverso: ho la sensazione che si inizi a parlare del derby un mese prima. Tutti sono concentrati su questa sfida e sembra che non ci sia niente di più importante che vincerla". 

Molti considerano l’Inter favorita perché è prima in classifica. È d’accordo?

"No. Nei derby non esistono favoriti. Lo abbiamo visto anche la scorsa stagione: in campionato abbiamo fatto fatica e siamo arrivati ottavi, ma i derby li abbiamo spesso vinti. Il derby fa storia a sé". 

Da difensore meglio evitare il duello con l’infortunato Lautaro Martínez?

"L'Inter ha quattro attaccanti che sono davvero molto bravi e hanno caratteristiche differenti. Cercherò di prepararmi per tutti, poi vedremo chi giocherà. Io mi alleno sempre al 100%, indipendentemente dall’avversario". 

Cosa pensa di Pio Esposito? 

"È giovane, ha fame e molte qualità. Vuole dimostrare il suo valore e per la sua età è molto forte: è un pericolo e dobbiamo prepararci anche per lui". 

Per Leao il derby è una gara da vita o morte. 

"Sono d’accordo con Rafa. Possiamo dire che è la partita più importante della stagione, un match speciale: chiunque a Milano sa quanto conta". 

Il derby è la partita più importante della stagione. Non esistono favoriti: ha una storia a sé". 

Nello spogliatoio l’atmosfera è diversa rispetto alle altre settimane? 

"Siamo professionisti e dobbiamo prepararci allo stesso modo per ogni incontro, però è vero che nell’aria si sente l’emozione per il derby in arrivo". 

A Milanello ci sono foto di tanti campioni del passato. Ce n’è uno che la ispira più degli altri? 

"Basta fare una passeggiata a Milanello per capire quante leggende hanno giocato qui: le foto sono ovunque, nella sala da pranzo, nello spogliatoio, in palestra... Mi rende felice indossare la stessa maglia che hanno indossato loro. È una sensazione bellissima, difficile da descrivere".

Prima di scegliere il Milan, aveva parlato con altri serbi che hanno giocato qui? 

"Ho chiamato Luka Jovic che la scorsa stagione era qui, ma mi sono informato anche con Milenkovic e Vlahovic per sapere di più sul campionato italiano". 

Qual è la principale differenza tra la Serie A e i tornei dove ha giocato prima? 

"Il Milan è il club più grande in cui ho militato finora e la Serie A è più forte rispetto ad Austria, Francia e Serbia. Qui è tutto diverso: non esistono partite facili e in questi due anni scarsi ho imparato più che nei sei precedenti della mia carriera. Per un difensore è la lega perfetta per crescere".  

Allegri si era presentato dicendo che il Milan doveva migliorare la fase difensiva rispetto al 2024-25. 

"Il mister mette molta attenzione sulla difesa e abbiamo fatto tanti progressi. Il merito però non è solo dei difensori perché serve l’aiuto di tutti: gli attaccanti e i centrocampisti ci danno una bella mano". 

Che cosa ha imparato da Allegri? 

"Tantissime piccole cose. Ho iniziato a prestare attenzione a dettagli che prima non consideravo e che fanno la differenza". 

È soddisfatto del campionato del Milan finora? 

"È una domanda difficile... Rispetto all’anno scorso siamo contenti: l’obiettivo a inizio stagione era entrare tra le prime quattro e siamo in corsa per raggiungerlo. Però guardando il nostro rendimento, penso che avremmo potuto avere più punti, quindi un po’ di rammarico c’è. Mancano ancora undici partite e faremo tutto il possibile per ottenere il massimo". 

Adesso però conta solo il derby... 

"Esatto. Andiamo avanti partita dopo partita e alla fine vedremo dove saremo arrivati". 

Perché faticate spesso contro le medio-piccole? 

"Se guardiamo i risultati con le prime sei in classifica, abbiamo tante vittorie perché siamo più pericolosi nelle ripartenze e nelle azioni veloci. Facciamo più fatica contro le squadre che si difendono con il blocco basso, quando abbiamo tanto possesso. Miglioreremo". 

Kaká alla Gazzetta ha detto che, se vincerà il derby, il Milan deve credere allo scudetto.

"Nulla è ancora finito. Mancano undici giornate e l’importante è restare uniti e dare il massimo fino all’ultimo minuto". 

Nulla è finito, possiamo credere allo scudetto. Mancano undici giornate e l’importante è restare uniti e dare il massimo fino all’ultimo minuto". 

Leao in vista del derby ha consigliato a tutti i compagni di restare a casa la sera per concentrarsi. Per lei non è un problema... 

"Esatto. Io sto quasi sempre a casa e non esco molto. Rafa ha ragione e questo principio vale sempre, non solo per il derby. La preparazione è fondamentale". 

Chi è l’avversario più difficile negli allenamenti?

 "Leao è molto difficile da fermare, ma io soffro soprattutto Pulisic. È il tipo di giocatore che non va allo scontro: è veloce e ti sfugge via. Non puoi entrare forte perché trova il modo di sgusciarti via, come un serpente».

 È convinto che Pulisic si sbloccherà e tornerà a segnare come nel 2025? 

"Lo spero. Lui è forte e per noi è fondamentale".

Un pensiero per Gabbia, che non ci sarà nel derby dopo l’operazione?

 "Gli auguro una pronta guarigione, come gli ho già scritto per messaggio. Ci mancherà: è una grande persona prima ancora che un grande giocatore". 

San Siro sarà sold out. Cosa vuole dire ai tifosi? 

"Grazie per il supporto perché sono sempre il nostro dodicesimo uomo. Proveremo a vincere il derby anche per loro". 

Domenica il Milan sarà pronto? 

"Sì, saremo pronti". 

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