Passaggi, contrasti e verticalità: ecco perché Marotta e Chivu vogliono Koné all'Inter

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Il francese è il grande obiettivo per il centrocampo che verrà. Dati alla mano, le sue caratteristiche si sposano perfettamente con la squadra di Chivu

Francesco Pietrella

Giornalista

13 marzo - 13:41 - MILANO

La squadra con più passaggi della Serie A non poteva che puntare a un passatore doc. Manu Koné è il pallino di Marotta e Ausilio per il prossimo anno. L’avevano cercato l’estate scorsa e ci riproveranno anche tra qualche mese. Koné, intanto, gioca e si diverte nella Roma del Gasp e attende paziente il futuro, ma il suo stile sarebbe perfetto per l’Inter verticale e fluida di Chivu. Una squadra che fa del possesso palla uno dei suoi cavalli di battaglia.

la chiavE: i passaggi

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Andiamo sui dati. L’Inter è la squadra con la media più alta di passaggi riusciti a partita e la seconda per possesso palla medio a partita dopo il Como di Fabregas (circa il 60%). Ne consegue che i nerazzurri, più verticali rispetto all’anno scorso, tengono le redini del gioco e ne dettano i ritmi. Inoltre, sono primi per “accurate forward pass”, i passaggi in avanti. 

Domanda: come mai Koné sarebbe perfetto? Perché il francese, due gol in 25 presenze in campionato, in Serie A è tra i giocatori col numero più alto di passaggi riusciti, con una media di 44 a partita (il 92% totale). Calhanoglu quest’anno si attesta intorno al 90%, ma con una media decisamente superiore (77). A differenza del turco, Koné vince più duelli e recupera più palloni – questione di attitudini e di fisico -, ma sono simili per quanto riguarda i passaggi in avanti completati nei 90’. Nel 3-5-2 interista Koné potrebbe fare sia la mezzala – soprattutto a sinistra, come testimonia la sua heatmap – o il regista. In estate Oaktree aveva acconsentito a una spesa "straordinaria" da oltre 40 milioni, ma alla fine la Roma s’è tirata indietro nonostante le parti fossero sempre più vicine.

Altra domanda: cos’è che sa fare Koné? Un po’ di tutto: strappa, pressa, gestisce. Calcia poco in porta – solo il 23% dei suoi tiri finiscono nello specchio – e non è uno da tanti gol. In carriera ha superato le due reti in campionato una sola volta, quando giocava in Ligue 2 con il Tolosa. Un appunto sui dribbling: quando ha l'occasione, punta. Lo si nota nelle immagini sotto, con l'uno contro uno su Modric prima di calciare in porta. Ha una media di 1,5 dribbling riusciti a partita. Il migliore tra i mediani della Roma, quinto in assoluto dopo Soulè, Wesley, Celik e Dybala. All’Inter piace perché sa fare bene le due fasi. In una delle sue azioni manifesto, contro la Juve all’Olimpico, contrasta la punta bianconera, recupera la sfera e allarga sul terzino trasformando l'azione in offensiva. Vince il 50% dei duelli. Inoltre, ha media di circa 7 palloni recuperati a partita nella metà campo avversaria. Una qualità importante considerando come gioca l’Inter, ovvero la squadra che vince più possessi sulla trequarti altrui. Una prerogativa del calcio di Chivu è pressare alti.

il sogno è il mondiale

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Quando gli hanno chiesto che tipo di giocatore fosse ha dato una defizione esaustiva e veritiera: “Sono un centrocampista che ama andare in avanti. Mi piace anche venire a prendere la palla dalla difesa. Sono quello che oggi si definisce un box-to-box”. Dietro di lui c’è una struttura. Al Corriere della Sera ha raccontato di lavorare insieme a una nutrizionista, a un fisioterapista, a un preparatore atletico e a un mental coach. È cresciuto con quattro sorelle e due fratelli più grandi guardando dalla finestra lo Stade de France, casa della nazionale francese. Il Mondiale è il grande obiettivo. L’Inter, in caso, lo seguirà da vicino pure lì.

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