Padovano: "Juve, ti manca un'anima italiana. Tonali servirebbe come il pane..."

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L'ex attaccante ha vinto la Champions 1996 con i bianconeri: "La stagione in nerazzurro mi ha permesso di mostrarmi al grande calcio, a Spalletti oggi mancano esperienza e calciatori che ti facciano capire cosa significhi indossare questa maglia"

Matteo Nava

Giornalista

6 marzo - 09:34 - MILANO

Michele Padovano ha vinto sei trofei in due anni con la maglia della Juventus, alcuni indimenticabili, ma in molti dimenticano che l'attaccante debuttò in Serie A con 11 gol in maglia Pisa, nel 1990-1991. Ricordando quella stagione, l'ex calciatore sorride: "Romeo Anconetani era un personaggio incredibile, ho un ricordo strepitoso. Era molto particolare ma molto presente con noi, un grande intenditore. Oggi il calcio avrebbe bisogno di figure eccezionali come quella".

 TRAFFICO HASHISH; ARRESTATO EX CALCIATORE PADOVANO - Michele Padovano, ex calciatore della Juventus, in una foto d'archivio. Padovano e' accusato di 
associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. Gli e' stato contestato il ruolo del 
finanziatore. Secondo quanto hanno raccontato i carabinieri, l' ex calciatore era in rapporti di amicizia con Luca Mosole, 39 anni, di La Cassa (Torino), considerato il capo della banda di trafficanti di hashish.
  Le indagini partono nell' ottobre del 2004 dalla compagnia carabinieri di Venaria (Torino) e vengono poi coordinate dal pm di Torino Antonio Rinaudo della Direzione distrettuale antimafia. ALESSANDRO CONTALDO / ANSA / I51

Michele Padovano

ex attaccante

Nato nel 1966, debutta in A nel 1991 con il Pisa e nel 1995 passa alla Juventus, con cui 18 gol in 63 gare e vince sei trofei.

Com'è stato il vostro primo incontro?
"Bellissimo! Nella sua villa a Pisa. Appena arrivato, mi disse ridendo: 'E tu ti presenti così? Capelli lunghi, orecchino… Vedremo cosa saprai fare'. Non vedevo l'ora di fare la Serie A perché secondo me l'avrei meritata prima, però il Cosenza aveva sempre chiesto cifre improponibili e quindi sono arrivato un po' tardi in Serie A"

E che Pisa...
"Simeone, Neri, Piovanelli, Bosco, Argentesi, Calori, Gigi Simoni in porta: era una bella squadra. Se non avessero mandato via Lucescu, quella squadra poteva salvarsi. Con lui giocavamo proprio bene, però c'è stato un periodo in cui i risultati non arrivavano. Anconetani pensava che mandandolo via avrebbe risolto il problema, ma era l'esatto contrario. Con lui avremmo avuto molte più chance". 

Che anno è stato a livello personale?
"Meraviglioso, una stagione eccezionale perché mi ha permesso di mostrarmi al grande calcio, tant'è che l'anno dopo ho firmato un contratto di tre anni con il Napoli, in quel momento una squadra di vertice, molto forte. Tutto grazie al Pisa che mi ha dato questa opportunità".

Oggi che effetto le fa rivedere il Pisa in Serie A?
"È una piazza che la merita, quindi ero stupito gli anni prima: oggi se non hai una proprietà solida alle spalle, fatichi a costruire qualcosa di interessante. Ora lo è e, anche se retrocedesse, l'obiettivo sarebbe di risalire subito perché ci sono solidità e competenze. La prossima volta si presenteranno in Serie A con una squadra più all'altezza: se vinci una partita sola in tutto il campionato significa che qualche cosa ti manca. La squadra fa la prestazione, però segna pochi gol. Il Pisa non ha nulla da invidiare a Como e Udinese a livello di piazza, ma è importante consolidarsi e strutturarsi bene come club per poi trasferire ai calciatori ciò che significa stare a Pisa".

Detto questo, la Juve non può approcciare la partita di domani pensando alle difficoltà degli avversari...
​"Assolutamente. La Juventus nelle prossime quattro partite deve fare 12 punti se vuole ambire a quel quarto posto che è di vitale importanza. A Roma l'ho vista reagire in maniera importante dopo il 3-1, quando sembrava una sconfitta certa. Non sarà semplice perché ci sono Roma e Como che viaggiano a mille e pure l'Atalanta che lotterà". 

Ha parlato di reazione: la Juventus è la squadra che ha segnato di più in Serie A dopo il 90' e ha recuperato parecchi punti da situazioni di svantaggio. "Fino alla fine", no?
"Infatti mi piace il pensiero di Spalletti: si fida di questa squadra, l'ha vista reagire e riprendere un pari insperato. Questo atteggiamento va confermato: finora ha steccato solo nel secondo tempo contro il Galatasaray e contro il Como. Obiettivamente, però, subisce tanti gol ed è un'anomalia su cui lavorare".

Noi che abbiamo vinto tanto e tutto, avevamo uno zoccolo duro italiano. Quando arrivavi alla Juventus, i senatori ti facevano capire cosa significasse indossare questa maglia

Michele Padovano

Da dove nasce il calo di febbraio?
"Dalla testa e dal fisico. Ci sono dei problemi strutturali e infatti l'anno prossimo vedremo una Juventus rinforzata con 4-5 giocatori. Io spero che ci siano calciatori anche esperti, perché alla Juventus manca quella fascia d'età dai 27 ai 30 anni: come Rabiot al Milan, uno forte che in campo dà una padronanza e un'esperienza tale che aiuta gli altri a crescere".

Ha in mente dei nomi?
“Io continuo a dire che Tonali è un giocatore eccezionale e a questa Juventus servirebbe come il pane per crescere. È veramente molto forte e poi è italiano, quindi conosce la storia del club. Non è semplicissimo prenderlo, però provarci è obbligatorio".

L'importanza degli italiani è ormai un ritornello tra gli ex calciatori, lo sa?
"Noi che abbiamo vinto tanto e tutto, avevamo uno zoccolo duro italiano. Quando arrivavi alla Juventus, i senatori ti facevano capire cosa significasse indossare questa maglia. Il nuovo acquisto dall'estero conosce il club attraverso le partite viste in televisione, chi vive già qua sa cosa significa la Juventus in Italia. E può fare la differenza anche averla affrontata prima da avversario. Uno come Zhegrova arriva e sa che deve vincere, ma non basta".

Spremuta o fiduciosa: come esce la Juventus da questo febbraio di fuoco?
"Ne esce bene. Intanto non avrà più il doppio impegno, ma una settimana completa per allenare e preparare la partita: è molto importante per Spalletti. È chiaro che poi l'atteggiamento mentale deve essere quello visto a Roma: se vai in campo come contro il Como, diventa tutto più complicato".

Le piace Spalletti?
"Lui è arrivato e ha aggiustato le cose: obiettivamente rispetto a Tudor è un'altra cosa. Poi ci sono stati degli alti e dei bassi, ma è più mancanza di esperienza che colpa dell'allenatore. Mi era piaciuto molto il discorso iniziale di Spalletti, di essere d'accordo con la società per vedere come vanno le cose e poi sedersi a fine anno e valutare insieme il futuro. Alla Juve devi portare i risultati: vedremo se arriveranno. Non entro nelle scelte della società che vive la quotidianità, ma non mi stupirei se nei prossimi giorni ci fosse un rinnovo di Spalletti".

Intanto Dusan Vlahovic ha cominciato ad allenarsi in gruppo: cosa può dare in questi ultimi mesi in scadenza di contratto?
"In porta e in attacco questa squadra ha dimostrato di avere delle carenze importanti, quindi lui tornerà a essere il perno centrale come era stato sin da subito con Spalletti. Bisogna però che Vlahovic dimostri finalmente ciò che sa fare: di gol ne ha segnati, però è sempre stato abbastanza abulico. Da uno come lui mi aspettavo 30 reti all'anno, perché le ha nelle corde".

Finiti gli scontri diretti tornerà il problema dello scardinare difese chiuse?
"È vero, aveva avuto problemi in partite come contro il Lecce, però aveva creato tanto e, se fai 18 tiri in porta, poi il gol salta fuori. Però ne faccio una questione di atteggiamento giusto: la Juventus dal primo secondo deve chiudere là dietro gli avversari, pur facendo attenzione alle ripartenze. Tra i gol che ha subìto, spesso era in possesso della palla e ha preso delle infilate incredibili. Anche contro le piccole devi avere una solidità difensiva che non permetta agli avversari di ripartire".

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