Oro! L'Italia trionfa nell'inseguimento a squadre 20 anni dopo Torino 2006

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Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti recuperano in finale quasi 7 decimi ai campioni del mondo degli Stati Uniti e vincono la 24ª medaglia di questa Olimpiade, la 9ª del metallo più prezioso. Nel 2006 l'impresa di Enrico Fabris, Ippolito Sanfratello, Matteo Anesi e Stefano Donagrandi

Andrea Buongiovanni

Giornalista

17 febbraio 2026 (modifica alle 17:09) - MILANO

Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini: ecco i nuovi campioni olimpici dell’inseguimento a squadre del pattinaggio di velocità in pista lunga. L’Italia, vent’anni dopo Torino 2006, guarda di nuovo tutti dall’alto al basso. Da un’edizione di Giochi casalinghi a un’altra, a unire le imprese, quel mago di Maurizio Marchetto, 70enne direttore tecnico azzurro e guru assoluto della disciplina. Allora i suoi ragazzi erano Enrico Fabris (oggi tra i responsabili dell’oval olimpico a Rho Fiera, un gioiello), Matteo Anesi (ora vice di Marchetto) e Ippolito Sanfratello (dal 2015 segretario generale della Federghiaccio). Il terzetto attuale è più che degno: 32enne vicentino Davide, 31enne trentino Michele e 32enne trentino Andrea. L’esperienza conta, eccome.

la finale

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Gli azzurri, eliminata in semifinale con un rassicurante margine di 1”79 l’Olanda, che rispetto ai quarti di domenica ritrovava Jorrit Bergsma, oro sui 10.000 (più i confermati Chris Huizinga e Stjin van de Bunt), in finale se la deve vedere con gli Stati Uniti di Ethan Cepuran, Casey Dawson e Emery Lehman. Proprio come nel turno di due giorni fa, vinto con un vantaggio di 97/100 di secondo. Il terzetto a stelle e strisce è campione del mondo in carica e in questa stagione ha migliorato il record del mondo (3’32”49) e vinto la Coppa del Mondo di specialità. L’Italia contrappone il titolo europeo e una grande costanza di rendimento.

Che exploit

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Otto giri, 3200 metri. L’avvio azzurro è controllato. Al primo rilevamento significativo, dopo 400 metri, c’è un lieve margine di vantaggio (6/100), ma poi gli Stati Uniti provano ad allungare: agli 800 guidano di 14/100. Il margine diventa di 30 ai 1000, di 52 ai 1200, di 68 ai 1400. Non è poco. Ma l’Italia, con un immenso Ghiotto a fare il ritmo e a tirare il gruppo, c’è. Il divario scende a 65/100 ai 1600, a 48 a 1800, a 24 ai 2000. E poi? E poi, da lì, il copione cambia. Gli azzurri, regolarissimi, tornano davanti. Di 8 centesimi ai 2200, di 51 ai 2400, di 1”09 ai 2600. Addirittura, di 1”98 ai 2800. Manca un giro, ma gli Stati Uniti si sono sciolti come neve al sole. Quello che brilla sopra il terzetto tricolore. È fatta, è tripudio. Il vantaggio, al termine, con un crono Italia di 3’39”20, è di 4”51. Il bronzo, poco prima, era andato al Giappone, ai danni dell’Olanda.

il trionfo

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Per l’Italia è festa grande. Se non è un miracolo sportivo, considerando i numeri del movimento, poco ci manca. Dentro l’abbraccio tra i ragazzi, Marchetto e Anesi ci sono anni di duro lavoro. E una strategia perfetta. Per la pista lunga azzurra è il quinto oro olimpico in 20 anni, da sommare a un argento e cinque bronzi. Fa un totale di undici medaglie, dopo il nulla raccolto nei primi 82 di storia olimpica della disciplina. C’è il riscatto di Ghiotto, che reagisce da campione qual è alle delusioni individuale. C’è il sorriso di Malfatti, uomo che sa stare nell’ombra, ma graffia quando serve. C’è l’esperienza di Giovannini, che sabato nella Mass Start andrà a caccia di qualcosa di importante. È un terzetto griffato Fiamme Gialle, costruito con determinazione. C’è l’ottavo podio della Federghiaccio a Milano Cortina 2026. Record chiama record.

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