Nuno Gomes: "Da giocatore era duttile, da tecnico ha idee e coraggio. Milan, Amorim scelta vincente"

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Il portoghese ex Fiorentina è grande amico del neo allenatore rossonero, oltre che suo compagno al Benfica e nel Portogallo: "Spero che in rossonero vinca tutte le partite tranne... quelle contro la Viola"

Un paio di settimane fa, prima dell’inizio del Mondiale americano, in un noto ristorante di Braga un tabloid portoghese fotografò Ruben Amorim a tavola con Nuno Gomes, suo ex compagno di squadra al Benfica (dal 2008 al 2011) e nella nazionale quando i due erano ancora calciatori. Evidentemente, il rapporto di amicizia è rimasto forte anche fuori dal campo, nonostante il passare degli anni. Ecco perché oggi l’ex attaccante della Fiorentina - in questi giorni a Miami per seguire da vicino la spedizione del Portogallo alla Coppa del Mondo - è particolarmente felice per la nomina ad allenatore del Milan di Amorim. “Come suo amico personale, non posso che augurargli tutta la fortuna del mondo perché se la merita, è una persona eccezionale, prima ancora che un uomo di calcio. Spero che in rossonero vinca tutte le partite tranne... quelle contro la Viola”. Ok l’amicizia, ma il passato a Firenze non si dimentica. 

Nuno, quando giocavate insieme se l’aspettava che Ruben sarebbe diventato un allenatore di questo livello? 

“Lo dico con sincerità, ai tempi non ci pensavo. Però si vedeva chiaramente che aveva un’intelligenza calcistica fuori dal comune. Capiva lo sviluppo del gioco in modo naturale, leggeva le varie situazioni prima e meglio degli altri calciatori”. 

Che centrocampista era Amorim? 

“Versatile, dinamico, duttile. Aveva la capacità straordinaria di adattarsi senza problemi quando un allenatore gli chiedeva di fare qualcosa di diverso dal solito. Se gli capitava di cambiare posizione o ruolo in campo, lui assimilava le novità in pochissimo tempo. Sono qualità rare per un giocatore, allora come adesso”. 

E adatte anche al mestiere di allenatore. Il boom dei primi anni in panchina con Casa Pia, Braga e Sporting l’ha sorpresa? 

“Onestamente no. Chi conosce bene Ruben sa che aveva e ha qualcosa di speciale. Di sorprendente, però, c’è la velocità con cui è salito ai vertici del nostro calcio”. 

Il suo Sporting è stato ammirato da tutta Europa. 

“Perché non ha solamente vinto, ma trasformato completamente la squadra in pochissimo tempo, giocando un gran calcio. Tenete conto che lo Sporting non vinceva il titolo da 19 anni prima che ci riuscisse con lui in panchina”. 

In Portogallo è rimasta celebre una sua vecchia frase: “Un giorno Amorim allenerà il Benfica”. Le è spiaciuto vedere il suo amico vincere sull’altra sponda della città? 

“Ma no, semplicemente io penso che Ruben sia un vincente. E i vincenti devono stare nei grandi club, come il Benfica”. 

Aggiungiamo noi, come il Milan. 

“Infatti. Milano è di sicuro una piazza molto importante e sono felice della scelta di Ruben e dell’opportunità che si trova davanti”. 

Di recente al Milan, però, i tecnici portoghesi non sono durati molto. Paulo Fonseca, Sergio Conceiçao... Cosa ha di diverso Amorim? 

“Non voglio fare paragoni con chi è arrivato prima. Ognuno ha la propria storia al Milan che va contestualizzata e non mi sembra giusto giudicarla da fuori”. 

Può descrivere ai tifosi rossoneri l’Amorim allenatore? 

“Ruben è un tecnico che ha una fisionomia precisa, parecchio abile nel dare un’identità di gioco molto chiara e riconoscibile alle sue squadre. Ama fare un calcio coraggioso, offensivo, in grado di entusiasmare e coinvolgere i tifosi da subito”. 

Parole promettenti. Lo vede bene in questo Milan? 

“Amorim è davvero in gamba, ma come tutti gli allenatori per fare bene avrà bisogno che l’intera struttura del club lo supporti nelle sue decisioni, dentro e fuori dal campo. È un aspetto fondamentale per arrivare al successo in Serie A come altrove. Ma quando un tecnico bravissimo come Ruben sente quella fiducia e quel sostegno, non può che fare grandi cose, portare grandi risultati. E di questo ne sono sicuro al 100%”.

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