Nucleare, la nuova partita dell’Italia passa dai reattori Smr

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Il governo valuta il ritorno alla produzione elettrica da fonte nucleare, ma non c’è ancora nulla di deciso. Ecco come funzionano le centrali, cosa sono gli Amr e in cosa si differenziano dagli Smr

Giuseppe Biondo

30 giugno 2026 (modifica alle 18:25) - MILANO

La partita potrebbe riaprirsi. Posto - ed è meglio dirlo subito - che di deciso non c’è nulla, e siamo ancora lontani da qualsiasi decisione sull’argomento, negli ultimi tempi il governo italiano ha iniziato a “flirtare” con l’idea di tornare a produrre energia elettrica dal nucleare, a quasi quarant’anni dalla chiusura dell’ultima centrale. Il disegno di legge “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”, al Senato in attesa di approvazione, punta a definire un quadro normativo per consentire la produzione di energia nucleare in futuro. Secondo l’ultimo Med & Italian Energy Report, dipendiamo dall’estero per circa tre quarti del nostro fabbisogno energetico, mentre la Francia, anche grazie al nucleare, staziona intorno al 40%. In questa fase ci sono troppi “se” e aspetti in chiaroscuro per parlare di tempi, ma secondo l’Iaea (l’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), dall’idea all’operatività della prima centrale possono trascorrere, in genere, anche 15 anni.

IL NUCLEARE

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Il funzionamento di una centrale nucleare è per certi versi analogo a quello di una qualsiasi centrale termoelettrica. In entrambi i casi, infatti, l’energia elettrica viene prodotta da un generatore azionato da una turbina, che a sua volta è messa in rotazione da un fluido. Nel caso del nucleare però il calore che lo energizza non è prodotto dalla combustione di gas, petrolio o carbone ma dalla fissione nucleare. Il combustibile che alimenta il processo è, il più delle volte, uranio arricchito. Per farla semplice, la divisione dell’atomo in frammenti più piccoli libera calore, il quale viene trasferito al fluido che si trasforma nel vapore che mette in rotazione la turbina, connessa a sua volta a un generatore elettrico. La differenza tra una delle molte centrali termoelettriche attive in Italia e gli impianti nucleari, dunque, sta nella fonte del calore: nelle prime è la combustione, nelle seconde la fissione.

GLI SMR

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Che si torni o meno a produrre energia dal nucleare in Italia, la tecnologia dei reattori sarà con ogni probabilità quella degli Smr, acronimo di Small Modular Reactor, cioè piccoli reattori modulari. Centrali più piccole di quelle convenzionali ad architettura modulare, poiché i componenti possono essere realizzati in fabbrica e assemblati poi nel sito di installazione, per ridurre complessità e tempi di realizzazione in cantiere. Gli Smr possono avere una potenza elettrica fino a 300 MW, circa un terzo di quanto si riesca a ottenere da una centrale tradizionale. Si parla spesso anche di Amr, Advanced Modular Reactor, cioè reattori modulari avanzati. Sono di fatto un sottoinsieme degli Smr, rispetto ai quali non usano acqua leggera ma refrigeranti diversi come metalli liquidi o sali fusi, con caratteristiche di sicurezza e di esercizio differenti. Entrambi i modelli rappresentano lo stato dell'arte della tecnologia moderna, per cui il punto non è "quale" ma "quando". E soprattutto: "se".

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