La prima azzurra a salire sul podio olimpico nel nuoto: "Nel 1968 a Città del Messico il Villaggio mi pareva Disneyland. Quattro anni dopo c'era questa simpatia con Spitz, mi mandò un biglietto dicendo che doveva ripartire e pensai 'Che cafone'. Invece era lui il bersaglio dei terroristi"
Tre medaglie olimpiche, un record del mondo e una rivoluzione silenziosa che ha cambiato per sempre il nuoto italiano. Prima di lei, vincere sembrava impossibile. Dopo di lei, tutto è diventato immaginabile. Novella Calligaris non è stata solo una campionessa: è stata un punto di svolta.
Novella, partiamo da Monaco ’72: è lì che l’Italia si accorge di lei. Che ricordo ha di quell’Olimpiade?
"Monaco è stata la consacrazione, ma tutto è iniziato prima, a Città del Messico ‘68. Avevo 13 anni, il mio allenatore Bubi Dennerlein non mi voleva portare perché ero troppo piccola. Io non avevo neanche capito cosa fossero le Olimpiadi: pensavo fosse Disneyland. Giravo per il villaggio con un bambolotto di pezza, ero curiosa di tutto. Poi, quando vidi lo stadio pieno, mi spaventai. Non volevo nemmeno entrare".
E invece?
"Bubi mi disse: 'O ci vai o ti ci porto per un orecchio'. E così, col broncio, gareggiai. Dodicesima negli 800: per una tredicenne, un risultato enorme".
A Monaco però cambia tutto.
"Sì, arrivavo più matura, con record europei e più consapevolezza. Ma il mio allenatore non mi fece mai capire quanto stessi andando forte. Voleva proteggermi".
E poi arriva il primo colpo: record olimpico nei 400 stile libero in batteria.
"Ero tranquilla, quasi incosciente. Lui fumava cento sigarette, io fischiettavo".
Poi l’argento in finale dietro all’australiana Shane Gould. Che momento è stato?
"Incredibile. Guardai il tabellone venti volte: non capivo se fossi seconda o quarta. Quando realizzai, fu surreale".
E non finisce lì: arrivano anche due bronzi.
"Nei 400 misti e negli 800 stile. Lì ero stanchissima, ma portai a casa tutto quello che potevo".
Poi però le Olimpiadi vengono sconvolte dalla storia. Settembre Nero, 17 morti...
"Sì, l’attacco terroristico al villaggio israeliano. L’Italia era vicina perché le palazzine andavano in ordine alfabetico. Noi però non capimmo nulla finché non tornammo in Italia. A posteriori, forse è stato giusto così: avrebbero creato il panico".
Iniziammo a capire quando vedemmo una nostra amica israeliana piangere a dirotto. Era fidanzata con un allenatore del canottaggio che era stato ammazzato
Novella Calligaris
Quel massacro oscurò l’impresa di Mark Spitz. Il campione statunitense, di origine ebrea, fu considerato a rischio e messo in sicurezza dalla Cia.
"Noi eravamo in un villaggio separato da un filo spinato perché sia mai che ci scappasse qualche liaison, che comunque c’era. Io avevo avuto il permesso di rimanere perché volevo vedere Mennea insieme alla mia compagna di stanza Chicca Stabilini".
Cosa accadde, poi?
"Ci cacciarono e ci dissero che dovevamo ripartire. Io avevo anche un appuntamento con Mark perché c’era questa simpatia: dopo che lui aveva vinto 7 ori dichiarò al mondo che la vera sorpresa dei Giochi era stata una piccola italiana arrivata tre volte sul podio... Ero io. Poi mi mandò un biglietto dicendo che doveva ripartire. E infatti lo portarono via con un elicottero. Ci rimasi malissimo all’inizio e pensai: che cafone... Prima l’appuntamento, poi il biglietto. Ma del resto eravamo ignare di quello che stava accadendo e che lui era il vero obiettivo dei terroristi".
Quando si rese conto di quanto accaduto?
"Iniziammo a intuire qualcosa quando vedemmo una nostra amica israeliana piangere a dirotto. Era fidanzata con un allenatore del canottaggio che era stato ammazzato. Quando arrivammo a Malpensa, scoprimmo tutto".
Nonostante il dramma, decise di continuare. Al Mondiale di Belgrado 1973 arriva il record del mondo negli 800 stile.
"È stato il punto più alto della mia carriera: se vinci con il record del mondo sei la più forte".
Eppure anche lì non è stato semplice.
"La notte prima della gara mi scoppiò un ascesso a un dente. Notte in bianco, dolore, niente antidolorifici per via dell’antidoping. Solo sciacqui con la grappa. Eppure fui in grado di vincere".
Dopo tutto questo, perché smettere così presto, nel 1975, a soli 20 anni?
"Non avevo più obiettivi. Avevo dato tutto. Continuai solo per il mio allenatore, senza motivazione".
Guardando indietro, che cosa le dà più orgoglio: le medaglie o altro?
"Aver rotto dei tabù. Ho dimostrato che anche una ragazza 'normale' poteva vincere. E che le donne italiane potevano emergere nello sport".
Oggi lo sport femminile è cambiato radicalmente. Come vive questa evoluzione?
"Con grande soddisfazione. Oggi vedo donne mature, consapevoli, che hanno scelto di essere atlete. È un salto culturale enorme".
Mi piace molto Sara Curtis: determinata, coraggiosa... Thomas Ceccon è un talento rarissimo
Novella Calligaris
E il nuoto italiano attuale? Chi la colpisce di più?
"Mi piace molto Sara Curtis: determinata, coraggiosa, ha fatto scelte importanti come andare negli Stati Uniti. Poi Simona Quadarella e Benedetta Pilato sono certezze assolute".
E tra gli uomini?
"Thomas Ceccon è un talento rarissimo. Inoltre mi piace perché è autentico: dice quello che pensa, senza filtri".
Cosa manca ancora al nuoto italiano?
"Gli impianti, soprattutto al Sud. E il nuoto nelle scuole: dovrebbe essere una base, come in altri Paesi. Noi facciamo miracoli".
Lei, da tempo, è anche giornalista della Rai. È più stressante una gara o raccontarla?
"Raccontarla. In gara dipende tutto da te, nel giornalismo no. Ma le emozioni sono le stesse: è per quello che continuo".











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