Marotta lo difende, San Siro lo osanna. E Bastoni per una notte si scorda la Bosnia e il mercato

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Il difensore nerazzurro, finito al centro di polemiche e voci di mercato, ha superato la prima prova post-Italia anche grazie al sostegno del Meazza e della società

Gregorio Spigno

Giornalista

6 aprile - 10:19 - MILANO

Il momento era delicato, la partita pericolosa, la condizione fisica precaria. E il rischio di incappare in qualche errore rivedendo i fantasmi di una settimana da incubo semplicemente elevatissimo. Perché più in generale il periodo che sta vivendo Alessandro Bastoni - tra l'espulsione determinante con la Nazionale, la simulazione con tanto di esultanza di fronte a Kalulu, il rigore causato contro il Liverpool e le costanti voci di mercato che accostano il suo nome a quello del Barcellona - appare molto delicato anche osservando soltanto da fuori. Ma il difensore nerazzurro non si è lasciato scomporre, e anzi ha offerto la solita prova concreta. A causa della squalifica di Carlos Augusto e dell'infortunio di Bisseck, di fatto Chivu aveva le scelte obbligate in difesa. Impossibile stabilirlo con certezza, ma non è assurdo immaginare che - con il reparto al completo - Bastoni sarebbe stato probabilmente risparmiato. Ma il difensore nerazzurro è stato bravo a trasformare una partita potenzialmente complessa in... applausi. 

la difesa di marotta

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La serata da protagonista di Bastoni è iniziata ben prima del fischio di Sozza. Con le raccomandazioni e le coccole di Cristian Chivu, ben consapevole dell'importanza dell'aspetto psicologico, e soprattutto con la difesa a spada tratta del presidente Marotta: "Il linciaggio su di lui è vergognoso, come se fosse colpevole di chissà che cosa. L’eliminazione dal Mondiale ha origini più lontane, ma al netto di questo non merita un trattamento simile. Si sbaglia nella vita, invece in Italia dobbiamo diventare tutti psicologi, esperti di calcio, senza sapere con che uomo e con che professionista si ha a che fare. Ha sbagliato, ma è normale incappare in una cosa simile alla sua età. È un patrimonio dell’Inter e del calcio italiano e tale lo consideriamo". Parole che avranno senz'altro fatto piacere al difensore nerazzurro, che poi però ha rivolto ogni pensiero al campo.  

bare al centro

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Probabilmente, Bastoni aveva solo bisogno di rompere il ghiaccio. Prima un paio di interventi in ritardo, poi un tentativo timido verso la porta giallorossa. Che, però, ha scatenato San Siro. Applausi a scena aperta nonostante la parata facile facile di Svilar e via, una bella scrollata di spalle a togliersi un po' di polvere e tante critiche. È in quell'istante che la partita di Bastoni si è messa mentalmente in discesa, grazie all'affetto del proprio pubblico che sì, probabilmente era preventivabile, ma non scontato. Il resto lo hanno fatto Calhanoglu al tramonto del primo tempo e la ThuLa all'alba del secondo, un destro, un sinistro e un montante tanto tremendo da tramortire la Roma e permettere a Chivu di avviare la gestione. Il primo da uscire? Proprio il difensore, accompagnato a bordocampo da una pioggia di applausi. E non è un caso nemmeno il fatto che una volta accomodatosi in panchina sia stata posta immediatamente una vistosa borsa del ghiaccio sulla dolorante caviglia di Bastoni, lontano dal top della condizione non solo in Nazionale ma più in generale da settimane. Eccolo, l'impedimento per partecipare alla festa per Barella. Perché al momento del gol del centrocampista - visibilmente commosso dopo una settimana altrettanto difficile anche per lui -, tutto il gruppo nerazzurro si è stretto attorno all'ex Cagliari mettendolo al centro tra pacche e abbracci. E Bastoni, proprio a causa della borsa del ghiaccio, ha potuto solo osservare divertito dalla panchina. Presto per stabilire se il peggio sia definitivamente alle spalle, ma un segnale comunque importante per recuperare Bastoni. Non solo il calciatore, ma pure l'uomo al centro delle polemiche. 

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