Nordio chiede la lista dei donatori del comitato del no, scontro con l'Anm

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Resta alta la tensione tra governo e magistratura in vista del referendum sulla giustizia. All'aspra polemica sulle frasi del ministro Carlo Nordio, che ha parlato di un "sistema paramafioso" in seno al Csm, si aggiunge uno scambio di lettere al vetriolo tra il ministero della Giustizia e l'Associazione nazionale magistrati. Nella missiva inviata al presidente Cesare Parodi, la capo di Gabinetto di via Arenula Giulia Bartolozzi cita "un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori" del 'Comitato Giusto dire No' e invita l'Anm a rendere noti "gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato da parte dei cittadini".

La lettera arriva dopo i dubbi sollevati dal deputato di FI Enrico Costa e suscita la dura reazione dei partiti di opposizione. Che parlano di una "grave intimidazione". Nella bufera di accuse incrociate, Parodi risponde a Bartolozzi con poche righe. "Il Comitato - scrive - è solo stato promosso dall'Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo". Il presidente rimanda ai rappresentanti del comitato per informazioni più puntuali, ma non fa a meno di annotare che la richiesta "sia contraria alla salvaguardia della privacy" dei cittadini. Ma Forza Italia non rinuncia a controbattere. "Per Parodi il comitato è autonomo rispetto all'Anm, è una barzelletta", replica Costa. Che torna a insistere sull'interrogazione parlamentare rivolta al ministero lo scorso gennaio. In quell'occasione, l'azzurro parlava dei contributi sollevando il rischio di "uno stretto legame, non solo politico, ma anche formale tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori che finiscono per praticare una forma di finanziamento indiretto all'Anm". "Cosa accadrebbe - si domandava Costa - ove un magistrato iscritto all'Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato?". In difesa dell'Anm, però, si alzano gli scudi di Pd, M5S e Avs. Per i partiti impegnati nella campagna per il no, la richiesta di via Arenula punta a stilare "liste di proscrizione".

"Un attacco all'equilibrio costituzionale", è il refrain nel centrosinistra. Che tiene alto il pressing sul Guardasigilli e torna sul suo attacco al Csm. "Le parole di Nordio sono come quelle di Gratteri, è intollerabile", si unisce al coro Carlo Calenda di Azione. I magistrati della Corte dei Conti esprimono solidarietà agli ordinari e l'Anm parla di "delegittimazione sistematica". Il Gurdasigilli, invece, lancia la controffensiva: le parole sul sistema 'para-mafioso' - ribadisce - sono tratte da una frase del magistrato Nino Di Matteo. "Ne ho altre anche peggiori, ne dirò una al giorno", avvisa. E da FdI arriva la difesa. "Nordio, al di là dei toni, non è molto distante dal merito, il sistema paramafioso esiste", precisa il responsabile Giustizia del partito Andrea Delmastro. Parole che confermano un'ampia condivisione dei meloniani sulle bordate sferrate dal Guardasigilli. E neppure la Lega solleva questioni.

Solo dalle parti di FI, si registra qualche imbarazzo. Anche se - ragiona qualcuno - "un attacco di Nordio non è come uno lanciato da Meloni o Tajani, lui ha l'autorità per farlo". Il leitmotive azzurro, però, è chiaro: "evitiamo scontri frontali". I forzisti spingono sull'acceleratore: in vista c'è la maratona oratoria di inizio marzo. E poi il faro è puntato sul convegno dei giuristi per il sì in programma al Palazzo di Giustizia di Milano, dove è attesa la partecipazione dell'ex avvocato del Cav Gaetano Pecorella. Anche Lega e FdI rivendicano una mobilitazione a tutto campo, anche se tra i partiti di maggioranza - a microfoni spenti - non mancano accuse reciproche sulla scarsa partecipazione alla campagna. "Ci siamo fatti trovare spiazzati", si foga più di qualcuno. Con un occhio "preoccupato" sul rebus dell'astensione. Mentre cresce l'attesa per le mosse della premier. Nella direzione di sabato, i vertici di FdI hanno suonato la carica, anche se l'obiettivo resta quello di non politicizzare troppo l'appuntamento. L'evento di marzo a Milano sembra confermato, anche se non sarà un evento di piazza. Mentre in ambienti di maggioranza, si fa largo un'ipotesi: "Meloni aspetterà gli ultimi dieci giorni per decidere se metterci la faccia, per ora si vuole evitare l'effetto Renzi".

La replica di Di Matteo a Nordio
"A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino". Lo afferma il magistrato Nino Di Matteo ieri chiamato in casa dal ministro Carlo Nordio

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