Non cessano attacchi ad Infantino, oppositori chiedono riunione Fifa

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Il Mondiale privatizzato non c'e' più, la crisi invece resta. Dopo l'annuncio di Gianni Infantino che la sua Fifa ritirava il progetto per una societa' controllata aperta ai capitali privati e nella quale confluivano i diritti commerciali della Coppa del mondo, che la battaglia non fosse finita l'aveva confermato la posizione della Uefa, principale oppositrice del governo Infantino, almeno in questa fase. Ora, dall'Inghilterra - uno dei Paesi piu' attivi nel mettere in discussione la leadership del presidente italo-svizzero - arriva l'indiscrezione che alcuni membri dell'Esecutivo, l'organo di governo a 28 della Fifa, avrebbero chiesto una riunione urgente per discutere leadership e governance.


 
    Al di là di proteste e mugugni, la posizione del n.1 Fifa era solidissima fino a ridosso del Mondiale, e non solo perche' la precedente rielezione era avvenuta per acclamazione. Ma dalla vicinanza all'amministrazione Trump al caso Balogun, passando per il legame con i private equity Usa (a firma Kushner jr.), i rivali di Infantino (Ceferin in testa) hanno cominciato a prendere sul serio l'ipotesi che fosse ora di cambiare il vertice. Anche a dispetto della difficolta' di trovare un candidato alternativo e della forza elettorale del presidente in carica, ben radicato in tante federazioni (africane, ma anche asiatiche) con la sua politica di sostegno ai piu' 'poveri'.


 
    Una politica, nota il britannico 'Times', che stride con i dettagli del piano privatizzazione: anche se la Fifa non ha mai confermato che a Infantino spettasse il ruolo di ad della nuova societa' commerciale, dopo la fine di un suo nuovo mandato, il Times parla di uno stipendio di 30 milioni di dollari annui piu' bonus. Inizialmente, il progetto per la Fifa Forward Enterprises (FFE) doveva essere annuciata ai membri Fifa in una colazione al Waldorf Astoria di New York alla vigilia della finale dei Mondiali, ma Infantino rimandò per le spaccature create dalla Uefa sul caso Balogun. La Norvegia aveva presentato una denuncia formale al comitato etico Fifa. Poi l'anticipazione del Financial Times, la conferma Fifa, il no fermo dell'Europa (con minaccia di boicottaggio) affiancata dall'Asia e da Nord e Centroamerica.
    Al ritiro del progetto, si e' arrivati evidentemente per frenare l'onda lunga di chi era pronto a dar battaglia contro la rielezione. Ma ora, scrive The Guardian, ci sarebbe gia' una mozione del 50% dei membri dell'Esecutivo: le firme erano state raccolte per chiedere un'indagine indipendente sul caso Balogun, l'obiettivo è anticipare la riunione prevista a novembre in un consiglio di urgenza da tenere prima possibile, per discutere la governance Infantino. Il termine per le candidature scade il 18 novembre, Africa e Sudamerica continuano in sostanza ad essere con il presidente in carica anche per il prossimo quadriennio, e dell'Asia - schierata con l'Europa - gia' il Qatar si e' dichiarato per una rielezione. Il voto e' previsto a marzo 2017, ma il duro comunicato Uefa post marcia indietro di Infantino alimenta le voci di una richiesta di assemblea generale speciale, per le quali si starebbero raccogliendo le 43 firme necessarie. Quanto ai numeri, Infantino fa leva sulle 200 lettere di sostegno su 211 federazioni gia' ricevute prima del Mondiale: una quadro che puo' mutare, certo, ma indicativo.
    Difficile compattare gli anti-Infantino, dunque, e ancora piu' difficile trovare un candidato alternativo. Al Khelaifi non e' disponibile, e non solo perche' qatariota. Gli altri nomi che circolano sono il canadese Montagliani e il bahrenita Al-Khalifa. La battaglia sara' durissima 
   

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