Nessun milanista in azzurro? Il cuore sì. Chiedete a Gattuso e Tonali

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In un'Italia senza Milan, il ct e Sandro sono stati i protagonisti della vittoria sull'Irlanda del Nord: un rapporto che affonda le radici nel passato e si rinnova in Nazionale

Marco Pasotto

Giornalista

27 marzo - 22:28 - MILANO

Nel calcio ci sono fili che si riannodano di continuo e percorsi che, in qualche modo, proseguono a scorrere paralleli. Che lasciano indissolubilmente legate due persone anche se queste sono separate da 22 anni di differenza e fanno due mestieri diversi. Rino Gattuso e Sandro Tonali non saranno mai soltanto allenatore e giocatore. E' come se la loro storia, il loro vissuto, li costringesse ad andare oltre. Uno potrebbe essere il papà dell'altro, e forse l'"altro" un po' è proprio così che lo vede. Un padre calcistico che, lungo l'infanzia e adolescenza, ha popolato il pallone dei suoi sogni e dei suoi desideri rossoneri. Nel segno del milanismo più puro. Il collante era e resta quello, anche se la vita poi ti porta a occupare altri ruoli e indossare altre maglie.

la cameretta

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Gattuso e Tonali, i due protagonisti più riconoscibili del primo atto azzurro vincente nei playoff mondiali, in fondo rappresentano quel Milan che in queste convocazioni semplicemente non esiste. Lo fanno in maniera diversa, una sorta di milanismo "di ritorno". Ma l'impronta è forte. Gattuso, oltre al Milan, ha allenato a Napoli, Valencia, Marsiglia e Spalato. Tonali gioca nel Newcastle dal 2023. Eppure per entrambi l'associazione immediata nell'immaginario collettivo era e resta col Milan. Perché il loro imprinting è stato fortemente rossonero. E Rino, più di altri, ha abitato la cameretta di Sandro. C'è per esempio l'aneddoto della tazza, che raccontò Tonali un po' di mesi fa: "Mi avevano regalato una tazza con tutte le immagini di Gattuso. L'ho tenuta per tutte le colazioni per quattro-cinque anni. Poi è successo un disastro, ma la tazza l'ho riattaccata pezzo per pezzo con la colla e c'è ancora".

permesso

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E poi c'è la storia più celebre, quando il Milan lo prelevò dal Brescia e Sandro telefonò a Rino per chiedergli il permesso di indossare la sua numero 8. Tonali non era più un ragazzino, ma un professionista che si affacciava dalla provincia al grande palcoscenico, eppure considerava Gattuso ancora come un'icona rossonera da trattare con deferenza. E nel dopogara con l'Irlanda del Nord, Rino ha parlato così del suo discepolo: "Se si fosse portato la tazza a Coverciano, mi sarei preoccupato... Conosco la storia, quando andò al Milan mi chiamò per chiedermi se poteva prendere la mia numero 8, una chiamata che mi sorprese. Io ero al Napoli, provai a portarlo da me, ma il Milan fu più bravo. Negli anni il rapporto tra noi è proseguito, c'è stata sempre stima reciproca. Sandro è un giocatore completo, io sapevo fare solo una cosa mentre lui sa fare più cose".

mediana da sogno

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La storia indubbiamente resta bella al di là delle bandiere e dei campanili: il ragazzino che cresce nel mito di un calciatore, che riesce a giocare nella squadra del cuore e in quella del suo idolo giovanile, e che poi se lo ritrova c.t. in Nazionale. La sceneggiatura conforta chi crede che i sogni possano avverarsi e allo stesso tempo sconforta una buona parte del tifo milanista. Quella che si sente tutt'ora orfana di Sandro, un addio mal digerito in grado di dare vita discussioni infuocate e polemiche ancora attuali tra chi dà la colpa al club e chi al giocatore (sì, perché c'è anche un'altra parte che invece ha puntato il dito su di lui, e non lo rimpiange). Nei giorni scorsi il suo procuratore Riso è tornato sull'argomento spiegando che "l’operazione è nata perché una società come il Newcastle con una disponibilità economica infinita aveva deciso di investire su Sandro. Abbiamo considerato l’idea di far fare al calciatore un campionato di livello superiore". Intanto però chi si ritiene "orfano" di Tonali pensa a una cosa sola: come sarebbe (stato) un centrocampo con lui, Modric e Rabiot.

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