McTominay, De Bruyne, Lobotka e Anguissa al top Conte: "Mettiamo pressione in alto". E se a Como...
Quando non c’erano, ed è successo troppo a lungo, avrebbero voluto reinventarseli per goderseli un po’ e scacciare via i rimpianti: e adesso che sono lì, avvolti nella magia stessa che sprigionano, così elegantemente belli, è scontato scrutarli e ammirarli silenziosamente, in quella nuvola in cui è nascosto il sogno del Napoli. Alle 16.45, minuto più o minuto meno, per starsene ancora aggrappati a una favola chiamata scudetto che sa (pure) di utopia, sarà indispensabile lasciare che nell’aria s’avverta quella strana tensione che può indurre la capolista (impegnata a Como) a distrarsi, magari a impantanarsi: e perché ciò accada, affinché il calcio appartenga al talento più puro, l’unica strategia che sfida le leggi della retorica va concessa al genio dei Fantastici 4. Parma-Napoli è doverosamente consegnata ai Fab Four , un concentrato purissimo di materia grigia che esalta e trascina, quel senso d’autorevolezza che trasforma un uomo in un gigante e gli consente di vedere ai margini dell’impossibile. Anche perché, se vincesse, il Napoli intanto andrebbe comunque a +5 sulla terza, il Milan.
Rieccoli
—
Per mesi e mesi, raschiando il barile nell’emergenza, De Bruyne e Anguissa, soprattutto loro, hanno rappresentato il tormento d’una squadra sfibrata fisicamente e pure psicologicamente, assalita da destra e da sinistra e dall’alto e dal basso da una nemica invisibile, la chiameranno sfortuna, che ora Conte adagia dove può, sorvolando sulle assenze che restano e non sono certo banali (gente come Di Lorenzo, Neres, Rrahmani, Vergara e Lukaku, tanto per dire) e tentando un disperato blitz con i suoi leader indiscutibili. Anguissa ha ricominciato a essere se stesso, ha avuto bisogno d’un periodo fisiologicamente sufficiente per ritrovare l’atletismo dominante che inducesse Conte a lasciarlo in mezzo al campo, rinunciando a quel diavoletto di Alisson Santos, alternativa per il cambiamento. E De Bruyne, che toglie il fiato solo guardandolo, in attesa di riscoprire la naturalezza delle sue giocate ha comunque in sé quell’allure che sposta i valori, con al fianco McTominay, con alle spalle Lobotka, con nella natura nuova o anche vecchia di questo Napoli la capacità di vincere di giustezza - ben ventisette volte di “corto muso”, nel biennio di Conte - e adesso con una difesa che ha smesso di subire passivamente e ripetutamente.
Per il miracolo
—
Sette punti in sette partite rappresentano un distacco rilevante e per azzerarlo il Napoli sa bene che deve attrezzarsi per un miracolo: le cinque vittorie consecutive hanno dimezzato le distanze in un mese o poco più, però il lavoro da fare resta notevolissimo e la speranza è confinata nel capitolo "impresa". Il primo Napoli di Conte, tra dicembre 2024 e gennaio 2025, fu capace di vincerne sette consecutivamente, furono successi necessari (e anzi indispensabili) per restare incollati all’Inter, rimanergli in scia e anzi addosso e poi tenerlo alle proprie spalle con il pareggio di Parma - guarda un po’ - arrivato in un drammatico epilogo in contemporanea con il 2-2 della Lazio a San Siro. Conte non ha mai smesso di crederci: "Nessuno può impedircelo e adesso un poco di pressione l’abbiamo messa a chi ci sta davanti". Se hai di nuovo Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne, val la pena farsi quattro passi nella fantasia.








English (US) ·