Lo sbarco in Borsa dell’azienda aerospaziale di proprietà del multimiliardario sudafricano, pur configurando un’operazione finanziaria di portata gigantesca, avrà riflessi positivi e negativi sull’andamento dell’azienda automobilistica, anch'essa nel suo portafoglio
Emilio Deleidi
12 giugno - 09:11 - MILANO
Elon Musk è il primo "trilionario" (in senso americano) della storia, ossia detiene un patrimonio superiore a 1.000 miliardi di dollari. Ma a farlo così stratosfericamente ricco non è Tesla, la sua creazione che gli ha donato per primo popolarità: è l’Ipo, l’offerta pubblica iniziale (con la quale una società privata vende per la prima volta le proprie azioni in Borsa, trasformandosi in una società quotata) di SpaceX, l’azienda aerospaziale che Musk stesso ha fondato nel 2002 con il sogno di colonizzare l'universo e andare alla conquista di Marte. Del resto, ancora una volta i mercati gli hanno dato fiducia: la sola BlackRock, la maggiore società di investimenti del mondo che amministra migliaia di miliardi di dollari ed è guidata da Larry Fink, ha ordinato 5 miliardi di dollari di azioni di SpaceX, nonostante la società controllata da Musk (egli ne detiene l'85% delle azioni con diritto di voto) non abbia ancora dimostrato la propria redditività e goda di una valutazione di circa 1.750 miliardi di dollari basata più sulle prospettive in tema di intelligenza artificiale che sulle effettive attività aerospaziali. Ma se questo è oggi il principale interesse di Musk, che cosa potrà accadere a Tesla? Proviamo a considerare i diversi aspetti della situazione che si è venuta a creare con l’Ipo di SpaceX.
l'auto in ripresa
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Il 2025 non è stato un anno facile per Tesla, che si è vista superare nelle vendite mondiali di auto elettriche dalla cinese Byd. I primi mesi del 2026 hanno però fatto registrare segnali di ripresa per il marchio di Musk: tra gennaio e marzo la produzione è cresciuta del 12,6% (arrivando a 408.390 esemplari) e le vendite del 6,3% (per 358.023 unità). Dati positivi, ma gli analisti sottolineano un aumento degli stock di vetture non ancora consegnate, con una flessione delle vendite in Cina e una persistente debolezza sul mercato europeo, dove la concorrenza dei marchi cinesi si sta facendo incalzante. E anche negli Stati Uniti, dove Tesla resta leader tra le auto elettriche, l’andamento non fa segnare più le curve di crescita del passato: del resto, nell’era di Donald Trump tutto il mondo della mobilità elettrica ha registrato una battuta d’arresto. L’Ipo di SpaceX si inserisce in questo scenario complesso con una serie di possibili conseguenze dai duplici aspetti. Da un lato, infatti, Musk è il Ceo e il principale azionista di entrambe le società, SpaceX e Tesla, che hanno tra loro anche legami finanziari: ciò significa che una quotazione molto positiva della prima può avere riflessi positivi anche sul valore della seconda. Ma l’aspetto più importante è forse un altro: il successo della quotazione in Borsa dell’azienda aerospaziale dimostra quanto le capacità finanziarie e imprenditoriali di Musk siano intatte, nonostante il periodo difficile che ha attraversato per la sua discesa in campo in politica a fianco di Trump e il danno di immagine che hanno causato alcune sue dichiarazioni e azioni. Nell’immaginario degli investitori, grazie all'Ipo Musk torna a essere l’imprenditore del passato che ha creato un impero dal nulla con la sua genialità, cancellando in parte la negatività che ha pesato sulla Tesla nel primo periodo della presidenza Trump, quando molti proprietari hanno preferito vendere la loro vettura o, quantomeno, prendere le distanze dal suo fondatore. Inoltre, si possono ipotizzare future sinergie tra le due aziende, per esempio nel campo dei robotaxi e dell’intelligenza artificiale.
non mancano i dubbi
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Ci potrebbero però essere anche riflessi negativi per la Tesla derivanti dall’Ipo di SpaceX. Il primo riguarda lo spostamento di capitali: le risorse finanziarie mondiali, pur ingenti, non sono illimitate, quindi se vengono dirottate sull’azienda aerospaziale rischiano di non alimentare più quella automobilistica. Chi vuole entrare a far parte di quella che negli Stati Uniti alcuni giornali chiamano “Muskonomy”, il sistema economico che ruota intorno a Elon Musk, può fare oggi una scelta diversa da quella della Tesla, che prima era l’unica possibile, sottraendo capitali al settore automobilistico, riducendo il valore delle azioni Tesla, ora dall’appeal inferiore, e causandone una maggiore volatilità. Alcuni analisti, poi, temono che l’attenzione dei manager e dello stesso Musk, il cui carisma di leader è considerato essenziale, possa essere distolto dalla Tesla e finire per concentrarsi su SpaceX e Starlink, il sistema di comunicazioni satellitari che fa capo sempre a Musk: un rischio già paventato nel periodo “politico” di Elon. E questo accadrebbe in un momento in cui la pressione della concorrenza cinese nel campo dell’auto si sta facendo sempre più forte. Infine, da tempo circola l’ipotesi di una possibile fusione tra Tesla e SpaceX, al termine della quale la prima costituirebbe il ramo più debole tra le due aziende, pur sempre controllate da Musk. L’Ipo di SpaceX, per quanto costituisca un successo finanziario di portata globale per l’imprenditore di origini sudafricane, potrà avere quindi anche dei riflessi negativi sulla sua azienda automobilistica, forse più psicologici che reali: del resto, la quotazione stratosferica di Tesla si è sempre basata più sulle aspettative degli investitori e sull’enorme fiducia riposta nel suo leader dai mercati che sui risultati reali. E questo costituisce, oltre che un punto di forza, un elemento di possibile fragilità per gli scenari futuri.









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