Il tecnico in un'intervista a "Il Giornale": "Roma il posto più bello dove ho lavorato. Il tecnico dell'Inter non mi pareva un predestinato. Ai Mondiali andrò dai quarti, prima squadre che vanno solo lì in vacanza"
"Roma è il posto più bello in cui ho lavorato". E se a dirlo è Josè Mourinho, che in carriera ha allenato Inter, Chelsea e Real Madrid, fa ancora più rumore. In un'intervista a "Il Giornale", lo Special One, che nella capitale ha portato l’unico trofeo dell’era americana, spiega il motivo: "Perché a Roma è così difficile vincere? Non so, per me è il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l'Olimpico sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori".
tifosi
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E a chi pensa che la colpa sia di una piazza pressante e di un tifo molto caldo Mourinho risponde così: "Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma perché quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così". Della situazione attuale del club giallorosso preferisce non parlare. "Ma la mia Roma è finita, non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare". Un legame quello con la tifoseria rimasto molto forte e che ieri è stato rinsaldato da un video diventato subito virale di una conferenza di tre anni fa in cui Mourinho "anticipava" il caos arbitri. "La mia battaglia era contro il sistema, non gli arbitri - aggiunge il portoghese -. In realtà io credo che il calcio italiano non sia diverso dagli altri, solo che qui ciclicamente si riesce a investigare e fare pulizia".
chivu
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Non solo Roma, però. Mou ha parlato anche di Inter e Nazionale. "Mi fa piacere per Chivu che l'Inter possa vincere lo scudetto, anche se quando lo allenavo non avrei mai pensato potesse fare l’allenatore - ha spiegato lo Special One -. Non sembrava un predestinato, è stato intelligente, ha studiato e fatto la gavetta. Non è nato per generazione spontanea. Molti oggi vanno in panchina perché sanno vendersi bene. E poi diciamolo: questa cosa che l'idea di gioco vale più dei risultati è la più grande bugia del calcio. Non ho ancora scritto a Chivu, perché non c'è ancora la matematica. Lasciamogli fare il punto che manca, quando succederà lo farò. La chat del Triplete? Io sono terribile col telefono, ma Materazzi è il responsabile di questa cosa".
nazionale e mondiale
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Sulla Nazionale Mourinho spiega: "Qualcuno mi ha chiesto se allenerei l'Italia. Non avete bisogno di un tecnico straniero, non potete avere Ancelotti, ok. Ma avete Allegri, Conte e ne potrei citare altri 5 o 6. Vi faccio l'esempio del Portogallo: venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni. Basta questo per capire e magari copiare. Ero con Rui Costa - aggiunge a Sport Mediaset - e non credevamo che la nostra Italia potesse esser fuori dal Mondiale. L'Italia deve ripensare tutto dalla base, il nome del signor Malagò è forte, mi piacerebbe tanto, può cambiare le cose con la sua esperienza, l'Italia è fortissima in tanti sport olimpici. Io andrei con M&M: Malagò e Max". Infine, sul Real Madrid, Mourinho glissa: "Il mio prossimo traguardo è portare il Benfica in Champions". Infine sul Mondiale americano: "Mi piacerebbe vincesse il Portogallo, ma Carletto è Carletto. Il Brasile ce la può fare con lui, una cosa è una squadra è con Carlo, una senza. L'Argentina è una vera squadra, unita, compatto, hanno piacere a giocare per la Nazionale. Poi la Francia, ha tre squadre praticamente che possono competere. L'Inghilterra prima o poi arriverà. Sto pensando di fare vacanze fino ai quarti, ci sono troppe squadre, vanno lì solo per perdere. Fenomeno sociale incredibile, ma se parliamo di vero calcio ci sono squadre che vanno lì solo a passeggiare. Dai quarti inizia la festa". Mai banale.











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