Cinque anni dopo l’addio alle corse, Vale continua a muovere un sistema fatto di aziende, merchandising, piloti e nuove opportunità. I numeri raccontano un’eredità che non sembra affatto in declino
Èil suo butterfly effect privato. Cominciò trent’anni fa esatti, quando Valentino Rossi era solo un ragazzo figo con le meches che vinceva il suo primo Gran Premio nel Motomondiale. E continua ancora oggi che quel ragazzo è diventato uomo, poi un ex pilota, ora anche papà, e una sigla nell’oceano magmatico del marketing: VR46. È la Rossi-land, la valle incantata di questo apostolo della velocità. Il nome di Valentino genera ancora money, e tanti. Anche se lui non corre più sulle moto da bel un pezzo. La galassia delle sei società è arrivata nel 2025 a 45 milioni di euro come fatturato. Non è il valore del mondo Valentino né un fatturato consolidato, ma dà la misura del sistema economico che gli gira attorno. Facciamo economia spiccia, ci aiuterà a capire. Fin quando Vale è stato il re delle due ruote il business era lineare: lui correva, i fan compravano una passione. Quella per un pilota meraviglioso e unico. Simpatico, brillante, libero. Dal 2021, quando Vale ha messo la moto in garage, l’equazione si è fatta più complessa. Mette insieme sei aziende e più fatturati, con attività che guadagnano e altre che perdono pure. Non è un arcano, ma è giusto chiederselo: perché?








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