Montorfano: "Io, Vialli, il Mondo, Drago e Chiorri. La Cremo, amore di una vita"

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intervista

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L'ex difensore grigiorosso racconta i suoi sedici anni in campo a Cremona, prima di una ventina di stagioni in panchina fra settore giovanile e prima squadra: "Rimpianti? Nessuno. Quella Serie A era infinitamente meglio di adesso"

Lorenzo Topello

30 agosto - 19:26 - MILANO

Mario e Luca tentano qualche numero con le palline da tennis, in allenamento. Il palleggio riesce senza problemi e attira la curiosità del magazziniere della Cremonese, lo storico Taiso: "Forza, prova anche tu. Noi te le lanciamo, tu le controlli e provi a palleggiare". Mario e Luca si scambiano uno sguardo furbo, come fanno in campo: sono compagni di squadra e di stanza da mesi, l’esuberanza dei vent’anni li bacia in fronte. Il magazziniere, intanto, si prepara: gli lanciano una pallina, poi due, poi tre. Poi i due si guardano ancora: "Vai, è il momento". E il magazziniere si trova a dover stoppare un uovo, finendo per macchiarsi la fronte e la tuta. In cuor suo, forse, ride anche lui. Come Luca Vialli, da lassù, e Mario Montorfano, da quaggiù, a vedere di nuovo la loro Cremonese in Serie A. Uno per i grigiorossi è la superstar dell’attacco, il ragazzo prodigio che dopo la promozione finisce subito all’ambiziosa Samp di Mantovani. L’altro, Montorfano, resta a Cremona trentaquattro anni: settore giovanile, prima squadra, osservatore, allenatore del vivaio e poi della prima squadra. Dal suo album dei ricordi fanno capolino le risate di Juary, gli scherzi con Vialli, le sfuriate di Mondonico, un’illogica punizione di Alviero Chiorri. E anche una maglietta firmata Marco Van Basten: “Che signore, quella volta. E pensare che lo avevamo appena battuto…”.

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