Il tecnico spagnolo analizza il Mondiale: "Messi a 39 anni è sempre Messi, Ancelotti per il Brasile è un valore aggiunto. Non lo dico per amore di Napoli, ma peccato non vedere Kvara e Osimhen..."
Chi meglio di un uomo di mondo può raccontare un Mondiale guardandolo da dentro e non dal buco della serratura? Rafa Benitez non si è negato nulla, ha attraversato il calcio in lungo e in largo, l’ha girato ed evoluto tra Spagna, Inghilterra, Italia, Grecia e Cina, ha vinto senza risparmiarsi: la Liga, la Champions, l’Europa League, l’Intercontinentale e ora, dopo essere riuscito nell’impresa di trascinare il Panathinaikos dalle sofferenze del settimo posto ai playoff, ha scelto di osservare per ripartire.
Sarà un’estate di arricchimento con il Mondiale?
"Si scontrano continenti, si scopre sempre qualcosa".
Però arrivano sempre le stesse...
"E immagino sia così pure stavolta. Le superpotenze non falliscono".
Avrà una lista di gradimento.
"La Francia ha una quantità di talenti imponente, ne ha dovuto lasciare persino qualcuno a casa, da restare senza parole: Dembelé, Barcola, Doué, Thuram, Olise e Mbappè. Poi c’è la Spagna, per le stesse ragioni, perché ha Lamine Yamal e Nico Williams con un centrocampo da favola con Pedri e Rodri. Non si può ignorare la Germania, perché il passato conta, e men che meno l’Inghilterra di Bellingham o di Saka, di Gordon o di Rice".
Che cosa si aspetta?
"Di vedere buon calcio. Mi mancherà molto l’Italia, a me come al movimento internazionale, è una ferita per chiunque ami questo sport".
Ci siamo fermati alle europee...
"Nessun uomo di buon senso si permetterebbe di ignorare le sudamericane. L’Argentina ha un titolo da difendere; Messi è al suo sesto mondiale, compirà 39 anni ma è Messi; e ci sono protagonisti annunciati come Lautaro Martinez; e aggiungerei Enzo Fernandez, Simeone e Julian Alvarez. Poi il Brasile di Ancelotti: Carlo è una persona speciale, con cui ho uno splendido rapporto, ma ciò non incide nel giudizio, per lui parla la sua carriera. Di lui c’è da fidarsi. E Vinicius e Raphinha sono garanzie".
La sorpresa quale sarà?
"Mi viene da pensare al Marocco. Mi stuzzica la Norvegia di Halaand e di Odegaard. Ma del Senegal del “mio” Koulibaly ne vogliamo parlare? E poi come si fa a lasciar perdere l’Olanda, che in ogni settore ha almeno un leader di carattere internazionale: Van Djik in difesa, Reijnders, De Jong e Gravenberch in mezzo al campo, Dumfries esterno e Malen in attacco. Direi che c’è qualità, come ne ha, ed è da godersela, il Portogallo. Si fa fatica a non citarne tante, a non pensare alle asiatiche, al Giappone...".
Allenatori su cui farà convergere la propria attenzione?
"Mi chiede nomi e non mi tiro indietro: Ancelotti, Roberto Martinez, De la Fuente e Koeman".
Chi tra i grandi calciatori assenti le susciterà nostalgia?
"Troppo facile: Kvaratskhelia innanzitutto. E poi anche Osimhen, e non perché Napoli rappresenti per me un sentimento vero. Ma poi devo aggiungere Zielinski e Lewandoski, uno dei più grandi di sempre".
Come lo seguirà Benitez?
"Sarà complicato riuscire a introdurre idee clamorose, ma mi piace studiare tecnici e calciatori. Ancelotti è fonte di ispirazione. Koeman ha la sua Olanda e una personalità forte. Tuchel vuole tenere l’Inghilterra ad altissimi livelli, e ciò vale anche per De la Fuente e Deschamps".
Dopo avere allenato squadre prestigiose, una nazionale potrebbe essere un’ipotesi per Benitez?
"Mi intriga. Ma servono progetti seri, personalità forte e chiarezza per riuscire a imporli. È un discorso che va affrontato in profondità, confrontandosi con le strutture, pure con le leghe, e mettendo mano nei settori giovanili".
Troppo presto per parlare di altro, tipo di Serie A.
"Ci sarà il mercato che finirà per modificare la situazione attuale. Si ripartirà con la continuità dell’Inter campione che ha giustamente prolungato il contratto di Chivu, ma anche da quella del Napoli, a cui De Laurentiis ha ritagliato un ruolo internazionale e garantito autorevolezza con la scelta di Allegri, un vincente. La Roma di Gasperini resta un fattore, il Como è una meravigliosa realtà e Fabregas merita un applauso. Ma sbilanciarsi non sarebbe giusto. Sappiamo poco della Juve, ancor meno di un club come il Milan che, vedremo, riemergerà".









English (US) ·