La vicecampionessa del mondo di high diving si racconta: "Facevo tuffi tradizionali, poi ho scelto di andare sempre più in alto. Ma che spavento a Polignano a Mare..."
31 agosto - 13:36 - MILANO
Fuoriclasse nello sport e soprattutto nella vita. Molly Carlson vicecampionessa del mondo di high diving impegnata in questi giorni in Sardegna nella Aquatics High Diving World Cup e seguitissima sui social, ha saputo trasformare la paura e l’ansia di vivere in un messaggio positivo per migliaia di giovani con il suo movimento #BraveGang.
Dal trampolino olimpico all’high diving: cosa l’ha spinta ad abbandonare i “classici” tuffi da 10 metri per lanciarsi da altezze estreme come i 20 metri?
"Ho fatto tuffi tradizionali per 14 anni, dai 3 ai 10 metri di piattaforma, e mi sono davvero divertita. Ma ho sempre avuto questo sogno di rappresentare il Canada a livello internazionale, e arrivavo sempre quarta. Per rappresentare il Canada devi essere tra le prime due, quindi per me è stato tipo: 'Ok, è il momento di andare più in alto, vediamo cosa riesco a fare'. Durante il Covid sono passata all’high diving perché Montréal ha l’unica piattaforma da 20 metri al mondo. Abbiamo iniziato ad allenarci lì e mi è capitato di essere davvero brava e me ne sono innamorata, ed eccoci qui oggi".
Lei è diventata un’icona anche fuori dall’acqua, grazie al movimento #BraveGang: quanto è importante ispirare i giovani e condividere le sue sfide sui social?
"Amo assolutamente l’high diving e rappresentare il Canada, ma ho imparato che gran parte della mia motivazione viene dall’impatto che ho sugli altri. Io stessa lotto molto con l’ansia e la salute mentale, quindi ho voluto condividere tutti i miei alti e bassi col mondo, e ho raccolto oltre 6 milioni di follower condividendo questo lato molto, molto vulnerabile di me stessa. Voglio solo che tutti sappiano che non sono soli. Quando avevo 16 anni e facevo tuffi ero nervosa. Pensavo di dover essere perfetta, ma non è così. Ci passiamo tutti, e amo la mia community #BraveGang perché siamo tutti lì l’uno per l’altro".
Ha già raggiunto il podio più volte ai Mondiali, ma Rhiannan Iffland è imbattuta dal 2016: com’è sfidare una leggenda e cosa la motiva a cercare di interrompere il suo regno?
"Rhiannan è una grandissima avversaria nell’high diving. Mi ha ispirata per tanti anni a essere la mia versione più costante, a cercare di arrivare a quel livello. E si vede nei suoi occhi: si diverte ancora, e questo la rende così vincente. A me ci è voluto un sacco per capire: 'ok, qual è la mia gioia? Perché salto da queste altezze folli?' E penso che tutti possiamo imparare da lei che devi amarlo davvero per poter continuare a essere vincente. Quando la mia salute mentale è al minimo, non rendo bene. Quest’anno la mia ansia era davvero, davvero alta, e sono arrivata nona ai Mondiali perché sono scivolata dalla piattaforma. È stata un’estate davvero spaventosa. Quindi per me, solo il fatto di essere tornata qui e affrontarla di nuovo, mi rende fiera di me stessa per esserci riuscita. È una cosa davvero entusiasmante".
Polignano a Mare l’ha messa alla prova con uno dei momenti più difficili della sua carriera, con un incidente di cui ha parlato apertamente. Quanto è cambiato il suo rapporto con la paura?
"A Polignano a Mare ho affrontato uno dei giorni più spaventosi della mia vita. Sono scivolata da una piattaforma alta 22 metri. Era un tuffo che so fare molto bene, ma ho vissuto qualcosa di così traumatico e sono caduta. Dovevo fare quattro giri, ma ne ho fatti solo due. E sono semplicemente fiera di me stessa per essere riuscita ad atterrare in sicurezza. Ovviamente ho deciso di condividere tutto apertamente sui social. Voglio condividere con tutti ciò che è successo, perché se non ci sono per me nei miei giorni peggiori, allora non li voglio nei miei giorni migliori. È stato un percorso molto intenso tornare lassù, ma lo sto facendo ed è un atto di coraggio".
Qual è stato il momento più bello che ha vissuto dalla piattaforma, quello che porterà sempre nel cuore?
"Il ricordo più bello che ho dell’high diving è stato la prima volta che ho gareggiato, a Saint-Raphaël, in Francia. Avevo odiato il mio corpo per tanti anni. Ero un’adolescente, lottavo con un disturbo alimentare e pensavo di non poter essere me stessa. Ma appena sono entrata nell’high diving, mi sono guardata e ho amato chi ero. È stato un momento così speciale e ho fatto la mia migliore prestazione proprio perché avevo finalmente trovato l’amore per me stessa. E credo che tutti possiamo imparare da questo: più siamo gentili con noi stessi, più possiamo avere successo".
Lei è amatissima sui social: come vivi il rapporto diretto con i fans?
"Non ero sicura di come la mia vita sui social avrebbe influenzato quella da atleta, ma alla fine mi sta dando tanta forza. Non mi sento mai sola su quella piattaforma. Mi sembra di essere lassù circondata da tantissime persone che supportano la motivazione, la mia mentalità da sportiva… che supportano il coraggio, e so che non sarò mai più sola".
La Gazzetta dello Sport
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