La nonna di Introdacqua, in
Abruzzo, la vita con la moglie golfista nella calda Arizona, il
passaporto tricolore e le Olimpiadi a Livigno. Louie Philip Vito
III è un cosmopolita, un globetrotter, un abitante del mondo, ma
nel cuore è un autentico paisà. Si capisce già dal nome, Luigi
Filippo, come tutti i suoi avi. Il suo italiano è ancora
stentato - prende due lezioni a settimana ma a parlarlo si
blocca - ma gesticola proprio come Brenda Lodigiani alla
Cerimonia di Apertura. Non è scimmiottare la cultura
dell'Italia, è semplicemente avere l'Italia nel sangue. Una
famiglia di emigrati, a Rome, New York: un nome per non sentire
la lontananza.
I suoi terzi Giochi, i secondi con la squadra azzurra, i primi
in un posto che considera "casa". In gara nell'half pipe, una
disciplina per giovani che porta allo stremo schiena e
ginocchia, con il ruolo di decano: mai nessuno a 37 anni (ne
compierà 38 tra un mese) aveva gareggiato tra i salti alle
Olimpiadi. Lui ne è "super orgoglioso". Come di poter gareggiare
a Livigno, luogo iconico per lo snowboard. Come delle sue
origini, pianificando un viaggio con il padre, la sorella e la
moglie in Abruzzo. Come del fatto di gareggiare contro atleti
che ora hanno la metà dei suoi anni ma che sono cresciuti nel
suo mito: quando lui era uno snowboarder affermato (sette
medaglie ai Winter X Games, tra cui due ori), loro erano bambini
e gli chiedevano foto e autografi dando consigli ai genitori.
Facile immaginare il suo stato d'animo: vederli crescere in giro
per il mondo, averli ospitati a casa ed essere stato ospite, e
ora condividere con loro il palco più importante.
La gara di qualificazione tra poche ore. L'esito, in realtà,
conta poco. Livigno sarà la degna conclusione di un percorso con
una seconda vita ancora da scrivere. Probabilmente con un
trasferimento definitivo in Italia, forse in Toscana. Un cavallo
di ritorno.
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