La domanda un po' se la aspetta. Perché a Roma non si parla quasi d'altro. Quindi prima elenca lei i motivi per cui si ritiene "soddisfatta" di un G7 che ha riconfermato - e non era "scontato" - l'unità club dei grandi davanti alle crisi, dall'Ucraina al Medio Oriente. Quell'unità dell'occidente che per Giorgia Meloni resta la risposta più efficace davanti a sfide che non sono "astratte" ma incidono sulla vita dei cittadini. A partire dagli effetti delle guerre ma non solo. Poi arriva il quesito: Roberto Vannacci e il suo Futuro Nazionale possono stare dentro l'alleanza di centrodestra? E lì la premier sceglie di buttare la palla nell'altro campo, perché è l'ex generale "a porsi fuori" dalla coalizione. E in ogni caso, "la politica non è aritmetica", non si possono fare mere somme di forze che peraltro al momento, nel caso di FnV, sono pesate dai soli sondaggi.
Video Meloni: “Soddisfatta del G7, convergenze non scontate un'ottima notizia”
La domanda "non me la sono fatta", "non mi occupo di questa materia", insiste Meloni portando avanti, in sostanza, la narrazione del voto utile che da qualche giorno va predicando il centrodestra. E' Vannacci, è il ragionamento della premier, che votando sistematicamente contro "il primo governo di destra" non solo di pone fuori dalla coalizione ma è addirittura "funzionale" alla sinistra. Ma alle urne quello che conta è "avere governato bene". Quindi l'obiettivo rimane quello di arrivare fino a fine legislatura (che questo significhi un voto un poco anticipato a primavera, o alla scadenza naturale dopo l'estate ancora non è dato sapere) "e poi presentarmi serenamente agli italiani ed essere giudicata per il lavoro complessivo" fatto al governo. Sarà questo "a farmi vincere o perdere le elezioni", non un'alleanza "con questo o quello", mettendo insieme "tre, più quattro più cinque". Perché in politica "30 più 4" - numeri che secondo alcuni osservatori la premier non cita a caso, perché si avvicinano alle percentuali di FdI e di Futuro nazionale - "non fa necessariamente 34". Peraltro, è uno dei ragionamenti che si fa nel partito della premier, i sondaggi sul movimento dell'ex generale potrebbero essere sovrastimati e FnV andrebbe testato in solitaria, fuori dalla coalizione. Uno motivo in più, stando ai suoi, per non fermare la riforma della legge elettorale che con la sua spinta a coalizzarsi renderebbe ancora più attuale la narrazione del "voto utile". Secca la replica del generale via agenzie: "ma a chi sta parlando la premier? Se vuole parlare con me, mi contatti".
Nel frattempo bisogna occuparsi delle "sfide concrete" che riguardano "i problemi dei cittadini", assicura la premier tornando alla geopolitica nel corso della conferenza stampa che ha chiuso il suo quarto G7. Un vertice che rimarrà segnato da quello che è stato definito il "disgelo" con Donald Trump. "Ma noi abbiamo entrambi caratteri forti e difendiamo l'interesse nazionale", non c'è bisogno "che ci chiariamo quando non siamo d'accordo su qualcosa". Business as usual, insomma. Per un rapporto che secondo la premier è "immutato", nonostante le asperità degli ultimi mesi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump al G7
Anche le immagini diffuse da Palazzo Chigi la mostrano sorridente insieme al tycoon, con cui "siamo ripartiti da quello che si può fare nei prossimi mesi". Strette di mano e pacche sulle spalle. E certo pure "qualche battuta", ammette lei stessa, nella cornice di quell'"ottimo clima" tra i 7, certo "favorito" anche dai venti di pace in Medio Oriente. Ora bisognerà "implementare" l'accordo tra Usa e Iran, e vedere entro quale "cornice" si potrà dispiegare una missione dei volenterosi per proteggere la navigazione dello Stretto di Hormuz. L'Italia è pronta a fare la sua parte ma "è presto" per dire quando sarà chiesta l'autorizzazione al Parlamento. Nei prossimi giorni si vedrà. In parallelo non bisogna allentare la pressione su Mosca e continuare a sostenere Kiev. Meloni rilancia anche l'idea di un "mediatore europeo" che renderebbe più "efficace" la risposta comunitaria. E traccia un identikit che taglia fuori figure come Mario Draghi: "lo so dove volete arrivare", scherza la premier sul punto senza citare l'ex premier ma individuando un esponente di un paese europeo "medio-piccolo" (tra le ipotesi circolate c'è per esempio quella del presidente finlandese Alexander Stubb). Coi cronisti si lascia andare anche a una battuta sulle sigarette, abbandonate da un po': "Qui ho fatto notizia per quello e per la cravatta...ma ho smesso da un mese e avete bucato la notizia..." dice prima di congedarsi. E ripartire, dopo una rapida tappa a Roma, per Bruxelles.
La conferenza di Meloni
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2 giorni fa
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