Meloni: 'Non credo in un'azione militare Usa in Groenlandia e non la condividerei'

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"Io non credo nell'ipotesi che gli Usa avviino un'azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei" e "che non converrebbe a nessuno". Così la premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno, organizzata dall'Ordine dei giornalisti.

"L'ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia - ha sottolineato la premier - è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l''amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l'attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza. E' un'area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori straniere". 

A proposito dell'Ucraina, secondo Meloni, "non c'è un opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell'ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l'invio di soldati è perchè il principale strumento per le garanzie di pace è l'articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l'Ucraina. Poi l'invio dei soldati può essere un'idea, io non contesto chi lo vuole fare, ma non lo considero necessario. Mi pareva che su questo ci fosse la quasi unanimità del Parlamento, ora leggo che qualcuno nel Pd ha cambiato, se così formalizzeranno una proposta in Parlamento". 

"Non condivido il riferimento al veto putiniano di Salvini, è una lettura che considero un po' di parte. Ho già detto in varie occasioni che i dibattiti che si fanno all'interno della maggioranza particolarmente su Russia e Ucraina non sono dibattiti tra filorussi e ucraini, tra filoamericani e non so bene cosa...ho sempre pensato che i fili ce li hanno burattini mentre i politici i fili non li hanno" ha detto Meloni rispondendo a una domanda sull'ipotesi di invio di truppe italiane in Ucraina. 

Rispondendo alla prima delle 40 domande, la premier è intervenuta sul caso Trentini. "Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l'unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio", ha detto la presidente. "E' molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei". 

"Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa, voglio dire che il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l'Italia e il Venezuela", afferma la premier.

"Noi abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare". Detto ciò, "i risultati per me non sono sufficienti", dunque "questo è l'anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.

Aprendo il tradizionale appuntamento con la stampa Meloni -  dopo un applauso in omaggio alle vittime di Crans-Montana - ha ringraziato "il presidente dell'Ordine dei giornalisti Bartoli, il presidente Signore della Stampa parlamentare per avere organizzato questa conferenza stampa che oramai è diventata di inizio anno, abbiamo insieme dato vita a una tradizione nuova". 

"La libertà di stampa è il presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi democrazia" e va difesa, ha detto Meloni. La premier ha ricordato tutti i cronisti che lavorano "non solo in zone di guerra ma in tutti i territori oltraggiati dalla criminalità. Molti di loro nella storia recente hanno perso la vita. Bisogna rendere omaggio alla loro memoria. Sono contenta - ha aggiunto - del primo via libera alla pdl che istituisce una giornata in memoria dei giornalisti uccisi" che "ora è in discussione al Senato". 

 

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