Meglio in attacco che in difesa? Il Milan e i gol pesanti di Pavlovic

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Il centrale serbo è il quinto marcatore rossonero: a volte dietro pasticcia, ma Allegri ha saputo sfruttarne le doti offensive

Marco Pasotto

Giornalista

22 marzo - 14:16 - MILANO

Il Milan ha diversi difetti - altrimenti non avrebbe trascorso il campionato a inseguire la vetta -, ma spesso sa trovare il modo per arrangiarsi. Uscendo dal banale, dal convenzionale, arrivando all'obiettivo per vie traverse e sorprendenti. Quando si dice "far di necessità virtù", no? Succede così, per esempio, in zona gol. Il territorio che dovrebbe essere terreno di caccia per gli attaccanti, nel 2026 sta venendo frequentato con profitto da chi fa altri mestieri. La partita col Torino ha ulteriormente evidenziato la stortura: dei 20 gol rossoneri realizzati quest'anno, soltanto 8 sono arrivati dalle punte. Il 40 per cento, una miseria. Al resto ci hanno pensato gli altri, come contro i granata: Pavlovic, Rabiot e Fofana. Un difensore e due centrocampisti.

ancora margini

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È lecito chiedersi dove sarebbe il Milan se l'attacco facesse il suo dovere, ma intanto Allegri si gode le sue armi "improbabili". Un termine che non riguarda evidentemente Rabiot, ma calza a pennello su Pavlovic. Il serbo sta vivendo la stagione migliore della carriera con una crescita corposa e gratificante, lasciando anche la sensazione di avere margini di miglioramento ancora piuttosto ampi. Con quella al Toro siamo arrivati a quattro reti stagionali, tre delle quali decisive: alla Roma (tre punti preziosi contro una diretta concorrente per la Champions), alla Cremonese (nel finale di una partita balorda e bloccata) e al Torino, che ha sbloccato una gara fin lì giocata malamente dal Diavolo. Il fatto è che Pavlovic sotto porta ha un repertorio completo. È bravo di testa, e questo va da sé visto il ruolo primario. È valido negli inserimenti, e qui va dato atto ad Allegri di avergli cucito addosso un vestito tattico decisamente interessante. E, sebbene alle volte pasticci ancora un po' con la palla quando è sotto pressione, è valido anche tecnicamente: sa dribblare, sa fraseggiare nello stretto e sa calciare. Il sinistro al volo con cui ha infilato Paleari non è casuale: Pavlovic ha mirato e ha fatto esattamente ciò che aveva in testa. Ci ha provato perché sa di avere nelle corde determinate potenzialità. E probabilmente ha capito che per scardinare il Toro, visto che il gioco ristagnava (eufemismo), occorreva sparigliare le carte. Inventarsi qualcosa. Mettersi in proprio e tentare una giocata che in casa rossonera non è esattamente la specialità della casa. A parte qualche sortita di Rabiot, questo è un Milan che cerca quasi sempre l'ingresso del pallone in area. L'ultimo centro rossonero da fuori area è quello di Leao a San Siro col Como, ma è stato un pallonetto in contropiede, col portiere in uscita scriteriata. Pavlovic invece ha appena ricordato che si può segnare anche caricando la gamba con la forza.

sfacciato

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Nella crescita di Strahinja c'è tanto di Allegri. Un tecnico che l'ha subito piazzato al centro del progetto in una difesa estremamente bisognosa di ritrovare certezze e meccanismi. Difensore con licenza di incursore perché il serbo non ha solo la giusta dose di sfacciataggine, ma anche gamba. Il meccanismo tattico prevede che i suoi sganciamenti possano venire coperti dall'arretramento di uno dei due esterni, ma non è un obbligo: il Milan spesso imposta con una linea a quattro e quindi la copertura diventa automatica. Pavlovic è, senza alcun tipo di dubbio, il giocatore rossonero maggiormente cresciuto ed evoluto dalla scorsa stagione. Ovvero quando, sia con Fonseca che con Conceiçao, non trovava continuità e veniva esposto - assieme a tutto il reparto - a dei crimini tattici in fase difensiva. Un anno dopo, Strahinja si è ripreso tutto con gli interessi: adesso, oltre a essere più sicuro quando deve proteggere, è un valore aggiunto in zona gol. E' il quinto marcatore del Diavolo: la storia di un bomber tanto improbabile quanto prezioso.

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