Mboma: "Dall'illusione alla realtà, ecco perché l'Africa ha fallito. O si cambia o il futuro lo vedo male"

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Lo storico attaccante del Camerun analizza il cammino delle squadre africane negli Stati Uniti: "Deluso da Senegal e Costa D'Avorio, mi aspettavo di più"

Il bicchiere africano è mezzo vuoto, altro che. E, soprattutto, ha creato false aspettative che sono svanite in maniera repentina, il bicchiere si è svuotato in maniera tanto rapida che sembrava avesse un buco. Dieci nazionali al via, addirittura 9 al secondo turno, appena 2 agli ottavi: l’Egitto, di fronte all’Everest Argentina e il solito Marocco, di nuovo ai quarti come 4 anni fa, quando conquistò la prima semifinale Mondiale del continente. I Leoni dell’Atlas sono una certezza, il resto dell’Africa una delusione. Questo è quanto emerge da una ricca chiacchierata con Patrick Mboma, ex centravanti di Parma e Cagliari, tra le molte altre squadre, campione d’Africa e Olimpico col Camerun, stimato analista televisivo, qui ai Mondiali con New World Sport Tv per la quale ha commentato diverse partite delle nazionali africane.

Partiamo dall’euforia: il 90% delle 10 squadre passa il turno. 

“Si, giusto. Poi però vai a vedere e ci sono due dati rilevanti: le vittorie sono state solo 10, e la media punti 3,7, contro il 5,3 del Sudamerica e il 5,2 dell’Europa. E di quelle 10 vittorie 4 sono di due squadre, Marocco e Costa d’Avorio. Quindi le altre 8 nazionali in 24 partite hanno vinto solo 6 volte. E comunque una volta che abbiamo 9 squadre ai sedicesimi ti aspetti delle vittorie. E invece non ha vinto nessuno, perché le due che si sono qualificate per gli ottavi, Marocco ed Egitto, l’hanno fatto ai rigori quindi statisticamente con due pareggi”. 

Deluso? 

“Detto che ho grande rispetto per tutti diciamo che si, sono deluso da alcune squadre. Penso alla Costa d’Avorio e soprattutto al Senegal”. 

Due delle 3 squadre, l’altra è il Congo, che hanno concesso un gol all’86’. Siamo tornati indietro a Camerun-Inghilterra del ’90 o a Nigeria-Italia del ’94? 

“È chiaro che c’è un problema di mentalità. Evidentemente nazionali più solide di testa sentono che possono approfittare della debolezza mentale delle squadre africane. Non mi aspettavo una cosa del genere dal Senegal, e sinceramente non ho ancora capito cosa sia successo col Belgio. Mi dispiace dirlo ma penso che tanto Emerse Fae come Pape Thiaw, i ct di Costa d’Avorio e Senegal, abbiano sbagliato, evidenziando una mancanza di esperienza”.

I motivi? 

“Se guardiamo indietro vediamo qualche exploit isolato delle nazionali africane ai Mondiali, ma non c’è continuità di risultati per l’intero movimento. La causa è semplice: l’Africa, che ha 54 federazioni, ha sempre avuto pochissimi posti rispetto all’Europa e alla altissima percentuale di qualificate che ha il Sudamerica. A parte in Sudafrica nel 2010 ne abbiamo mandate sempre 5, e nemmeno da tanti anni. L’esperienza si acquisisce sul campo, e a questo livello la cosa vale ancora di più. Detto ciò, abbiamo una grande eccezione”. 

Il Marocco. 

“Esatto. La dimostrazione che con organizzazione, preparazione, lavoro, si possono ottenere grandi risultati. Io come camerunese sono molto geloso in questo senso: noi al Mondiale dell’82 facciamo 3 pareggi, due contro Italia e Polonia, vincitrice e semifinalista. Se avessimo iniziato a costruire qualcosa di solido lì, 44 anni fa, oggi saremmo una potenza mondiale. E invece non ci siamo nemmeno qualificati”. 

Come vede il futuro? 

“Male, se non ci sono dei cambi radicali”.

A cosa si deve il successo del Marocco? 

“All’Accademia Mohamed VI. Da lì hanno iniziato a programmare il futuro, 15 anni fa. E i risultati sono stati eccezionali: la semifinale nel 22, i quarti qui, la vittoria al Mondiale Under 20, il successo nel calcio femminile, vanno forte con tutto il movimento”. 

E perché questo modello di successo non può essere riprodotto in altri Paesi africani? 

“Perché c’è un problema politico, non c’è stabilità a livello di Federazioni e Ministeri, i dirigenti cambiano continuamente, ed economico: quegli stessi dirigenti pensano a fare pochi soldi subito senza pensare che potrebbero farne molti di più ragionando a medio o lungo termine. Il Marocco si distingue anche per una grande stabilità politica e federale. E poi pensiamo alle Accademie: i giocatori africani che crescono calcisticamente in Europa sono di grande valore. Perché non si possono impiantare Accademie in Africa, dove curare e sgrezzare in loco il talento naturale dei nostri giocatori? Se lo facessimo avremmo qualità e identità. E risultati”. 

Faccio un collegamento: il 64% dei giocatori africani convocati per questo Mondiale è nato in Europa.

“Si. E infatti stiamo perdendo la nostra identità, che non può essere tutelata e sviluppata con giocatori europei. Le basi, le fondamenta, vanno costruite a casa nostra, non in Europa”. 

Cosa pensa dell’exploit di Capo Verde? 

“Sensazionale, ci hanno fatto sognare. Però di nuovo se vogliamo analizzarlo in maniera meno emotiva e più pratica, Capo Verde non ha vinto una sola delle 4 partite giocate. Torno a parlare di forza mentale e di mentalità vincente, torno a pensare al Senegal che all’85’ vince 2-0 col Belgio e va fuori. Non possiamo vivere solo di sogni infranti, bisogna vincere”. 

Vede un’africana alzare la Coppa del Mondo a breve? 

“Se il Marocco batte la Francia nei quarti, si. Ma è una piccola possibilità. Altrimenti il Marocco potrà provarci nel 2030, in casa. Per il resto siamo lontanissimi dalla costruzione di qualcosa di solido sul lungo periodo”.

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