Mbappé: "Non penso a Messi. Dopo il gol ho abbracciato Deschamps perché..."

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Il fenomeno francese è arrivato a 18 gol ai Mondiali, uno in meno di Leo: "Qui l’obiettivo non è personale, ma collettivo"

Francia e Argentina si possono incontrare solo in finale, come quattro anni fa, e lì Kylian Mbappé dà appuntamento a Leo Messi. Per giocarsi non solo il titolo ma anche la Scarpa d’Oro, il premio al miglior marcatore. Il francese con la Svezia ha segnato la sua terza doppietta in quattro partite raggiungendo l’argentino in vetta alla classifica cannonieri: sono 6 pari (con Harry Kane e Erling Haaland a 5) e 19 a 18 per Messi nella graduatoria all-time. I 16 centri di Miro Klose polverizzati, con Mbappé che è già il migliore tra gli europei. Messi però i suoi 19 gol li ha fatti in 29 partite sparse su 6 Mondiali, il “Kyller” in 18, quindi uno a gara, in tre edizioni.

I suoi numeri si gonfiano partita dopo partita. Il record di reti in Coppa del Mondo rappresenta uno stimolo in più per continuare a guidare questo gruppo verso il grande obiettivo?

"No, no. No, no. Lo ripeto sempre, l’obiettivo qui non è personale, è collettivo: andare il più lontano possibile, tornare in questo stadio il 19 luglio per giocare la finale e provare a vincere. Affrontiamo una tappa alla volta. Poi è chiaro che io dal giorno del mio debutto ho cercato di far gol e di far bene, ma sono super sicuro che Leo (Messi, ndr) segnerà ancora dei gol quindi non guardo i numeri, la classifica marcatori, ma penso all’avversario che dobbiamo affrontare e resto focalizzato sull’obiettivo principale che è arrivare alla finale". 

Vogliamo arrivare in finale e vincere. L'obiettivo è collettivo. Non penso ai gol e a Messi"

Mbappé sul Mondiale

Come fa a segnare tanto?

"Non saprei. È chiaro che tutti parlano di statistiche e anche io ho la tv, però veramente, io sono concentrato solo su come poter aiutare la squadra, su come poter tornare qui in New Jersey il 19 luglio. So perfettamente la rilevanza che riveste un Mondiale per una nazione, e ripeto da quando ho iniziato a giocare con questa maglia che il mio obiettivo è quello di fare la storia del mio Paese. L’ho fatto già una volta, quando abbiamo vinto nel 2018, sono stato vicino a rifarlo in Qatar e ora ho una nuova opportunità e sono qui per dare tutto ciò che ho in corpo per far sì che tutti i francesi siano orgogliosi di noi, della nostra squadra, del nostro gruppo e che noi giocatori possiamo restare nella storia del nostro Paese". 

Guardandola da fuori questa Francia fa davvero impressione. 

"L’idea era quella di arrivare al torneo con il maggior numero di automatismi registrati, con tutti gli elementi della rosa ben inseriti nel meccanismo di gruppo generale. Abbiamo lavorato tra giocatori e staff per capire come potevamo migliorare la nostra forza, cercare di rendere ognuno di noi più compatibile al gruppo, di regolare i movimenti offensivi mantenendo l’equilibrio della squadra, e ora continueremo a lavorare sotto questo aspetto in vista della sfida con il Paraguay negli ottavi". 

Dove potete migliorare? 

"Il nostro gioco è fluido, ma tutto ovviamente è perfettibile. La cosa migliore per me è che sentiamo di avere sempre la possibilità di far gol, di andare in vantaggio". 

L’urgenza dell’eliminazione diretta cambia il vostro atteggiamento e l’ambiente nel gruppo? 

"Non molto, sinceramente. È chiaro che l’approccio alla singola gara è differente ma c’era parecchia pressione anche nelle partite del girone. È chiaro che ora è un’altra storia, nel gruppo puoi passare anche perdendo, la pressione aumenta ma sta a noi maneggiarla. In questo gruppo ci sono diversi giocatori che hanno già vissuto situazioni analoghe, e chi invece è al primo Mondiale ha comunque le qualità necessarie per superare gli ostacoli che ci vengono offerti dal calendario. Parlo di gestione delle emozioni, dello stress, dell’angoscia generata da un possibile ritorno a casa prematuro, ma non ho dubbi sul fatto che questo gruppo è perfettamente cosciente di ciò che si gioca e siamo pronti ad ogni eventualità". 

Dopo il gol è andato subito ad abbracciare il ct Didier Deschamps. 

"Mi sembra normale, e la cosa vale per tutta la nostra squadra. Eravamo tutti lì ad abbracciarlo e mi pare fondamentale e naturale: ci sono delle cose che sono più importanti di una Coppa del Mondo. Ma questo è il Dna di questo gruppo, andiamo tutti nella stessa direzione, siamo saldati l’uno all’altro e ovviamente siamo tutti con il coach e volevamo fargli sentire che non è solo qui". 

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