Maldini-Malagò, la frattura era insanabile. Paolo chiedeva autonomia e sul ct visioni troppo lontane

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Il numero uno della Figc ha preso atto della decisione di Paolo e Leonardo: non c’erano più fiducia e condivisione. Domenica sera era stato l'ex capitano del Milan a comunicare a Pirlo l’impossibilità di procedere

Carlo Tagliagambe

Giornalista

28 luglio - 07:41 - MILANO

Sedici giorni. Se non è un record, poco ci manca. L’avventura in Nazionale di Paolo Maldini e Leonardo sarà ricordata per una celerità senza precedenti nella storia del calcio italiano. Ma anche per le tante polemiche che hanno segnato l’intera vicenda, dall’inizio alla fine. A cominciare da una trattativa complessa, durata settimane, per trovare l’intesa. Una fragile intesa, verrebbe da dire, visto che tutti i nodi emersi in sede di negoziazione si sono poi ripresentati - puntualissimi - al momento di tirare le fila. Altro che “condivisione”. Troppo distanti le visioni, presenti e future, delle due parti: Malagò puntava su un profilo d’esperienza per ottenere risultati immediati, Maldini e Leonardo a costruire in casa il commissario tecnico del domani. Su queste basi, trovare una sintesi sembrava quasi una missione impossibile. E infatti così è stato. Al netto dei tentativi per Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, che avrebbero ovviamente messo d’accordo tutti. Una volta incassati i rifiuti dei due top della panchina, però, la situazione è rapidamente degenerata. Fino alla resa dei conti di ieri, quando Maldini e Leonardo hanno approcciato Malagò con piglio deciso, minacciando le dimissioni e chiedendo delucidazioni in merito alla bocciatura di Andrea Pirlo. Domenica sera era toccato all’ormai ex direttore tecnico, non senza imbarazzo, comunicargli l’impossibilità a procedere, dopo giorni passati a gettare le basi per l’Italia del futuro. 

sponsor

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Il presidente federale ha fatto il punto della situazione, spiegando ai due dirigenti che la candidatura di Pirlo - già ritenuta poco convincente da un punto di vista tecnico - non avrebbe superato facilmente la tagliola della politica e dell’opinione pubblica. In più, ha posto anche un tema legato agli sponsor, già in fuga dopo le tre esclusioni consecutive dai mondiali. Troppo alto il rischio per il numero uno della Figc, che ha ribadito, vista la gravità della situazione in cui versa il nostro calcio, l’urgenza di puntare su un allenatore affermato e non su una scommessa. Tradotto: più che idee nuove, servono risultati immediati. Un punto che ha reso insanabile la frattura tra le parti. 

soluzione

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Tutti i tentativi di mediazione, a quel punto, sono caduti nel vuoto. Sul tavolo della trattativa sarebbero comparsi altri nomi, da Thiago Motta a De Rossi, senza però mai arrivare a dama. Malagò avrebbe rilanciato la soluzione più ovvia: affidarsi a uno tra Mancini e Conte, ex commissari tecnici ed entrambi disponibili. Il primo proposto dal presidente stesso, il secondo dalla Lega. Nomi che però, come è noto, Maldini e Leonardo non hanno mai preso davvero in considerazione. La stessa “questione di opportunità” sollevata da Malagò su Pirlo, i due dirigenti l’avrebbero posta su Mancini e sul suo precipitoso addio alla Nazionale nel 2023. Per quanto riguarda Conte, invece, le perplessità erano legate sia al tipo di calcio applicato, sia all’attitudine a cambiare squadra ogni biennio. Un rischio troppo alto, a quattro anni dal Mondiale. 

fiducia

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Così si è arrivati alla presa di coscienza. Maldini e Leonardo hanno ribadito al presidente federale quanto avevano già fatto trapelare nelle ultime ore: inutile andare avanti senza autonomia decisionale e fiducia reciproca. Qualcosa del tipo "non siamo noi le persone giuste per questo progetto". Un epilogo amaro, ma inevitabile: Malagò non ha potuto far altro che prenderne atto. Non senza dispiacere, visto che si era speso in prima persona per il loro approdo in federazione. Ora però, è tutto da rifare: dalla scelta del direttore tecnico a quella del nuovo ct. Prima però ci sarà da ufficializzare il divorzio da Maldini e Leonardo. Si parla di rescissione consensuale: forse, almeno su questo, si è riusciti a trovare un accordo.

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