Malagò e Abete, dai settori giovanili al decreto crescita: i programmi dei due candidati a confronto

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Dal decreto Crescita, pubblicità sulle scommesse e lavoro sui settori giovanili alla riforma dei campionati e la continuità con Gravina del presidente della Lnd: ecco gli obiettivi dei due rivali per la guida della Federcalcio

Alessandra Gozzini, Elisabetta Esposito

14 aprile - 07:41 - MILANO

Giovanni Malagò e Giancarlo Abete sono i due candidati alla presidenza della Figc dopo le dimissioni di Gabriele Gravina seguite all'eliminazione dell'Italia dalla corsa per il Mondiale. Ecco i programmi dei due candidati a confronto.

il programma di malagò

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È lunedì il giorno. Il candidato Malagò farà visita ai club negli uffici milanesi della Lega. Riunione informale o assemblea poco cambia, la sostanza è che si discuterà di programmi. La Serie A ha già steso il proprio documento, Malagò porterà altre idee e tre priorità assolute.

campioni e appeal

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La prima. In caso di elezione, il primo tema da trattare con il governo sarà la reintroduzione del Decreto Crescita o qualcosa, con un altro nome, che abbia la stessa funzione: incentivare l’acquisto di grandi giocatori dall’estero. Una possibilità di agevolazione fiscale che era stata abolita dal gennaio 2024 e che in precedenza aveva permesso di far arrivare in Serie A campioni con stipendi consistenti: un modo per attirare giocatori di livello internazionale che con la loro stessa presenza restituivano visibilità e appeal al torneo. Strumento che non aveva comportato un sacrificio economico con la garanzia, al contrario, di un gettito consistente per lo stato. I numeri avevano poi dimostrato come l’abolizione del Decreto non avesse portato a una diminuzione del numero di stranieri arrivati in Italia. Semmai aveva inciso sulla qualità calcistica (più bassa) di chi veniva acquistato.

scommesse

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Due: la cancellazione del divieto di pubblicità sul betting. E, sempre a proposito di scommesse, l’introduzione di una percentuale destinata al calcio sui ricavi derivati dalle scommesse sulle stesse partite. Basta guardarsi intorno: nel resto d’Europa e negli Stati Uniti le sponsorizzazioni sono assolutamente consentite. Collegato a questo tema, c’è la quota sulle scommesse realizzate puntando sugli stessi eventi generati dal calcio che i club vorrebbero far rientrare nel sistema. In Italia la raccolta del solo 2024 da scommesse sportive ha raggiunto i 22,8 miliardi di euro. Di questi quasi 23 miliardi, 16,1 vengono dal calcio. L’1% sarebbero 160 milioni. Quota che recentemente potrebbe essere ulteriormente cresciuta.

settori giovanili

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Che fare poi con questi ricavi? Si entra qui in parte del terzo punto. Un contributo simile, unito o in sostituzione di altri sostegni fiscali, sarebbe utilissimo da reinvestire sui settori giovanili e sulle infrastrutture (anche di base) in modo da rendere il calcio sempre più accessibile a tutti. Una defiscalizzazione per incentivare il lavoro sui ragazzi sarebbe una misura sensata con l’obiettivo di valorizzare le società che puntano sui giovani o nelle infrastrutture per i vivai. Società che così lavorerebbero per il proprio futuro ma anche per il futuro del calcio italiano e della Nazionale.

il programma di abete

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Abete dopo l'annuncio della candidatura ha tracciato alcune linee guida di quello che sarà il suo programma elettorale. L’impressione è che voglia dare una certa continuità al lavoro di Gabriele Gravina, visto che cita diverse volte la famosa relazione con cui l’ultimo presidente si è congedato "su cui io voglio ritornare, in primis le problematiche afferenti le libere scelte delle società sull’utilizzo dei giovani e la loro valorizzazione all’estero". Problemi e possibili soluzioni dunque, che "riguardano varie aree". Il primo fronte riguarda criticità da risolvere in autonomia dalle singole Leghe: Abete, dopo aver fatto riferimento a un deficit tecnico del nostro calcio (rimandando dunque al recente progetto del settore giovanile di Gravina) ricorda in particolare "la bassa percentuale di minutaggio in Serie A dei giocatori selezionabili per le nazionali, completamente diversa da quella del 2006 e il 49° posto su 50 relativamente all’utilizzo degli Under 21 nella massima serie". E ancora: "Il calcio è fatto anche da chi rappresenta la base e quindi pure le politiche di sviluppo dell’attività giovanile".

la riforma dei campionati

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Un altro fronte è quello che le componenti dovranno risolvere insieme, come "un professionismo ipertrofico rispetto agli altri paesi", facendo riferimento dunque alla riforma dei campionati. Non ne definisce la rotta, ma sottolinea "la difficoltà per il numero eccessivo delle società". Insomma, come ha fatto Gravina nel suo documento, anche Abete sa che senza una certa unità d’intenti tra le componenti sarà faticoso attuarla.

gli aiuti dal governo

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Il numero uno della Lnd parla poi della "necessità di avere un’interlocuzione positiva con il governo. Questo significa supporto agli investimenti per gli stadi, Tax Credit e altri sgravi fiscali, la possibilità di utilizzare la pubblicità relativa alle scommesse (ovvero l’abolizione del Decreto Dignità del 2018, ndr) e una disponibilità in relazione alle scommesse (il famoso Diritto di scommessa che riconosce a chi organizza un evento su cui si punta una piccola percentuale della raccolta, ndr)". Abete conclude: "Noi dobbiamo segmentare questo tipo di realtà e vedere con le componenti tecniche (Assoallenatori e Assocalciatori, ndr) che cosa possiamo fare sul versante degli aspetti di crescita in termini tecnici e con le altre affrontare le nostre problematiche interne, quindi società professionistiche, struttura dei campionati, sostenibilità. Poi c’è l’autodeterminazione delle componenti e il rapporto con il governo e con il parlamento".

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