Longevità estrema: il segreto dei meccanismi biologici è... nei brasiliani

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 il segreto dei meccanismi biologici è... nei brasiliani

La straordinaria diversità genetica del Brasile potrebbe aiutarci a comprendere i segreti biologici della longevità estrema

Daniele Particelli

1 febbraio - 10:24 - MILANO

Il segreto per vivere oltre i 110 anni potrebbe nascondersi in un patrimonio genetico tanto ricco quanto poco esplorato. Lo suggerisce una nuova analisi pubblicata sulla rivista Genomic Psychiatry, che punta i riflettori sul Brasile come un laboratorio naturale privilegiato per comprendere i meccanismi biologici della longevità estrema.

Lo studio, coordinato da Mayana Zatz dell'Universidade de São Paulo, si basa su una delle coorti più ampie e dettagliate al mondo di centenari e supercentenari: il campione comprende oltre 160 persone con più di 100 anni, tra cui 20 supercentenari con età validate, cioè individui che hanno superato i 110 anni. Tra questi figurano dei casi emblematici, come quello di suor Inah Canabarro Lucas, morta nel 2025 a 116 anni, e l’uomo vivente più anziano al mondo, oggi 113enne.

Brasile, un patrimonio genetico unico al mondo

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Secondo i ricercatori, il valore scientifico della coorte brasiliana risiede soprattutto nella sua straordinaria diversità genetica: la popolazione del Brasile è il risultato di secoli di mescolanza tra popolazioni indigene, europee, africane e asiatiche, un intreccio che rende questo Paese molto diverso dalle popolazioni più omogenee su cui si concentrano tradizionalmente gli studi genetici.

"Questo vuoto è particolarmente limitante nella ricerca sulla longevità", ha sottolineato Mateus Vidigal de Castro, primo autore dello studio e ricercatore del Centro di ricerca sul genoma umano e sulle cellule staminali dell’Universidade de São Paulo. I supercentenari di popolazioni geneticamente miste, spiega il professore, "possono ospitare varianti protettive che semplicemente non emergono negli studi condotti su gruppi più uniformi dal punto di vista genetico".

Sistema immunitario “giovane” in corpi molto anziani

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Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’analisi riguarda il funzionamento del sistema immunitario. Nei supercentenari brasiliani, i ricercatori hanno osservato firme biologiche tipiche di individui molto più giovani. In particolare, risultano efficienti i meccanismi di autofagia, cioè il sistema di "riciclaggio" cellulare, e la proteostasi, l’insieme dei processi che mantengono le proteine cellulari in equilibrio e funzionanti.

A colpire i ricercatori è stata anche la resilienza dimostrata di fronte a eventi potenzialmente letali. Alcuni dei supercentenari inclusi nello studio hanno superato l'infezione da COVD-19 nel 2020, prima della disponibilità dei vaccini, sviluppando risposte anticorpali robuste nonostante l’età estremamente avanzata, un dato che rafforza l’idea di un sistema immunitario non solo longevo, ma anche altamente funzionale.

"Studiare questi individui significa capire non solo perché alcune persone vivono più a lungo, ma come riescono a rimanere funzionali e resilienti fino a età estreme", ha spiegato Mayana Zatz, secondo la quale ricerche come questa potrebbero avere delle ricadute concrete anche sulla medicina di precisione: identificare varianti genetiche protettive e percorsi biologici associati alla resilienza estrema potrebbe aiutarci, in futuro, a sviluppare strategie preventive personalizzate, capaci non tanto di allungare indefinitamente la vita, quanto di estendere gli anni vissuti in buona salute.

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