Lo storico autista del Milan: "Baresi, aura totale. Una volta mi disse che potevo allenare persino io"

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Antonio Cipolletta ha guidato il pullman rossonero per 32 anni vivendo da vicino l'epopea del Diavolo: "Franco era un gigante, il ministro della difesa"

Tutti hanno storie da raccontare, specialmente se sei l'autista più titolato al mondo. Antonio Cipolletta ha guidato il pullman del Milan dal 1981 al 2013: ben 32 anni macinando chilometri in Italia, in Europa, nel mondo. Un po' come essere una mosca, capace di ascoltare tutto senza mai svelare i segreti del successo. La scomparsa di Franco Baresi ha toccato profondamente anche lui, che oggi lo ricorda come un "difensore dall'aura incalcolabile".

Chi è stato Franco Baresi per lei?

"Franco Baresi è stato il numero uno, il vero ministro della difesa del Milan. Per me è stato anche un amico, dopo aver trascorso tantissimi anni al servizio della squadra. Sorrideva spesso, ma quando arrivava il momento di concentrarsi entrava completamente nella partita: da quel momento era impossibile distrarlo". 

Aveva un posto assegnato sul pullman?

"Quando saliva sul pullman si capiva subito che aria tirasse. Entrava sempre dallo sportello posteriore, mai da quello anteriore. Non dava mai l'impressione di voler sembrare migliore degli altri. Parlava con i compagni con la serietà che lo ha sempre contraddistinto. Era un leader silenzioso, rispettato veramente da tutti". 

Una frase che ricorda ancora?

"Sul pullman, prima delle partite, ognuno era già concentrato sulla gara. Ricordo ancora una battuta ai tempi di Arrigo Sacchi: 'Se tu andassi in panchina al posto del mister non ci sarebbero problemi. Tanto il Milan vincerebbe lo stesso'. Era il suo modo di scherzare con me, una frase che mi è rimasta impressa. Ma mi faccia dire una cosa". 

Prego...

"Il vero burlone era Daniele Massaro: mi faceva scherzi persino mentre ero al volante" (ride ndr.).

Baresi o Maldini?

"Baresi e Paolo Maldini sono stati due giganti del Milan. Ma Franco era davvero il ministro della difesa. Sapeva perfettamente quando dare le direttive alla linea arretrata: bastava un suo gesto per far capire ai compagni quale fosse la sua volontà e quella dell’allenatore. Di tutta la difesa era lui a comandare, con un’autorità naturale che non aveva bisogno di alzare la voce".

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