Il c.t. più anziano della storia dei Mondiali (78 anni) guida l'allegra truppa caraibica che gioca un bel calcio e non ha nulla da perdere. E se segna, fa gol anche per il turismo
Altro che carrozza. La Cenerentola del Mondiale ha deciso di arrivare al suo gran ballo con uno scuolabus: colorato di azzurro, senza finestrini, coi giocatori che battevano le braccia sulla carrozzeria a ritmo di musica. Curaçao ha scelto la semplicità per il perfetto debutto del paese più piccolo ad aver mai raggiunto il torneo calcistico coi suoi poco più di 158.000 abitanti. Curaçao è un’isola nel mar dei Caraibi, 65 chilometri a nord delle coste del Venezuela, diventato dopo un referendum nel 2010 uno stato autonomo all’interno del regno dei Paesi Bassi, che copre un’area equivalente a 443 chilometri quadrati, più o meno un terzo dell’area urbana di Roma. Nonostante le sue dimensioni e l’idea che sia la Cenerentola del gruppo E con Germania, Ecuador e Costa d’Avorio, Curaçao ha tutte le intenzioni di farsi notare, come ha fatto nelle qualificazioni mondiali chiuse da imbattuta. Il motivo più grande per cui questa debuttante si è convinta di potersi far notare durante il suo ballo Mondiale è il ct che la guida, Dick Advocaat.
Il guru
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“Il piccolo generale”, l’uomo che a novembre ha regalato a Curaçao la certezza di questa sua storica prima volta, al Mondiale batterà il record di ct più vecchio di sempre, coi suoi 78 anni (il primato per ora appartiene ancora a Otto Rehhagel, che aveva 71 anni quando ha guidato la Grecia nel 2010). A febbraio aveva lasciato la nazionale, deciso a prendersi cura della figlia malata. Lo aveva rimpiazzato il 63enne Fred Rutten, al timone nelle amichevoli di marzo chiuse con le disastrose sconfitte con Australia (5-1) e Cina (2-0): i risultati preoccupanti, il miglioramento delle condizioni della figlia di Advocaat e, dicono i rumors sull’isola, le pressioni di giocatori e sponsor, hanno portato al suo ritorno in tempo per il Mondiale. Advocaat al torneo che tutti sognano di giocare c’è già stato due volte, con la sua natia Olanda nel 1994, portata fino ai quarti di finale dove si è arresa al Brasile poi campione, e nel 2006 con la Corea del Sud. A Curaçao ha portato la sua esperienza, le sue idee di gioco, un calcio basato sul possesso palla che hanno permesso quello che tutti sull’isola considerano un piccolo miracolo. "Vogliamo continuare a giocare a modo nostro anche al Mondiale — ha detto alla vigilia il 37enne portiere Eloy Room —, ma dovremo adattarci perché verosimilmente avremo la palla meno dei nostri avversari. Vogliamo comunque sfruttare i nostri punti di forza e mostrare che possiamo giocare un buon calcio".
Il piano
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Curaçao ne ha fatta di strada, per arrivare al Mondiale. Una delle conseguenze del referendum sull’autonomia del 2010 è stata quella di poter formare una federazione calcistica, parte della Fifa dal 2011. Poi è cominciato un piano di reclutamento, fondato sulla ricerca di giocatori nati in Olanda con radici a Curaçao, pronti a scegliere la nazionale dell’isola anziché inseguire il sogno Oranje. È quello che hanno fatto Leandro e Juninho Bacuna, una delle 7 coppie di fratelli al Mondiale. Sono entrambi nati a Groningen, Leandro ha anche accumulato 96 presenze in Premier in carriera tra Aston Villa e Cardiff City. Per Curaçao, anche a 34 anni, è il capitano, il leader, la stella che non disdegna di aiutare con i bagagli e di mantenere forte una presenza nella comunità. Con i fratelli Bacuna in mezzo al campo gioca Livano Comenencia, 23enne nell’ultima stagione allo Zurigo ma che per due anni si è fatto le ossa nella Next Gen della Juve.
La festa
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A Curaçao, la festa per lo storico debutto mondiale di domenica a Houston, contro la Germania, è già pronta. In tremila voleranno dall’isola in Texas con voli charter per seguire dal vivo l’esordio dei Blue Wave, l’onda blu che è il soprannome della squadra. Gli altri resteranno nell’isola, a fare il tifo e a capire se la squadra di calcio nel torneo più importante e mediatico del mondo avrà come conseguenza la scoperta di Curaçao e benefici per il turismo, il pilastro dell’economia di un’isola che fino a non poco tempo fa cercava di promuoversi come il segreto meglio conservato dei Caraibi. La generazione di calciatori che ha portato Curaçao al primo Mondiale della sua storia non sarà nata sulle spiagge cristalline dell’isola, ma ora ne è diventata il simbolo sportivo. Quella che, a bordo di uno scuolabus e con un coach santone a guidarla, ha messo Curaçao sulla mappa. Non solo del calcio.









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