Le Invincibili di Velasco sognano Istanbul. Sylla: "Se vinciamo gli Europei niente gelato per tre mesi"

1 giorno fa 5

Le azzurre non perdono da giugno 2024. Orro: "Non ci poniamo limiti: se uno inizia a metterseli, il rischio è smettere di crescere". Egonu: "La qualità della squadra sta aumentando"

Andrea Barilaro

Giornalista

15 agosto - 13:20 - MILANO

Ci sono tre ragazzine alla rete di pallavolo del parco. La prima: "Io faccio l’opposto, sono Paola Egonu". La seconda: "Io faccio la schiacciatrice, sono Myriam Sylla". La terza: "Io faccio la palleggiatrice, sono Alessia Orro". Egonu, Sylla e Orro, le Didì-Vavà-Pelé della nostra pallavolo. Per gli aggettivi vale tutto: la Gen Z le definirebbe iconiche e se non ci credete fatevi un giro su Instagram. Chi non bazzica sui social si limiterebbe a parlare di fuoriclasse e metterebbe d’accordo un po’ tutti. Il mondo ce le invidia, l’Italia se le tiene strette perché se l’Europeo andrà bene, benissimo o male, molto dipenderà dalle alzate di Alessia e dalle martellate di Paola e Myriam.

verso l'europeo

—  

La bussola delle azzurre punta a Göteborg, sud della Svezia: da lì inizierà l’operazione Europeo, l’unico titolo che manca alle Invincibili di Julio Velasco dopo Olimpiade e Mondiale. L’ultimo dei tre ori continentali risale al 2021: il ct era Davide Mazzanti e le sole "superstiti" di quella squadra sono Anna Danesi, Sarah Fahr e le tre fuoriclasse, Egonu, Sylla e Orro. "Quella del 2021 è stata un’estate particolare perché avevamo vissuto emozioni molto diverse", racconta Paola. "Venivamo dal grande dispiacere dopo l’eliminazione dai Giochi di Tokyo, però ci eravamo rimesse in gioco e vincere contro la Serbia, in più a Belgrado, era stato bellissimo. Sono ricordi che mi scaldano davvero il cuore".

sognando istanbul

—  

Il girone richiede attenzione: la Svezia gioca in casa e punterà tutto su Isabelle Haak, opposto campionessa di tutto con Conegliano; la Francia è in crescita e infatti al Mondiale si è arresa solo al Brasile; Croazia (il nostro esordio il 21 agosto), Montenegro e Slovacchia sulla carta sono inferiori ma guai a sottovalutarle. Sporgendosi in avanti e con tutti gli scongiuri del caso, la finale sarà il 6 settembre a Istanbul: città del Galatasaray di Sylla, del Fenerbahce di Orro e anche del VakifBank, casa di Egonu nella stagione 2022-23 prima del trasferimento a Milano. E insomma, volendoci vedere un po’ di poesia... "Sono curiosa di capire come andrà questo Europeo, il gruppo in parte è nuovo e dunque scopriremo cosa ci aspetta", spiega Sylla, che per l’occasione è lei a passare la palla a Orro, puntuale e precisa nell’attacco: "Sì, sarebbe bello vincere anche con queste ragazze, però sappiamo che non basta desiderarlo: il trionfo bisogna costruirselo ogni giorno in palestra". E ancora, sempre la palleggiatrice sarda, miglior giocatrice all’ultimo Mondiale: "Non ci poniamo limiti: se uno inizia a metterseli, il rischio è smettere di crescere".

ma quale pancia piena...

—  

Immaginate studiare giorno e notte per l’esame di Diritto Penale e portare a casa un bel trenta, poi tocca a Diritto Privato e via di lode. Quindi arriva un più leggero Sociologia del Diritto e tocca stare sull’attenti perché il rischio di "pancia piena" è dietro l’angolo. Per le azzurre di Velasco sarà più o meno così: dopo una storica Olimpiade e il Mondiale a chiudere il cerchio, arriva l’Europeo che assomiglia a quell’esame un filo più semplice e forse meno prestigioso. Da qui la domanda: le Invincibili hanno la pancia piena? Risposta: macché. Riceve Sylla: "Pancia piena? No, mai! Partiamo sempre come fossimo una squadra che non ha vinto niente. So che sembra strano da dire, però, quando entriamo in palestra, non pensiamo a quello che è stato, bensì a quello che dovrà essere". Alza Orro: "Non vedo una squadra appagata, anzi. C’è entusiasmo, una sana competizione e tanta voglia di rimettersi in gioco. Ce lo ha detto anche il ct: dobbiamo dimenticare il passato e ripartire da zero". Schiaccia Egonu: "Se avessimo la pancia piena non saremmo qui. Ciò che è passato è passato, non conta niente: abbiamo fame, non siamo giocatrici che si accontentano". Morale: guai a parlare di pancia piena.

LE NOSTRE (EX) INVINCIBILI

—  

Invincibili? Nì. La guastafeste ha tre nomi e due cognomi: Ana Cristina Menezes Oliveira de Souza, ventiduenne brasiliana e schiacciatrice del Fenerbahce. Segni particolari? È stato un suo attacco dalla seconda linea a interrompere la striscia di vittorie delle azzurre di Velasco. Era il 7 giugno, si giocava all’Arena Nilson Nelson di Brasilia - una sorta di Bombonera del volley - e il Brasile s’era messo l’abito della domenica: mancava solo Gabi, mentre l’Italia - nota mica tanto a margine - era orfana di quasi tutte le big. Risultato? Brasile-Italia 3-2, lo stesso della semifinale di luglio. Per la serie: anche le Invincibili possono perdere. Però "la striscia di vittorie non era l’obiettivo: vogliamo sempre performare al meglio e portare a casa il risultato", commenta Sylla. "Se poi questo significa vincere tante partite di fila... tanto meglio". Le fa da eco Orro: "Sì, la striscia si è interrotta, ma ci abbiamo pensato poco. I numeri fanno piacere perché raccontano un percorso importante. Se un giorno qualcuno batterà il nostro primato saremo le prime a complimentarsi". A proposito di numeri, le azzurre di Velasco non perdevano da 735 giorni: l’ultima sconfitta risaliva al primo giugno 2024, praticamente una vita fa. Sempre contro il Brasile, sempre in Nations League. Da allora, 39 vittorie di fila, due Nations League, l’Olimpiade di Parigi e uno storico Mondiale. Perdonate? Perdonate. Anche se... "Perdere tira il culo", spiega Egonu senza chissà quanti giri di parole. "Velasco ci ha detto che è una cosa normale, la realtà è questa e non quella dell’estate olimpica di Parigi in cui abbiamo perso solo un set. In più la qualità delle squadre sta aumentando: però questo non ci deve spaventare, bensì spronare".

POPOLO DI PALLAVOLISTI

—  

L’Italia: popolo di poeti, santi, navigatori. E okay. Aggiornamento al 2026: popolo di tennisti (grazie Sinner), piloti (grazie Antonelli) e... pallavolisti. E se i sessanta milioni di ct della Nazionale di calcio sono in letargo dal 2014, le ragazze di Velasco - insieme agli azzurri di De Giorgi - hanno fatto scendere in campo altrettanti coach di volley. "Sentiamo molto questo affetto", spiega Egonu. "Il fatto che ci seguano giovani, adulti e anziani è davvero bellissimo. Ed è anche uno dei motivi per cui giochiamo: trasmettere emozioni tramite lo sport è un grosso privilegio". Volleymania, dunque. "E ce ne accorgiamo soprattutto quando siamo in giro", commenta Orro. "Capita che ci fermino persone che fino a poco tempo fa non seguivano la pallavolo: far avvicinare qualcuno al nostro sport è una soddisfazione enorme". Il senso di tutto nelle parole di Sylla: "Siamo riuscite a entrare nelle case degli italiani, anche di quelli che non sono così vicini alla pallavolo. È bello, ci trasmettono davvero tanto amore". Momento nostalgia: cosa si racconterà delle azzurre di Velasco tra dieci, venti, trent’anni? "Mi piacerebbe che si dicesse che eravamo una squadra vera, in cui ognuna in campo dava tutto per la compagna che aveva accanto. Benissimo le vittorie, però credo che il legame che abbiamo creato sia la cosa più importante", racconta Orro. Avviso ai naviganti: se mai vi trovaste faccia a faccia con Myriam Sylla, meglio stare alla larga dalla parola invincibile. "Sono molto umile, quindi essere descritta come invincibile mi mette un po’ in imbarazzo! (Sorride) Vorrei semplicemente che venissimo ricordate come un gruppo di atlete con la A maiuscola, che si è unito e compattato per raggiungere i propri sogni e obiettivi. E mi piacerebbe che venga riconosciuto il fatto che, compattate e con un grande condottiero, siamo riuscite a scalare le montagne!".

i fioretti

—  

Angolo fioretti: "Se vinciamo l’Europeo...". Mentre Paola ringrazia e passa allegramente, Alessia lo schiva con astuzia: "Meglio non promettere troppo! Ho imparato che questi fioretti portano sempre un po’ di pressione. Prima di tutto dobbiamo pensare a giocare bene e dare tutto. Poi, se dovessimo vincere, un modo di festeggiare lo troveremo sicuramente...". E Myriam? "Non è che ho una grandissima voglia di farlo, eh", ammette, pronta a schivarlo come l’amica Orro. Poi il colpo di scena: si ferma, ci ripensa e alla fine regala il titolo: "Allora: se vinciamo l’Europeo posso non mangiare il gelato dopo cena per tre mesi. Ma tre mesi e basta eh!". E immaginare il freezer di Myriam pieno zeppo di gelati sigillati non sarebbe affatto male: tutti d’accordo, no?

Leggi l’intero articolo