Durante le partite sempre prende appunti e sono scattati i meme sul famoso manga. Ma dietro l'allenatore del Giappone c'è una ferita che riporta alla guerra...
28 giugno - 13:06 - HOUSTON (USA)
Hajime Moriyasu, c.t. del Giappone, anima inquieta tormentata da ricordi, è sbarcato negli Stati Uniti con una valigia bella pesante, di quelle che sfiorano il limite consentito. Dentro, c’erano i taccuini su cui prende appunti ogni partita e i libri, tanti libri. Uno su tutti: “Note su Hiroshima” di Kenzaburo Oe, premio Nobel per la letteratura, dove spicca la frase che l’ha fatto piangere al debutto con l’Olanda: “Le bombe atomiche sono una ferita aperta su tutto il genere umano”.
NAGASAKI
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Moriyasu è uno dei più coinvolti: nato a Nagasaki, cresciuto a Hiroshima - dove ha giocato e allenato - quando gli chiedono il senso di questo percorso risponde allo stesso modo, cioè che quanto accaduto l’ha segnato. “Da ragazzo, quando leggevo le storie legate alle atomiche, pensavo alla forza della pace”. E a quanto siano profondi legami e ricordi. Suo padre viveva nella periferia di Nagasaki. Il 9 agosto 1945, il giorno in cui gli Stati Uniti sganciarono la seconda bomba, vide da lontano il fungo atomico. Perse dozzine di amici e parenti in un pugno di secondi, come tanti altri. I cronisti giapponesi hanno ipotizzato che le lacrime del debutto fossero legate a questo. Karl Bruckner, romanziere austriaco, scrisse “Il gran sole di Hiroshima”. Racconta l’esplosione vista dagli occhi di due bambini. Il papà di Moriyasu era uno di loro.
HIROSHIMA
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Suo figlio è cresciuto coi suoi silenzi. Prima di scegliere la via del calcio era un asso del baseball, sport molto popolare in Giappone, ma il talento ha scelto un'altra strada. Adolescenza non facile la sua: da ragazzino fu costretto a cambiare scuola perché fu vittima di bullismo. Al liceo rischiò l’espulsione perché trattava lo studio con superficialità e non dedicava la giusta attenzione. Bandiera del Sanfrecce Hiroshima, chiamata così perché unisce la parola “san” - tre - e l’italiano “frecce”, nel 1994, da giocatore, mancò una storica qualificazione al mondiale americano coi samurai blu, dov'era titolare. La chiamano “la tragedia di Doha”. Il giorno in cui il Giappone pianse per il calcio: colpa del carneade Jaffar Omran, il difensore iracheno che infilò Miura e compagni al 94esimo: 2-2. E niente mondiali. Da allenatore ha avuto più soddisfazioni: nel 2022 fu eliminato agli ottavi dalla Croazia, mentre il 29 sfiderà il Brasile a Houston ai sedicesimi.
leggende
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Hajime guida i giapponesi dal 2018. Ha centrato la finale di Coppa d’Asia nel 2019 - ko col Qatar - e trascinato i samurai ai sedicesimi con due pareggi contro Olanda e Svezia e un 4-0 alla Tunisia. Attorno al suo nome circolano fotomontaggi e maledizioni. Se scrivete “Moriyasu death note” troverete delle foto inquietanti, con una sorta di demone dagli occhi giallo ocra che spunta alle sue spalle. Il tutto mentre il c.t. prende appunti come se nulla fosse. Dietro c’è una storia nata nel 2022, dopo i successi contro Spagna e Germania, e riproposta quest’anno. Il soprannome dell’allenatore è "Light Yagami", il protagonista di Death Note, un manga dalla trama semplice. Light, un liceale brillante ma un filo noioso, cupo, trova un per caso un quaderno abbandonato nel mondo dei mortali da uno “shinigami", un dio della morte. Il succo è che qualsiasi nome ci sia scritto in quelle pagine, muore. A condizione che chi ci mette mano immagini e disegni il volto della persona. Quattro anni fa i giapponesi hanno ricollegato il taccuino del c.t. al libro dello studente, e le nazionali di Spagna e Germania alle persone “da eliminare”, sportivamente parlando. Da qui la nomea di Moriyasu come allenatore “ammazza-grandi”. L’ultimo appunto è un’altra storia nefasta: il Giappone non è mai andato oltre gli ottavi, cioè la quarta partita: 2002, 2010, 2018, 2022. Quattro, in giapponese, si dice “shi”, che vuol dire anche “morte”. Contro la Croazia, quattro anni fa, uscirono al quarto rigore. Il filo è lungo e lega tutto. L’arma segreta è il taccuino: chissà se c'è già scritto "Carletto".








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