Lawson, Horner: "Via dalla Red Bull perché temevamo per la sua salute"

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Il team principal della Red Bull spiega la decisione di rimandare il pilota in Racing Bulls: "Ci siamo accorti che stava soffrendo, i suoi ingegneri erano preoccupati"

Luigi Perna

Giornalista

2 aprile 2025 (modifica alle 21:20) - MILANO

In una Formula 1 abituata a considerare i piloti come robot, c’è qualcuno che per la prima volta parla di disagio. Lo fa Christian Horner, il team principal della Red Bull, parlando della vicenda che riguarda Liam Lawson, il giovane pilota neozelandese promosso in prima squadra alla fine del 2024 e rispedito quest’anno alla Racing Bulls dopo appena due gare. A quanto pare, non è solo l’impietoso confronto con un alieno come Max Verstappen ad avere spinto i vertici della squadra ad adottare questa decisione, né la necessità di raccogliere punti preziosi nella corsa al titolo costruttori. Stavolta, a sentire Horner, ci sarebbe dell’altro. 

Ci siamo accorti che Liam stava soffrendo, schiacciato dalla pressione che aveva addosso, tanto che i suoi ingegneri sono venuti a dirmi che erano preoccupati per la sua salute”, ha dichiarato al quotidiano inglese The Telegraph. Evidentemente qualcuno si è accorto che sotto la tuta da pilota c’era un ragazzo da tutelare, che rischiava contraccolpi psicologici. Un quasi debuttante disorientato di fronte a una sfida diventata più grande di lui. 

In fondo, lo aveva fatto intendere anche lo spietato talent scout Helmut Marko, in uno slancio compassionevole piuttosto insolito per lui: “Mi dispiace aver visto Liam in difficoltà, perché è un ottimo pilota, abbiamo voluto salvargli la carriera. Ripartire dalla Racing Bulls potrà aiutarlo. In tutti questi anni, solo Verstappen è riuscito a domare la nostra macchina. E per un rookie questo è risultato ancora più complicato. Non avevamo scelta e abbiamo agito in fretta”. 

Se fosse davvero così, sarebbe un inedito per la Red Bull, abituata a lanciare talenti precoci e poi a bruciarli con la stessa velocità di una Formula 1. È stata la dura scuola da cui sono venuti fuori grandi piloti come Sebastian Vettel, Daniel Ricciardo e Max Verstappen. Una sorta di educazione spartana delle corse. 

Ora tocca al piccolo giapponese Yuki Tsunoda, che era stato bocciato l’anno scorso a favore di Lawson, cogliere l’occasione di guidare la Red Bull dal GP di casa a Suzuka, dimostrando di essere all’altezza. Auguri. “Mi dispiace, perché avrei voluto avere qualche gara in più per dimostrare quello che valgo, ma il tempo non c’era. È stato tutto complicato, dall’incidente nelle prove di Melbourne alle qualifiche difficili della Cina, non me l’aspettavo. Per me è stato uno shock che sia finita così”, ha ammesso Lawson. “Per Liam non è la fine, crediamo nel suo talento e sono certo che tornerà a brillare”, ha aggiunto Horner. 

In quanto a Verstappen, involontario carnefice di un altro compagno di squadra dopo il messicano Sergio Perez, avrebbe voluto un altro esito della vicenda. Convinto che Lawson fosse da Red Bull. Lo ha fatto capire sui social e lo ha detto ai capi, senza essere ascoltato. Forse un altro segnale, al di là dei messaggi di riappacificazione usciti dal meeting con il team prima del Giappone, che il suo futuro nel 2026 sarà lontano da Milton Keynes.

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