racconto
Contenuto premium
Il tecnico ha rimesso il centro sportivo al centro del mondo rossonero: nuove regole, collegialità e un lavoro tattico che ha portato il Diavolo ad avere la difesa migliore d'Europa
Non dovrebbe essere così, perché si parla di persone adulte, ma a volte un gruppo di lavoro collocato in un contesto privo di regole chiare diventa come una quinta elementare con la supplente: ognuno va per conto proprio e fa più o meno quel che gli pare. Quando, undici anni e mezzo dopo, Massimiliano Allegri ha rimesso piede a Milanello è stato grossomodo questo lo scenario che si è ritrovato di fronte. C'era da ricostruire tutto: fiducia, autostima, tattica e comportamenti. Ecco perché Max fin dal primo giorno ha rimesso Milanello al centro di tutto l'ambito sportivo. Ripristinando i ritiri pre partita - si dorme a Carnago, pronti per l'ultimissima sgambata della mattina di partita (quando si gioca in casa, ovviamente) -, ripristinando i doppi allenamenti (ce ne sono anche adesso che la stagione è ormai entrata nell'ultimo spicchio), ripristinando un regolamento interno fondato sulla collegialità - anche a tavola - e non su gruppetti all'interno del gruppo. Allegri ha fuso tutti questi aspetti, trasformando Milanello in un laboratorio in cui ricreare dna, senso d'appartenenza, valori collettivi e ovviamente una narrazione tattica in grado di conseguire gli obiettivi aziendali. Quello primario, Allegri lo ha ripetuto sino alla sfinimento: tornare in Champions.








English (US) ·