Dalla Virginia ai record del mondo, il percorso statunitense della 19enne azzurra tra studio, amicizie e una nuova quotidianità a stelle e strisce
Da Savigliano a Charlottesville, da quella bambina che “in acqua era come un sughero” (come ha raccontato Elena Colombo, una delle sue prime allenatrici) ai due record del mondo nei 50 dorso. C’è molto dell’esperienza negli Stati Uniti nel nuovo status raggiunto da Sara Curtis all’interno del nuoto italiano e internazionale: dall’estate scorsa, infatti, la 19enne cuneese vive, studia e si allena all’università della Virginia, nella grande scuola della velocità americana, sotto la guida di quel Todd DeSorbo (origini italiane) mentore di Gretchen Walsh, Kate Douglass e Claire Curzan.
american dream
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È stata proprio Walsh (due ori olimpici, undici titoli mondiali, sei primati del mondo individuali più altri quattro con le staffette) una delle prime a contattarla per trasferirsi dall’altra parte dell’oceano, ha raccontato più volte Curtis. L’incrocio durante i Mondiali in vasca corta del 2024 a Budapest, un corteggiamento via social e, pochi mesi dopo, la decisione dell’azzurra di lasciare l’Italia e il suo storico allenatore Thomas Maggiora (che continua comunque a collaborare con DeSorbo) per cambiare vita e tentare l’avventura negli Usa. Il 18 aprile 2025, via Instagram, è arrivato l’annuncio ufficiale: “Andrò al college! Sono così felice di annunciare il mio impegno per continuare il percorso natatorio e accademico all’università della Virginia. Vorrei ringraziare la mia famiglia, gli amici e gli allenatori per avermi sostenuto in questa decisione. Sono incredibilmente grata per questa fantastica opportunità e non vedo l’ora di iniziare questa avventura ad agosto. Forza Hoos!”.
Rookie of the Year
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A Charlotteville Curtis ha scelto subito di studiare psicologia (a chi non ha ancora le idee chiare sul proprio futuro, invece, le università americane permettono anche un biennio senza esami troppo specifici per poi decidere più avanti) e si allena nove volte alla settimana in piscina, quattro in palestra e due con il lavoro a secco, fuori dalla vasca. La competizione interna, altissima, ha di certo contribuito a farle raggiungere i tempi nuotati a Parigi: “In America c’è un ambiente molto competitivo: si gareggia ogni giorno anche in allenamento. Sono tutti motivati, c’è una mentalità forte. Mi hanno fatto sentire parte del gruppo sin da subito”. A metà marzo la velocista italiana ha partecipato alla sesta vittoria consecutiva dell’università della Virginia nel campionato Ncaa di Divisione I, il massimo livello del nuoto collegiale statunitense. Alla fine dell’anno è stata eletta dal college "Rookie of the Year", miglior matricola della stagione.
fuori dalla vasca
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Curtis divide la stanza con la coetanea bosniaca Lana Pudar, già medaglia di bronzo mondiale nei 200 farfalla a Doha 2024, e insieme hanno visto il triste (per l’Italia) spareggio playoff per la qualificazione agli ultimi Mondiali di calcio. Anche il rapporto con le altre nuotatrici della squadra è ottimo, tanto che Gretchen Walsh ha deciso di farsi accompagnare da lei in un giro turistico per le strade di Roma durante l’ultimo Trofeo Settecolli. In questi magici giorni parigini l’università della Virginia le ha dedicato diversi articoli sul proprio sito ufficiale sottolineando che si tratta della “prima nuotatrice nera, uomini compresi, a detenere un record mondiale individuale nel nuoto in vasca lunga”. Curtis ripartirà per gli Usa alla fine di agosto: i suoi genitori non sono ancora mai andati a trovarla, ma dovrebbero farlo l’anno prossimo. In America, tra il nuoto, lo studio e le partite di football, la vita è “come nei film”. Con un solo aspetto negativo: la cottura della pasta.








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