La rivoluzione di Malagò: "Diana Bianchedi capodelegazione della Nazionale. Mancini? Non siamo amici"

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Il presidente Figc: "Ecco perché abbiamo scelto Diana per gli Azzurri. Roberto il ct più giusto, sento un’energia positiva"

Guglielmo Buccheri

Giornalista

9 agosto 2026 (modifica alle 00:03) - MILANO

Riavvolgere il nastro dei primi cinquanta giorni di Giovanni Malagò alla guida del calcio italiano è un bel rompicapo. E, soprattutto, diventa una missione (quasi) impossibile perché il mondo azzurro è in movimento, un moto perpetuo, un’onda lunga e imprevedibile. Cosa c’entra la rivoluzione culturale dentro ad un universo, spesso, fermo e insensibile al cambiamento? C’entra nella maniera in cui il nome del capodelegazione della Nazionale è Diana Bianchedi.

Una scelta che suona come un contropiede... tutti in attesa, tutti sorpresi. 

"Una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani: il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte, Diana (Bianchedi, ndr) gode di prestigio e credibilità internazionale, bicampionessa olimpica, un curriculum fatto di studi e specializzazioni, laurea in medicina, master sportivi e manageriali, ruolo apicale in Milano Cortina e vicepresidente vicaria del Coni...".

Rivoluzione, appunto... 

"Rivoluzione culturale, direi. Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell’Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi...".

Ranieri, Zola, Mancini e, ora la Bianchedi. Il cerchio si chiude. 

"Sento energia e positività. Sento che ci sono le premesse per fare qualcosa di importante".

Un cerchio che si sarebbe potuto chiudere in modo diverso... ha più sentito Paolo Maldini, direttore tecnico per due settimane? 

"Lo incontrerò dopo le vacanze. La decisione, sua e di Leonardo, di fare un passo indietro rientra in quella che io chiamo linearità di comportamento... è andata così".

Così anche per la sua intransigenza sul caso Pirlo. 

"Era tutto fatto, credetemi. Tutto pronto per l’annuncio, poi la storia della collaborazione di Andrea (Pirlo, ndr) con un sito di scommesse russo. Cosa avrei dovuto fare? Non ci ho dormito, ma, alla fine, sono convinto di aver preso la decisione più opportuna".

Con Pirlo era tutto fatto, poi è uscita la storia della Russia. Non ci ho formito ma sono convinto d'aver preso la decisione più opportuna

Giovanni Malagò

"Abbiamo parlato con Guardiola...". Perché raccontarlo se, per citare Trapattoni, il gatto non era ancora nel sacco? 

"E perché non farlo quando la pista Guardiola era diventata di dominio pubblico? Provare a portare Pep sulla panchina azzurra rispondeva a una precisa filosofia calcistica di Paolo e Leo: proprio voi, sulla Gazzetta, siete usciti, in tempi non sospetti, con i rumor sulla possibilità che Guardiola accettasse il ruolo da ct. Siamo nel 2026, se cominciano a girare foto di Maldini e Leonardo a Barcellona, il dado è tratto, nascondere l’evidenza diventa impossibile".

Da Guardiola a Pirlo a Mancini. L’amico del Circolo Aniene... 

"Il ct giusto e condiviso con Claudio (Ranieri, ndr). Giusto perché Mancini conosce l’ambiente, conosce gran parte dei ragazzi azzurri, sa dove girarsi per valorizzare il talento giovane. A proposito dei giocatori, in molti, in quelle ore, mi hanno scritto per dirmi che sarebbe stato il ct migliore, non c’è solo il messaggio di Donnarumma di cui vi ho già parlato".

E la vostra amicizia? 

"Ci conosciamo, da tempo. Abbiamo giocato un paio di partite tra 'vecchietti' al circolo, ma non ci siamo mai frequentati. Si tratta di una narrazione che va così, ma che non ha senso tirare fuori per spiegare una scelta, la più logica in questo momento". 

"Ciao Roberto... te la senti di tornare?". È andata così? 

"Più o meno. L’ho chiamato solo dopo che era finita la partita con Pirlo. 'Sì, me la sento', la sua risposta, e se la sentiva anche di rispondere alle domande sulla rottura del rapporto con la federazione per andare in Arabia. Una cosa fatemela dire: ha firmato il contratto in meno di due minuti, quasi senza leggerlo".

I club di Serie A hanno fatto il tifo per lei fin dal primo minuto dopo averla candidata alla presidenza. E i club tifano anche per Conte ct... 

"Non tutti, a dire la verità. Ma la maggioranza sì, è vero, volevano che scegliessimo Antonio".

La sua scelta finale si può leggere come la volontà di segnare un confine indipendente? 

"Si deve leggere come ho detto: Mancini è il ct giusto. Ma fatemi ringraziare Conte, per le parole che ha sempre detto, per l’atteggiamento di chi vuole il bene della Nazionale: noi non lo abbiamo mai contattato".

Fatemi ringraziare Conte, per le parole che ha sempre detto, per l’atteggiamento di chi vuole il bene della Nazionale: noi non lo abbiamo mai contattato

Giovanni Malagò

Cinquanta giorni e un bel rompicapo con giravolte improvvise e imprevedibili. Alla fine chi l’ha fatta la brutta figura? 

"Si riferisce all’uscita del ministro Abodi? Con Andrea ci siamo parlati dopo queste uscite: guardare avanti è la nostra, comune, intenzione, valorizzare gli aspetti che ci vedono lavorare fianco a fianco".

Quel "Malagò è come il Marchese del Grillo...", non l’ha ferita? 

"Non sono tipo che si mette a replicare ad ogni cosa... io e Abodi dobbiamo pensare a questioni di sistema".

Il ministro per lo Sport Andrea Abodi e il nuovo presidente della Figc Giovanni Malagò dopo l’incontro escono dagli uffici del ministero a Largo Pietro di Brazzà per il punto stampa, Roma, 25 giugno 2026. ANSA / MASSIMO PERCOSSI

A proposito di sistema. A che punto saremo dopo i primi 100 giorni quando un cronoprogramma, di solito, annuncia gli obiettivi? 

"Non dobbiamo dimenticarci che questa nuova governance è partita a metà legislatura e in un mese, quello di fine giugno, troppo a ridosso dell’inizio della stagione: prassi vuole che si vada al voto tra gennaio e febbraio...".

Come si concilia l’orizzonte temporale di sei anni, da lei annunciato, con i risultati del campo? 

"Con quanto detto all’inizio di questa chiacchierata: si torna alla rivoluzione culturale, che non significa non dare peso a ciò che ci aspetta, a cominciare dalla Nations League di fine settembre, ma, allo stesso tempo, dobbiamo rivolgere lo sguardo alla base, ai giovani che rappresentano il futuro. So che davanti abbiamo l’Europeo 2028, il Mondiale 2030 e l’Europeo 2032, ma so anche che dall’eliminazione con la Bosnia ad oggi non sono sbocciati dei fenomeni a cui pensare".

Euro 2032... noi e la Turchia paesi organizzatori, i turchi con gli stadi pronti, noi solo con l’Allianz Stadium in regola con tutti i parametri richiesti. 

"Non sono preoccupato, ma sono uno di quelli che non vuole perdere nemmeno un secondo, che vuole stare sempre sul pezzo. Non lo perderemo grazie alla collaborazione di tutti i soggetti in campo".

Giovanni Malagò, presidente del CONI, durante la presentazione nel Salone dOnore del Coni del 76° Open dItalia di Golf, Roma, 30 settembre 2019. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Oltre Torino ci sono... 

"Non spetta a me dirlo, ma agli uffici tecnici. Certo potrebbe accadere di avere dentro la lista le cinque grandi città italiane, Torino, Milano, Roma, Firenze e Napoli".

Ultimo flash. La sorte di Infantino al vertice della Fifa? 

"Noi siamo l’Italia e l’Italia è legata in modo indissolubile con l’Uefa".

Diana Bianchedi chiude un cerchio. Magico? Culturalmente innovativo, per ora può bastare. 

"Sento un’aria positiva, un’energia nuova. Sono ottimista". Palla al campo, non solo da gioco.

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