Ala fantasiosa, venne arrestato una mattina del 1942 ad Amsterdam perché uscito senza la stella gialla ed è tra le vittime dell'Olocausto
La storia di Edward "Eddy" Hamel, come quella di Arpad Weisz (Inter, Bologna) e di altri sportivi vittime dell'Olocausto, è nota. La ripetiamo, come si ripetono le preghiere, nel Giorno della Memoria. Eddy è nato a New York nel 1902, figlio di olandesi che rientrano in patria nel 1903. Il padre Mozes taglia i diamanti. Esuberante talento dell'Amsterdamsche FC, Eddy sfonda a pallonate le finestre dello spogliatoio rivale: l'Ajax. Il custode lo prende per un orecchio e lo immerge in un torrente gelato. Poi però l'Ajax gli dà una maglia. I tifosi si innamorarono immediatamente di quell'ala fantasiosa. Fondano un club tutto per lui che da un tempo all'altro si sposta per stare più vicino ai suoi dribbling. Lo chiamano il "Giovane Montone". Vince e diverte. Primo ebreo nella storia del club. Una mattina del '42 viene arrestato perché uscito senza la stella gialla. Moglie, figli e genitori vengono sterminati subito dai nazisti. Lui spedito ad Auschwitz. Un giorno, l'inglese Leon Greenman, compagno di lavori forzati e di camerata, gli fa notare preoccupato: "Hai la faccia gonfia". Un ascesso. All'ispezione, Eddy passa dalla fila dei lavoratori a quella diretta alle docce a gas. Esce dal camino di un forno crematorio. Al 145 di Rijstraat, Amsterdam, c'è una pietra d'inciampo che lo ricorda. Ricordo e memoria non sono la stessa cosa. Il ricordo di un quadro lo perdiamo nel tempo. La memoria è portarci dietro il quadro per arredare il presente. Celebrare la memoria degli orrori della Storia, per evitare di ripeterli, è un dovere di tutti. Ancora più urgente nei tempi bui che stiamo attraversando.










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